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La CGIL Basilicata giudica le politiche energetiche regionali dannose e non sostenibili. Si oppone fermamente alla localizzazione di scorie nucleari nella regione, minacciando nuove proteste come quelle di Scanzano Jonico.

Critiche alle politiche energetiche regionali

Le strategie energetiche promosse dal governo Bardi sono state definite regressive, pericolose e insostenibili. Questa ferma posizione è stata espressa in una nota congiunta dai vertici della CGIL Basilicata. I sindacalisti ribadiscono la loro irremovibile contrarietà alla scelta di localizzare in Basilicata il deposito nazionale per le scorie nucleari.

La regione, secondo le loro dichiarazioni, ha già contribuito in modo significativo in passato e non può essere trasformata nella discarica nazionale. Viene evocata la possibilità di una nuova protesta, simile a quella che nel 2003 bloccò il progetto a Scanzano Jonico, in provincia di Matera.

Ritorno al nucleare e assenza di piani alternativi

La questione non si limita al solo deposito di scorie. I rappresentanti sindacali evidenziano come le problematiche riguardino il nucleare in generale. Sottolineano inoltre la carenza di un piano concreto per l'uscita dalle fonti fossili da parte del governo regionale. L'attuale approccio energetico viene considerato inadeguato.

Decenni di sfruttamento del territorio per la ricerca di idrocarburi non hanno portato benefici tangibili alla regione. Mancano ricchezza, sviluppo e occupazione duratura. La Basilicata soffre di un grave spopolamento e di un'elevata emigrazione giovanile.

Impatto economico e necessità di sviluppo sostenibile

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) regionale non mostra segni di crescita e l'economia ristagna. La forte dipendenza dal petrolio ha reso la regione vulnerabile. Il declino naturale delle estrazioni e la crisi del settore automotive hanno ulteriormente destabilizzato l'economia locale, già penalizzata.

La CGIL ritiene che la Basilicata debba ora essere protagonista nella sfida energetica. L'obiettivo deve essere la sostenibilità ambientale attraverso lo sviluppo di energie alternative. È il momento di concepire un nuovo modello di sviluppo, sostenibile e capace di valorizzare le potenzialità della regione.

Questo nuovo sviluppo dovrebbe essere orientato al benessere delle lavoratrici, dei lavoratori e delle future generazioni. L'appello è rivolto al governo Bardi per un impegno concreto in questa direzione.

La "grande vertenza Basilicata" e le contraddizioni locali

La CGIL sollecita il Governo Bardi ad assumere una posizione chiara e decisa. Il contributo energetico che la Basilicata offre al Paese deve essere riconosciuto e valorizzato all'interno di quella che è stata definita la "grande vertenza Basilicata". Viene giudicato inammissibile che, in una regione con il più grande giacimento petrolifero terrestre d'Europa, i costi della benzina siano tra i più alti d'Italia.

È inaccettabile che, dopo decenni di estrazioni da parte di multinazionali, la regione registri tassi di emigrazione giovanile elevatissimi. Il PIL rimane stagnante e mancano impegni concreti di riconversione industriale da parte di aziende come Eni e Total. Il ritorno al nucleare, in questo contesto, appare come una scelta ideologica.

Questa scelta non risponde alle reali urgenze climatiche, non incide sui costi dell'energia e non aumenta la sicurezza energetica nazionale né regionale. La posizione della CGIL è netta: servono politiche energetiche lungimiranti e sostenibili per il futuro della Basilicata.

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