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La "Gata Marsa", antico nome mantovano, si riferisce a un'area del porto scomparso di Sant'Agnese, oggi Piazza Virgiliana. L'origine del nome è dibattuta tra ipotesi difensive e legate allo smaltimento di rifiuti.

La "Gata Marsa" e piazza Virgiliana

A Mantova esiste un altro nome dal suono felino: la Gata Marsa. Questo termine, che si traduce letteralmente in "Gatta Marcia", identificava una parte del porto maggiore di Sant'Agnese. Quest'area portuale è scomparsa dopo l'interramento e la bonifica avvenuti a fine Settecento. I francesi trasformarono la zona in quella che oggi conosciamo come Piazza Virgiliana.

La definizione di Gata Marsa è molto antica. Si ipotizza che risalga al Medioevo. Potrebbe essere una libera traduzione dal latino volgare "Guaita Major". Questo termine significava "guardia" o "sorveglianza grande". Il passaggio a Gatamàrsa e poi a Gatta Marcia è un'evoluzione intrigante.

L'ubicazione della "Guardia Maggiore"

La Guardia Maggiore non era una postazione di vedetta con soldati. Si trattava probabilmente di una struttura difensiva. Era situata nella parte più profonda dell'ancona di Sant'Agnese. Quest'ancona aveva una forma a U simile all'attuale Piazza Virgiliana. La parte centrale dell'ancona corrispondeva all'area del convento di Sant'Agnese.

Oggi quest'area ospita il Museo Diocesano e via Virgilio. La Guardia Maggiore aveva una funzione duale. Doveva unire e al contempo separare due zone distinte della città. A est si trovava la Mantua vetus, il centro del potere politico, religioso ed economico. A ovest c'era il quartiere popolare di San Leonardo, noto anche come Corno Maggiore.

Entrambe le aree si affacciavano sull'ancona. Una stretta striscia di terra le collegava. Poteva essere un istmo, una diga, un ponte o una strada arginale. Questa via collegava le due parti della città.

Strutture storiche e sviluppi urbani

Da un lato c'era il porto. Dall'altro, l'insenatura continuava il suo sviluppo. Quest'area si era progressivamente impaludata. In passato, l'acqua del lago fluiva verso il Fossato dei Porci (oggi via Cavour). Da lì raggiungeva il Fossato dei Buoi (via Accademia). Questo alimentava un altro corso d'acqua, un rio.

La vasta palude delle Concole si estendeva fino al convento di San Francesco. La Guardia Maggiore era presumibilmente questo istmo. È ben visibile in una veduta a volo d'uccello del primo Seicento. L'opera è di Gabriele Bertazzolo. La struttura tagliava a metà l'insenatura di Sant'Agnese.

Oggi percorriamo quest'area ignari. Camminiamo su un viale trasversale. Ci troviamo mentre osserviamo il monumento al Poeta. L'ingegnere Gonzaghesco descrive questo ponte-diga-strada. Menziona anche la chiesetta di Santa Maria dell'Argine. Questa interrompeva il percorso. Faceva deviare l'attuale via Cairoli verso l'attuale vicolo Poggio.

Questa struttura era nota anche come Ponte di San Leonardo. Già nel 1158 era in legno. Permetteva il collegamento tra la Porta del Vescovato e la chiesa parrocchiale del quartiere Maggiore. Questo evidenzia la sua importanza come via di comunicazione.

Ipotesi sull'origine del nome "Gata Marsa"

Sorge un dubbio sull'esatta origine del nome Gata Marsa. E se non derivasse da un apparato difensivo come la Guaita Major? Forse indicava il ventre dell'area più meridionale dell'ancona. Quest'area si stava progressivamente interrando e impaludando.

Questa ipotesi merita considerazione. A Ferrara, ad esempio, esisteva una strada chiamata "della gatta marza". Oggi è via della Vittoria, nella zona del ghetto. Tradizionalmente, in queste aree si accumulavano i rifiuti. Anche a Bologna, via Sant'Apollonia aveva anticamente il nome di Gattamarza.

Potrebbe quindi il termine derivare dalla combinazione di due parole? La voce longobarda "gayda", che significa "pezza di terra", e "marcia", che indica un terreno pantanoso o putrido. Non a caso, le Concole, una zona di pozzanghere permanenti, si trovavano nelle vicinanze.

Risoluzione del mistero toponomastico

La questione potrebbe essere risolta grazie all'antica denominazione di vicolo Sant'Anna. Fino all'Ottocento, era conosciuto come vicolo di Chiavica Gattamarcia. Enrico Grazioli e Gilberto Scuderi nel loro "Stradario della città di Mantova" del 1984 annotano una spiegazione. Il vicolo era chiamato volgarmente Chiavica Gattamarcia. Questo perché vi era una chiusa.

Attraverso questa chiusa venivano fatti passare gli scarichi maleodoranti del quartiere. Questi confluivano nell'ancona di Sant'Agnese. Questa spiegazione lega il nome Gata Marsa allo smaltimento di liquami. Conferma l'idea di un'area degradata e acquitrinosa. Il mistero della "Gata Marsa" sembra quindi trovare una spiegazione legata alla funzionalità del luogo. Un tempo parte integrante del sistema idrico e di smaltimento di Mantova.