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La Basilicata affronta una grave crisi dei convitti scolastici, mettendo a repentaglio il diritto allo studio per molti studenti. Tagli nazionali e decisioni locali minacciano la sopravvivenza di queste strutture, lasciando sole le famiglie.

Crisi dei convitti lucani: un grido d'allarme

Le istituzioni educative della Basilicata, tra cui quelle di Matera, Potenza, Melfi e Sant’Arcangelo, sono in grave difficoltà. Questi storici presidi di istruzione e coesione sociale rischiano il collasso. La causa è una burocrazia inadeguata e una gestione che non considera le reali necessità degli studenti.

Tommaso Bianchi, rappresentante della FLCGIL di Matera, ha denunciato la situazione. L'ha definita «insostenibile e discriminatoria» durante un incontro in Regione. Diversi nodi critici stanno portando allo svuotamento dei convitti.

Fondi bloccati e normative inadeguate

Un problema centrale riguarda i rimborsi previsti dalla legge regionale. La normativa, risalente al 2018 (ex legge 21/1979), prevede aiuti economici per convittori e semiconvittori. I fondi sono destinati a famiglie con ISEE inferiore a 11.000 euro. Tuttavia, questi finanziamenti rimangono bloccati.

«È una violazione del patto sociale», afferma Bianchi. «Stiamo negando il diritto allo studio ai figli delle famiglie più fragili». Molti sono costretti a rinunciare all'aiuto per l'impossibilità di pagare le rette. La FLCGIL chiede l'immediato sblocco dei fondi.

Un altro ostacolo è la normativa nazionale sugli organici del personale educativo. Questa è pensata per realtà metropolitane. Prevede 5 educatori solo con almeno 40 convittori. Un parametro che, in una regione come la Basilicata, con piccoli borghi e calo demografico, porta alla chiusura.

La proposta è chiara: promuovere in Conferenza Stato-Regioni la riduzione del limite a 30 convittori per 5 educatori. Senza personale adeguato, la sicurezza e la qualità educativa vengono compromesse, come sottolineano le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri.

Il caso del trasporto e la nuova sede a Matera

Il disagio per studenti e famiglie è accentuato dalla mancanza di soluzioni per il trasporto. Nonostante l'utilizzo dell'autobus dell'Istituto Turi-Morra, non sono state trovate alternative valide, specialmente durante l'inverno.

A Matera, la situazione logistica è peggiorata. Il convitto, precedentemente situato in Via Parini, era centrale e ben servito. Dal 28 ottobre 2025, è stato trasferito nella ex sede dell'Istituto Alberghiero, in Via Castello. Questa nuova ubicazione, in piena periferia, ha causato un calo delle iscrizioni, con soli 25 frequentanti.

Il Presidente della IV Commissione, Nicola Morea, ha espresso condivisione per le preoccupazioni. Si è impegnato a trovare aiuti concreti per queste istituzioni educative.

Impatto sociale ed occupazionale

La chiusura di un convitto ha un impatto devastante sul tessuto socio-economico della Basilicata. L'analisi della FLCGIL evidenzia un effetto domino su tre pilastri fondamentali.

Primo, il rischio di dispersione scolastica. Il convitto è l'unica via per molti studenti dell'entroterra per frequentare scuole specializzate.

Secondo, l'impatto occupazionale. Ogni struttura rischia di far perdere il lavoro a circa 30 unità tra personale educativo e ATA. Si tratta di cuochi, guardarobieri, infermieri e collaboratori scolastici.

Terzo, le ripercussioni sociali. In una regione già colpita da calo demografico e poche opportunità, questo creerebbe un circolo vizioso. Si parla di precarizzazione per almeno 30 nuclei familiari, perdita di competenze specifiche e calo dei guadagni per l'indotto locale.

La battaglia del sindacato, quindi, va oltre le strutture fisiche. Si tratta della difesa di un modello di welfare scolastico. Un modello che garantisce il diritto allo studio e la tenuta occupazionale in provincia di Matera e Potenza.

La FLC CGIL Basilicata, rappresentata da Angela Uricchio e Domenico Miglionico, e il delegato Tommaso Bianchi, chiedono interventi urgenti.

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