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La Casa di Comunità di Senise non sarebbe mai stata classificata come Hub. Il consigliere Chiorazzo contesta la versione ufficiale, sostenendo che gli atti dimostrano un precedente riconoscimento del ruolo di Hub, poi revocato.

La versione della Regione sulla Casa di Comunità

Gli uffici regionali hanno fornito chiarimenti sulla qualifica della Casa di Comunità di Senise. La struttura non sarebbe mai stata ufficialmente designata come Hub. La procedura di qualificazione temporanea non si sarebbe mai perfezionata. Questo in attesa del completamento della struttura di Lagonegro.

Una nota dell'ufficio stampa della giunta regionale ha specificato la sequenza degli eventi. Nella delibera del consiglio numero 56/2023, la Casa di Comunità di Senise era già qualificata come Spoke. A causa dei ritardi nella costruzione delle strutture di Potenza e Lagonegro, entrambe previste come Hub, sono state avanzate proposte al Ministero della Salute.

Ad aprile, di concerto con l'Azienda Sanitaria locale di Potenza, si era proposto Senise e Lagopesole come sedi temporanee per l'esercizio della funzione di Hub. Questa soluzione era pensata fino al completamento delle strutture principali. Tuttavia, prima che il Ministero della Salute desse il suo assenso, l'Unione Lucana del Lagonegrese ha presentato una richiesta formale.

Nel maggio scorso, l'Unione ha chiesto di assegnare temporaneamente il ruolo di Hub alla Casa di Comunità di Maratea. Questa richiesta è stata poi recepita dalla Regione nel luglio scorso. La Regione sostiene quindi che Senise non abbia mai ricoperto il ruolo di Hub.

La replica di Angelo Chiorazzo

Il consigliere regionale Angelo Chiorazzo, esponente di Basilicata Casa Comune, ha respinto con forza le spiegazioni fornite. Ha definito la replica dell'assessore alla Sanità, Cosimo Latronico, peggiore del problema stesso. Chiorazzo ribadisce che la versione ufficiale non smentisce la sua denuncia.

Secondo il consigliere, gli atti ufficiali dimostrano che Senise è stata inizialmente riclassificata come Hub. Successivamente, è stata riportata alla qualifica di Spoke su richiesta della stessa Regione. Questo è il punto cruciale che, a suo dire, Latronico e il direttore generale dell'ASP De Filippis si ostinano a non voler spiegare.

Chiorazzo accusa chi tenta di mistificare la realtà, anche di fronte agli atti ufficiali, di assumersi una responsabilità gravissima. Questo è particolarmente vero quando si discute del diritto alla salute delle comunità. Ha sottolineato che nella Pubblica Amministrazione sono gli atti a parlare, non le interpretazioni personali o le ricostruzioni di convenienza.

La polemica verte sulla corretta interpretazione degli atti amministrativi riguardanti la classificazione delle strutture sanitarie territoriali. La questione solleva dubbi sulla trasparenza e sulla gestione delle risorse sanitarie nella regione. La contrapposizione tra la versione della Regione e le affermazioni del consigliere Chiorazzo evidenzia una profonda divergenza interpretativa.

Il dibattito si concentra sulla corretta applicazione delle procedure e sulla trasparenza delle decisioni che impattano sui servizi sanitari offerti ai cittadini. Chiorazzo insiste sulla necessità di attenersi scrupolosamente agli atti formali. La sua posizione mira a garantire che le decisioni amministrative siano chiare e non soggette a interpretazioni fuorvianti.

La vicenda mette in luce le complessità della riorganizzazione sanitaria. Le decisioni relative alla classificazione delle strutture come Hub o Spoke hanno implicazioni dirette sull'accesso ai servizi e sulla loro qualità. La trasparenza in questi processi è fondamentale per mantenere la fiducia dei cittadini.

La risposta degli uffici regionali, pur dettagliando una sequenza di atti, non ha convinto il consigliere. La sua insistenza sulla precedente qualifica di Hub per Senise suggerisce che vi siano elementi negli atti che, a suo avviso, supportano la sua tesi. La sua critica si focalizza sulla volontà di non spiegare questo apparente cambio di rotta.

La salute pubblica è un tema sensibile. Le decisioni che la riguardano devono essere prese con la massima cura e comunicate con chiarezza. La mancanza di chiarezza o la percezione di mistificazione possono generare sfiducia e preoccupazione nelle comunità interessate. Chiorazzo sembra voler portare alla luce queste presunte opacità.

La sua dichiarazione finale, «Nella Pubblica Amministrazione parlano gli atti, non le ricostruzioni di comodo», riassume la sua posizione. Egli chiede che le decisioni siano basate su fatti concreti e documentati, e non su narrazioni che possano alterare la realtà dei fatti. La sua battaglia mira a garantire che la verità emerga attraverso la lettura diretta dei documenti ufficiali.

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