Un detenuto di Rieti continuava a gestire un'attività di spaccio di stupefacenti utilizzando un telefono cellulare. La sua compagna, residente nel Teramano, lo aiutava nell'operazione, mentre altri pusher agivano tra le province di L'Aquila e Teramo. Le indagini hanno portato all'emissione di due misure cautelari.
Spaccio gestito da detenuto con cellulare
Un uomo, già recluso nel carcere di Rieti, è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La sua attività illecita di spaccio di stupefacenti sarebbe proseguita nonostante la detenzione. La compagna dell'uomo, una donna di Giulianova, in provincia di Teramo, è stata invece posta agli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico.
Le misure sono state disposte dal Gip di Rieti, su richiesta della Procura. L'indagine, condotta dalla Squadra Mobile dell'Aquila, ha permesso di ricostruire come il detenuto continuasse a impartire ordini e a coordinare le operazioni di spaccio. La donna, secondo gli inquirenti, fungeva da intermediaria e referente sul territorio.
L'inchiesta era partita nell'ottobre 2024. All'epoca, l'uomo, un cittadino macedone nato nel 1988, era stato arrestato. Nel suo appartamento, situato nella periferia dell'Aquila, erano stati rinvenuti circa 86 grammi di cocaina, già suddivisa in dosi pronte per la vendita. Questo ritrovamento aveva dato il via alle indagini.
Gli investigatori hanno ipotizzato che la detenzione non avesse in alcun modo interrotto le attività criminali dell'uomo. Anzi, sembra che abbia trovato il modo di continuare a gestire il suo giro d'affari illecito. La compagna è risultata fondamentale per mantenere i contatti esterni.
Coinvolti acquirenti e altri pusher
Alla coppia vengono contestate diverse cessioni di sostanze stupefacenti. I fatti risalgono a un periodo compreso tra febbraio e maggio 2025. Gli acquirenti, secondo quanto emerso dalle indagini, provenivano da diverse località, tra cui L'Aquila, Teramo, Giulianova e Martinsicuro.
Le indagini hanno rivelato un'operatività estesa su più province. La rete di spaccio sembrava ben organizzata, con ruoli definiti tra i vari componenti. La figura del detenuto appariva centrale nel coordinamento generale delle operazioni.
Nel maggio 2025, l'uomo avrebbe addirittura gestito una vendita di droga all'interno del carcere di Rieti. I parenti dei detenuti, interessati all'acquisto, avrebbero effettuato i pagamenti tramite il servizio di trasferimento di denaro Western Union. Questo dettaglio evidenzia la capacità dell'uomo di aggirare le restrizioni imposte dalla detenzione.
Il telefono cellulare, poi sequestrato nel settembre dello stesso anno, sarebbe stato utilizzato anche da altri nove detenuti. Questi ultimi lo avrebbero impiegato per effettuare chiamate personali. Per questo motivo, i nove reclusi risultano indagati per accesso indebito a dispositivi di comunicazione.
Estesa rete di denunce e precedenti arresti
Oltre ai due arresti principali, altre quattordici persone sono state denunciate. Queste persone sono accusate di aver effettuato cessioni di stupefacenti alla coppia indagata. Sono inoltre coinvolte in ulteriori episodi di spaccio avvenuti nelle quattro città già menzionate: L'Aquila, Teramo, Giulianova e Martinsicuro.
Alcuni degli indagati avevano già avuto problemi con la giustizia. Due di queste quattordici persone erano già state arrestate in flagranza di reato nell'aprile 2025. Gli arresti erano avvenuti nelle città dell'Aquila e di Teramo, nell'ambito di operazioni distinte ma collegate al medesimo giro.
Le indagini, iniziate sotto il coordinamento della Procura della Repubblica dell'Aquila, sono state successivamente trasferite per competenza territoriale all'autorità giudiziaria di Rieti. Questo spostamento è avvenuto in virtù del fatto che il detenuto principale era ristretto nel carcere di Rieti e l'attività illecita sembrava avere un suo epicentro logistico lì.
La vicenda mette in luce la persistente problematica della gestione di attività criminali anche dall'interno delle strutture carcerarie. L'uso di telefoni cellulari non autorizzati rappresenta una sfida costante per le forze dell'ordine e per il sistema penitenziario. La collaborazione tra detenuti e complici all'esterno continua a rappresentare un canale privilegiato per il traffico di droga.
La provincia di Teramo e quella dell'Aquila sono state teatro di queste operazioni. La Squadra Mobile dell'Aquila ha svolto un lavoro meticoloso per ricostruire i flussi di droga e le responsabilità dei singoli individui. L'operazione ha portato a un significativo colpo inferto al traffico di stupefacenti nella regione.
Il gip di Rieti ha convalidato le richieste della Procura, disponendo le misure cautelari che mirano a interrompere definitivamente questa attività criminale. La donna, in particolare, dovrà rispondere delle sue azioni dalla sua abitazione, sotto stretto controllo.
La lotta allo spaccio di droga continua a essere una priorità per le forze dell'ordine. Le indagini come questa dimostrano la determinazione nel contrastare anche le forme più complesse di criminalità organizzata, che riescono a infiltrarsi anche negli ambienti carcerari.
Contesto geografico e normativo
La regione Lazio, dove si trova il carcere di Rieti, e le regioni limitrofe come l'Abruzzo, dove ricadono le province dell'Aquila e di Teramo, sono state storicamente interessate da fenomeni di traffico di stupefacenti. La vicinanza geografica e la presenza di vie di comunicazione importanti rendono queste aree potenziali snodi per la distribuzione di droga.
La normativa italiana prevede pene severe per chi detiene, spaccia o traffica sostanze stupefacenti. Il Testo Unico sugli Stupefacenti (DPR 309/1990) disciplina la materia, prevedendo sanzioni che variano in base alla quantità, alla tipologia di sostanza e alle circostanze del reato. La gestione di attività illecite durante la detenzione aggrava ulteriormente la posizione dell'indagato.
L'uso di telefoni cellulari all'interno delle carceri è vietato e costituisce un reato specifico. L'articolo 390 del Codice Penale punisce chiunque introduca o detenga indebitamente strumenti informatici o telematici in un istituto penitenziario. Questo reato si aggiunge a quello di spaccio, rendendo più complessa la posizione di chi viene sorpreso in possesso di tali dispositivi.
Le indagini che portano a scoprire reti di spaccio gestite dall'interno delle carceri richiedono un lavoro investigativo approfondito e coordinato. La collaborazione tra diverse forze di polizia e procure è fondamentale per smantellare queste organizzazioni criminali. La Squadra Mobile dell'Aquila ha dimostrato grande professionalità in questa operazione.
La presenza di pusher e acquirenti in diverse località, come Martinsicuro, un comune costiero in provincia di Teramo, indica una diffusione capillare dell'attività di spaccio. La capacità di raggiungere anche centri più piccoli dimostra la pervasività del fenomeno.
La storia recente delle cronache locali ha visto numerosi episodi legati al traffico di droga nelle province abruzzesi e laziali. Operazioni come questa sono essenziali per garantire la sicurezza dei cittadini e per contrastare il dilagare di fenomeni criminali che minano il tessuto sociale.
La decisione del Gip di Rieti di applicare la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico alla compagna del detenuto sottolinea la gravità del suo ruolo nell'organizzazione. Questo strumento di controllo elettronico mira a limitare la sua libertà di movimento e a prevenire ulteriori contatti con l'esterno.
L'indagine è ancora in corso e non si escludono ulteriori sviluppi. La Procura di Rieti continuerà a monitorare la situazione per accertare eventuali responsabilità e per identificare altri soggetti coinvolti nella rete di spaccio.
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