Cronaca

Da trapianti a campione di tennis: la rinascita di Francesco Fiore

16 marzo 2026, 18:06 3 min di lettura
Da trapianti a campione di tennis: la rinascita di Francesco Fiore Immagine da Wikimedia Commons Matera
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La rinascita dopo tre trapianti

Francesco Fiore, 39 anni, di Matera, incarna una straordinaria storia di resilienza e rinascita. La sua vita, segnata da tre trapianti d'organo, è oggi un esempio di come lo sport e la determinazione possano trasformare un destino.

Dopo aver ricevuto un primo cuore a soli dieci anni, a 29 anni ha affrontato un doppio trapianto di cuore e rene dallo stesso donatore. Questa seconda possibilità gli ha permesso di ricostruire la sua esistenza, passo dopo passo.

Sport e studio: i pilastri della nuova vita

Oggi Francesco non solo vive e lavora nella suggestiva città dei Sassi, ma è anche un atleta di punta della nazionale italiana di tennis per trapiantati. Il suo impegno sportivo gli è valso due medaglie di bronzo ai Mondiali del 2023.

Parallelamente, sta per raggiungere un altro importante traguardo personale: la laurea in Scienze motorie a maggio. Un obiettivo che, a causa delle sue condizioni di salute, sembrava inizialmente irraggiungibile.

La consapevolezza e il valore della vita

«Vivere oggi con tre organi donati è qualcosa di particolare dal punto di vista medico», ha dichiarato Fiore. «Significa seguire una terapia quotidiana e sottoporsi a controlli costanti. Ma fa parte del gioco: è il prezzo da pagare per continuare a vivere con serenità».

La sua malattia è iniziata precocemente, a cinque anni, con una miocardiopatia dilatativa. Dopo il primo trapianto, a vent'anni ha dovuto affrontare la dialisi per quasi un decennio, prima del secondo intervento combinato.

«È una situazione che ti rende molto più consapevole», ha aggiunto, «e ti fa dare valore al tempo, alle relazioni, ai progetti. Cerco di vivere con gratitudine, provando a dare valore alle cose semplici di ogni giorno».

Il Cammino di Santiago e il supporto familiare

La vera consapevolezza di essere tornato a vivere è arrivata dopo aver completato il Cammino di Santiago. Quindici giorni di cammino solitario, percorrendo decine di chilometri al giorno, fino a raggiungere Finisterre. «Quando sono arrivato a Finisterre e mi sono trovato davanti all'oceano ho capito davvero quello che avevo fatto. Fino a due anni prima non riuscivo nemmeno a fare una rampa di scale».

Fondamentale in questo percorso è stato il sostegno della sua famiglia. «I miei genitori e i miei fratelli sono stati sempre accanto a me», ha specificato. «Hanno affrontato un trauma enorme quando mi è stata diagnosticata la malattia, ma sono stati bravissimi a non trasmettermi mai la loro paura».

Un messaggio di speranza per la donazione d'organi

La sua storia è un inno alla vita e alla possibilità di rinascita. Francesco desidera trasmettere ai giovani, attraverso lo sport e il suo percorso di studi, l'importanza della crescita personale e della resilienza. «Anche un corpo fragile può avere una capacità incredibile di adattarsi e di rinascere».

Parla spesso con chi è in attesa di un trapianto, offrendo testimonianza e speranza. «L'attesa è un tempo sospeso, fatto di paura e di stanchezza. Però posso testimoniare che dall'altra parte esiste davvero la possibilità di ricominciare. Resistete, un giorno alla volta. Perché il giorno del trapianto arriva e ti cambia la vita».

Infine, lancia un appello alla sua terra, la Basilicata, per aumentare la consapevolezza sulla donazione d'organi. «Purtroppo in Basilicata non c'è ancora molta consapevolezza», ha concluso. «Eppure la donazione non è un tema astratto: per qualcuno, come è stato per me, può significare non solo sopravvivere, ma tornare davvero a vivere».

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