Condividi
AD: article-top (horizontal)

Un attivista lucano descrive il sequestro di compagni durante una missione umanitaria. Nonostante l'accaduto, il suo impegno per l'apertura di corridoi umanitari prosegue.

La partenza e i primi avvistamenti

La Global Sumud Flotilla ha preso il largo da Augusta il 26 aprile. La destinazione iniziale era Gaza. Tuttavia, le previsioni meteo hanno suggerito un cambio di rotta. Si è deciso di dirigersi verso Creta per evitare condizioni avverse previste per il primo maggio. Fin dal principio, sono stati notati droni di sorveglianza. Questi avvistamenti si sono intensificati soprattutto durante le ore notturne.

Queste sono le parole di Dario Depalma, residente a Bernalda, in provincia di Matera. L'attivista si trova a bordo di una delle sessanta imbarcazioni che compongono la spedizione. La sua testimonianza offre uno sguardo diretto sugli eventi.

L'intercetto in mare

La situazione è degenerata tra la notte del 29 e 30 aprile. Le imbarcazioni si trovavano a circa 50-60 miglia dalle acque territoriali greche. Sono stati avvistati fuochi rossi e segnali luminosi simili. Il coordinamento della flottiglia ha segnalato la presenza di una fregata. L'identità dell'unità navale è rimasta incerta per un breve periodo. Successivamente, le forze a bordo si sono identificate come appartenenti a Israele.

L'interferenza sui canali radio VHF ha complicato la comunicazione. Anche il canale internazionale per le emergenze in mare è stato interessato. Non è stato possibile contattare la guardia costiera greca. L'intercetto ufficiale ha riguardato la nave madre e l'unità a vela Eros. L'operazione ha coinvolto 22 imbarcazioni.

Sequestri e sabotaggi

Militari sono saliti a bordo di 21 imbarcazioni. Gli equipaggi sono stati sequestrati. Sono stati immobilizzati con fascette ai polsi. Successivamente, sono stati trasferiti su una nave militare tramite gommoni. Su un'ultima imbarcazione, i militari sono saliti a bordo. Hanno sabotato il motore. L'equipaggio è stato lasciato alla deriva.

Secondo la testimonianza di Depalma, senza il loro intervento, quella barca avrebbe rischiato gravi pericoli. La sera del 30 aprile è giunta la conferma: gli attivisti sequestrati erano stati rilasciati a Creta.

Un'esperienza personale toccante

Il racconto di Dario Depalma include un forte impatto emotivo personale. Molti degli attivisti sequestrati gli erano noti. Vederli in quella situazione senza poter intervenire è stato estremamente difficile. L'attivista ha vissuto un momento di grande tensione.

Un gommone si è avvicinato a circa 30 metri dalla sua imbarcazione. La luce lunare rendeva la scena ben visibile. Fortunatamente, il gommone ha invertito la rotta senza una ragione apparente. Questo episodio ha evidenziato la vicinanza del pericolo.

Missione umanitaria e critiche

Depalma ha ribadito la natura puramente umanitaria della missione. La sua imbarcazione trasporta circa 450 kg di aiuti. Questi includono beni di prima necessità come farina, riso, pasta, marmellata e biscotti. Non vengono trasportate armi. L'attivista critica duramente i governi, accusandoli di complicità con uno Stato che agirebbe illegalmente. Si parla di un vero e proprio scherno del diritto internazionale.

La flottiglia è composta da civili disarmati. L'obiettivo è creare un corridoio umanitario. L'accaduto viene definito un abominio, specialmente considerando che si trovavano in zona SAR greca. Depalma solleva interrogativi sul raggio d'azione concesso a Israele.

Il futuro e la solidarietà

Attualmente, si sta definendo il rientro dei compagni sequestrati. Alcuni di loro presentano ferite evidenti. Maglie insanguinate, nasi e polsi rotti sono il risultato di una resistenza non violenta da parte di alcuni attivisti. Thiago e Saif sono diretti in Israele. Affrontano false accuse di legami con il terrorismo. Dario Depalma ha dichiarato con fermezza: "Io vado avanti anche per tutti loro!". Il suo impegno non si ferma.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: