Cronaca

Matera: Sprecata acqua alla Diga San Giuliano, la denuncia Cia

20 marzo 2026, 22:06 6 min di lettura
Matera: Sprecata acqua alla Diga San Giuliano, la denuncia Cia Immagine da Wikimedia Commons Matera
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La Cia Due Mari Taranto-Brindisi denuncia uno sversamento massiccio di acqua dalla Diga San Giuliano, definendolo uno spreco inaccettabile. L'organizzazione chiede alla Regione Puglia di investire in infrastrutture per trattenere l'acqua in eccesso, soprattutto in periodi di abbondanza, per far fronte alla futura scarsità idrica.

Diga San Giuliano: sversamenti d'acqua, la Cia denuncia spreco

La Cia Due Mari Taranto-Brindisi ha inviato una nota urgente ai vertici della Regione Puglia. La richiesta è chiara: stanziare fondi per opere idrauliche. L'obiettivo è trattenere l'acqua in eccesso durante eventi eccezionali. Si vuole così porre fine agli scarichi in mare. Questa pratica, secondo l'organizzazione, rappresenta uno spreco di una risorsa sempre più preziosa.

La missiva è firmata dal direttore Vito Rubino e dal presidente Giannicola D’Amico. È indirizzata al governatore Antonio Decaro. Ricevono il messaggio anche l'assessore all'Agricoltura Francesco Paolicelli. L'assessore alle Risorse Idriche Raffaele Piemontese è anch'egli destinatario.

L'organizzazione agricola solleva un problema. Riguarda la Diga di San Giuliano, situata in Basilicata. La situazione è definita incresciosa e paradossale. Dalle prime ore del 18 marzo scorso, si assiste a uno sversamento continuo. L'acqua viene scaricata inutilmente in mare. Il volume è di circa 50 metri cubi al secondo.

Spreco idrico: la Cia chiede interventi urgenti

La Cia sottolinea un punto fondamentale. L'operazione di scarico è necessaria per la sicurezza dei territori a valle. Le abbondanti piogge hanno innalzato i livelli. Raggiungere i limiti massimi consentiti è un obbligo. Tuttavia, l'organizzazione ritiene inaccettabile questo spreco. La carenza idrica è una realtà sempre più marcata.

Viene sprecato un quantitativo importante di acqua. Questa risorsa non può essere incanalata per un uso futuro. Si perde l'opportunità di utilizzarla nei mesi estivi. La nota dell'organizzazione agricola evidenzia questo paradosso. La gestione delle risorse idriche è al centro della polemica.

Il paradosso è aggravato da limiti strutturali dell'invaso. La Diga di San Giuliano fu progettata negli anni '50. La sua capacità originaria era di circa 94 milioni di metri cubi. Attualmente, la capacità è limitata al 50%. Questa restrizione proviene dal Ministero competente e dall'Ufficio tecnico delle dighe.

La motivazione addotta è la mancata conclusione dei lavori di messa in sicurezza. Questo aspetto solleva interrogativi sulla manutenzione e sulla sicurezza dell'infrastruttura. La Cia pone l'accento sulla necessità di completare tali interventi.

Dati allarmanti: 56 milioni di metri cubi d'acqua persi

I dati forniti dall'Autorità di Bacino confermano la gravità della situazione. Attualmente, la diga contiene circa 56 milioni di metri cubi d'acqua. Questo dato è da confrontare con i soli 29 milioni di metri cubi dello scorso anno. La risorsa idrica è presente in quantità significative. Manca però la capacità di trattenerla efficacemente.

Oltre al danno infrastrutturale, emerge un pesante contenzioso. Si tratta di questioni politiche e gestionali con la vicina Basilicata. La Regione Puglia è comproprietaria al 50% della Diga di San Giuliano. Questo dato è fondamentale per comprendere le dinamiche in atto.

Tuttavia, la gestione è complicata da comportamenti passati. L'ex consorzio di bonifica Stornara e Tara di Taranto non ha onorato gli impegni economici. Questo ha creato attriti nella gestione. La Basilicata, di conseguenza, si sente autorizzata a prendere decisioni unilaterali.

La Basilicata agisce a proprio piacimento. Aumenta o diminuisce l'acqua destinata alla Puglia. Questo avviene senza alcun criterio. La situazione peggiora durante la stagione estiva, quando la necessità di acqua è maggiore.

Richieste urgenti: regole e investimenti per la gestione idrica

Per queste ragioni, Rubino e D’Amico ribadiscono l'urgenza di una soluzione. È necessario ristabilire le regole chiare. Devono essere definiti i periodi di utilizzo dell'invaso. Questo deve avvenire in virtù della comproprietà al 50%. La trasparenza e la collaborazione sono essenziali.

Soprattutto, la Cia insiste affinché la Puglia non dipenda più esclusivamente da decisioni altrui. È fondamentale che la regione investa in infrastrutture proprie. Questi investimenti permetteranno una gestione più efficace delle risorse idriche. La disponibilità d'acqua diminuisce annualmente.

Garantire un futuro certo agli agricoltori del territorio è l'obiettivo primario. La sicurezza idrica è un pilastro per l'agricoltura pugliese. La dipendenza da decisioni esterne rappresenta un rischio concreto. La Cia chiede un cambio di rotta deciso.

La Regione Puglia deve agire concretamente. Le opere infrastrutturali sono necessarie per aumentare la capacità di invaso. Questo permetterà di immagazzinare l'acqua nei periodi di surplus. Quest'acqua potrà poi essere utilizzata durante i periodi di siccità. La gestione proattiva è l'unica via percorribile.

La denuncia della Cia Due Mari mette in luce una criticità strutturale. La gestione delle risorse idriche condivise richiede un approccio collaborativo. Ma anche investimenti mirati da parte di tutte le regioni coinvolte. La Diga di San Giuliano è un esempio emblematico di queste sfide.

La situazione attuale non è sostenibile nel lungo periodo. La scarsità idrica è una minaccia crescente. La necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici impone nuove strategie. La Cia propone una soluzione concreta. Investire in infrastrutture per la raccolta e la distribuzione dell'acqua.

La richiesta di fondi per opere infrastrutturali è un appello al buon senso. La Regione Puglia ha la responsabilità di tutelare i propri agricoltori. Deve garantire loro l'accesso a una risorsa vitale. Lo sversamento di acqua in mare, in un contesto di crisi idrica, è un controsenso inaccettabile.

L'organizzazione agricola auspica una risposta rapida ed efficace. La collaborazione tra Puglia e Basilicata deve basarsi su principi di equità e trasparenza. La gestione della Diga di San Giuliano deve riflettere la comproprietà e le esigenze di entrambi i territori.

Il futuro dell'agricoltura pugliese dipende da decisioni lungimiranti. La denuncia della Cia è un campanello d'allarme. È necessario agire ora per evitare conseguenze più gravi in futuro. Lo spreco di acqua alla Diga di San Giuliano deve cessare.

La Regione Puglia è chiamata a un ruolo attivo. Deve promuovere investimenti strategici. Questi devono mirare a ottimizzare la gestione delle risorse idriche. La resilienza del settore agricolo è in gioco. La Cia Due Mari si fa portavoce di questa esigenza.

Contenzioso politico e gestionale: la storia della diga

La Diga di San Giuliano ha una storia complessa. La sua progettazione risale agli anni '50. La capacità originaria era di circa 94 milioni di metri cubi. L'invaso serve un vasto territorio. La sua importanza strategica è innegabile.

Tuttavia, problemi di sicurezza hanno portato a limitazioni. L'Ufficio tecnico delle dighe ha imposto restrizioni. La capacità attuale è dimezzata. Questo limita la quantità d'acqua immagazzinabile. La messa in sicurezza incompleta è la causa principale.

Il contenzioso tra Puglia e Basilicata ha radici profonde. La comproprietà al 50% della diga non si è tradotta in una gestione paritaria. L'ex consorzio di bonifica Stornara e Tara ha avuto un ruolo negativo.

Il mancato adempimento degli obblighi economici ha creato tensioni. La Basilicata ha assunto un atteggiamento di controllo. Decide unilateralmente i flussi idrici verso la Puglia. Questo mina la pianificazione agricola pugliese.

La Cia chiede il ripristino di regole chiare. La gestione deve basarsi sulla comproprietà. Le decisioni devono essere condivise. La trasparenza è fondamentale per evitare conflitti.

L'organizzazione agricola spinge per un cambio di paradigma. La Puglia deve emanciparsi da questa dipendenza. Investire in infrastrutture idriche autonome è la chiave. Questo permetterà di gestire meglio le risorse disponibili.

La scarsità idrica è un problema globale. L'Italia, e in particolare il Sud, ne è particolarmente colpita. La Diga di San Giuliano è un esempio di come la gestione inefficiente possa aggravare la situazione.

La denuncia della Cia è un appello alla responsabilità. Le istituzioni devono agire con urgenza. La salvaguardia delle risorse idriche è una priorità assoluta. Per il presente e per le generazioni future.

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