Sottrazione di beni ereditari: il caso
Un uomo di 60 anni, incaricato di gestire un'eredità milionaria, è finito sotto processo con l'accusa di essersi appropriato indebitamente di circa 2 milioni di euro. La vicenda ha avuto origine a Mantova, dopo la morte di una donna anziana avvenuta nell'agosto del 2021.
L'uomo, nominato esecutore testamentario dalla defunta, aveva il compito di amministrare un patrimonio iniziale di circa 5 milioni di euro, a beneficio di una decina di eredi residenti in Italia e all'estero. L'incarico, accettato formalmente, prevedeva la gestione dei beni sotto il controllo del giudice e nell'esclusivo interesse dei beneficiari.
Indagini e scoperta del ammanco
Secondo la ricostruzione dei legali delle parti offese, sul conto della defunta erano presenti circa 3,8 milioni di euro, oltre a diversi immobili. Mentre gli eredi discutevano sull'interpretazione del testamento, rallentando la divisione del patrimonio, l'esecutore testamentario avrebbe approfittato della situazione per svuotare il conto.
Dopo mesi di richieste inascoltate e un reclamo alla Banca d'Italia, gli eredi sono riusciti a ottenere la documentazione bancaria. Da essa è emerso un ammanco di oltre 2,5 milioni di euro rispetto alla somma iniziale. Sono stati individuati quattro bonifici, effettuati tra il dicembre 2022 e l'aprile 2023, a favore dello stesso esecutore testamentario, per un totale di 2.266.000 euro.
Bonifici sospetti e giustificazioni
Le causali dei trasferimenti bancari hanno sollevato ulteriori dubbi. Un primo bonifico di 79.200 euro è stato giustificato come rimborso per imposte di successione, che gli eredi sostengono essere già state saldate. Un secondo trasferimento di 126.861,22 euro è stato indicato come "liquidazione", mentre un terzo di 60.000 euro è stato definito "compensi e spese esecutore testamentario", nonostante l'incarico sia generalmente gratuito.
Il bonifico più consistente, pari a 2 milioni di euro, è stato effettuato il 28 aprile 2023 con la causale "deposito a tutela concordato preventivo" legato a una società di famiglia dell'esecutore. Si ipotizza che questi fondi siano stati utilizzati per garantire un concordato preventivo di una sua azienda, evitando il fallimento.
Azioni legali e difficoltà di recupero
La scoperta di questi movimenti ha portato alla presentazione di una querela nel giugno 2024. Parallelamente, sul piano civile, gli eredi hanno ottenuto un provvedimento urgente di sequestro conservativo e avviato il procedimento per la rimozione dell'uomo dall'incarico, avvenuta nel settembre 2024. Una successiva causa civile ha condannato l'esecutore a restituire oltre 2,26 milioni di euro, cifra aumentata con spese e accessori.
Il recupero delle somme si è rivelato però estremamente difficile. L'uomo ha dichiarato di non possedere beni significativi, con conti correnti in rosso e uno stipendio modesto. Sul fronte penale, il 60enne dovrà rispondere di appropriazione indebita, con il processo fissato per il 22 aprile. Rimangono aperte le domande su chi abbia permesso tali transazioni e sulla destinazione finale dei fondi non ancora recuperati.