Berta Tarrida, atleta della Roller Matera, dimostra come la disabilità uditiva possa diventare un vantaggio nell'hockey su pista, grazie a concentrazione e visione. La sua storia ispira successi sportivi e un forte legame con la città.
La campionessa che sfida le aspettative
Nell'hockey su pista, la comunicazione gioca un ruolo cruciale. Le indicazioni delle compagne e i suggerimenti dalla panchina sono fondamentali. La storia di Berta Tarrida, classe 1992, sfida questa premessa.
Questa giocatrice spagnola milita nella Roller Matera, squadra di Serie A1. Fin da bambina, Berta convive con una disabilità uditiva. In uno sport che richiede grande capacità d'ascolto, questo avrebbe potuto essere un ostacolo insormontabile.
Invece, Berta ha saputo trasformare questa condizione in uno dei suoi maggiori punti di forza. Ha raggiunto traguardi internazionali e si è affermata come pilastro della squadra materana.
Una vita normale, una forza straordinaria
«Ho sempre condotto una vita normale», racconta Berta. «Andavo a scuola come tutti e vivevo serenamente con i miei compagni. Una logopedista mi supportava quattro ore a settimana, senza il suo aiuto nulla sarebbe stato possibile».
Dietro il suo successo, però, non c'è solo il supporto ricevuto. C'è una determinazione personale incrollabile fin dall'infanzia. «Mi considero una persona coraggiosa, con molta forza», afferma. «Cerco sempre di affrontare nuove sfide».
Questa forza le ha permesso di superare la disabilità. L'ha trasformata in un elemento distintivo del suo stile di gioco. «Le mie condizioni non sono un problema», dichiara. «A volte sono una risorsa, perché ho molta visione di ciò che accade e grande concentrazione su tutto ciò che mi circonda».
«Nell'hockey questo è un punto di forza importante», sottolinea. La sua capacità di osservare e anticipare il gioco è stata fondamentale per la sua carriera ai massimi livelli.
Visione e concentrazione: i segreti sul campo
Questa qualità è stata affinata nel tempo. Si è sviluppata insieme a una straordinaria attenzione per ogni dettaglio sulla pista. «Nelle partite scendo sempre in campo con la massima concentrazione», spiega Berta. «Pretendiamo il massimo da noi stesse affinché tutto vada bene».
«Tengo la testa alta, prestando attenzione e cercando di anticipare quello che potrebbe succedere pochi secondi dopo», aggiunge. Questo lavoro richiede un grande contributo da chi la circonda. «Ho compagne e collaboratori che mi aiutano con arbitri e addetti ai lavori», prosegue. «Fanno in modo che tutte le informazioni arrivino in pista. Onestamente, tutto è molto semplice».
Matera: una seconda casa nata da un ricordo
Matera è diventata la sua seconda casa. Il legame con la città è nato ben prima del suo trasferimento in Italia. La prima volta visitò i Sassi con la maglia della Spagna per un campionato europeo.
Fu un'esperienza che le lasciò un ricordo profondo, al di là del risultato sportivo. «Matera la conoscevo già bene», osserva. «Avevo giocato e vinto qui un campionato europeo con la Spagna. Mi colpirono tantissimo la città e la sua gente».
«Sapevo che la presidente Mariella Perai, un giorno, mi avrebbe voluta qui», rivela. Questa intuizione si è concretizzata qualche anno dopo, con la chiamata della Roller Matera.
Successi e famiglia: il futuro a Matera
«Quando sono arrivata a Matera è stato come essersi lasciati il giorno prima», racconta. «Ho trovato subito tanto amore intorno a me. Grazie alla meravigliosa unione con le compagne abbiamo vinto titoli italiani e ottenuto successi clamorosi in Europa».
L'ultimo traguardo è stata la conquista della Coppa Italia. Un successo vissuto con l'entusiasmo di chi non smette mai di mettersi in discussione. «Vincere è sempre bello», afferma. «Quando lo fai per un club che ti apprezza e ti valorizza, e per una città che ti ama, il significato di ogni vittoria si rafforza ancora di più».
«Matera ormai è la mia seconda casa», dichiara con affetto. «I dirigenti e le mie compagne sono una grande famiglia. Nel mio futuro mi vedo qui, a collaborare con la società e a mettere la mia esperienza al servizio dei più giovani».