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Un nuovo progetto a Porto Recanati mira a creare una struttura ricettiva no-profit per persone con disabilità e i loro accompagnatori. L'iniziativa, promossa dal Monastero Santa Rita da Cascia, punta a garantire vacanze accessibili e inclusive. È attiva una campagna di raccolta fondi per avviare i lavori.

Un'oasi di inclusione a Porto Recanati

Nasce l'Oasi Santa Rita, un progetto ambizioso del Monastero Santa Rita da Cascia. L'iniziativa è portata avanti dalla Fondazione Santa Rita da Cascia, un ente filantropico. L'obiettivo è trasformare un immobile situato fronte mare a Porto Recanati, in provincia di Macerata. Diventerà una struttura ricettiva senza scopo di lucro. Sarà dedicata a persone con disabilità e ai loro caregiver. La visione è rendere la vacanza un vero diritto per tutti. Si vuole promuovere libertà, partecipazione e dignità.

Non si tratta solo di riqualificare un edificio. È una vera sfida culturale e sociale. Si mira a superare l'assistenzialismo. Si vuole favorire la piena partecipazione delle persone con disabilità. Si passa dall'accessibilità al design universale. L'intento è creare uno spazio di autonomia. Un luogo per una vita piena e ricca di esperienze.

Raccolta fondi per avviare il progetto

Per dare il via alle prime fasi del progetto, è stata lanciata una campagna di raccolta fondi. Si stima un fabbisogno iniziale di 2,4 milioni di euro. L'iniziativa è legata alla Festa di Santa Rita, che si celebra il 22 maggio. Lo slogan scelto per la campagna è «Il cuore di Santa Rita batte insieme al tuo». Chi effettua una donazione minima di 16 euro riceverà un bracciale. Questo oggetto simboleggia l'impegno a sostegno del progetto.

La struttura, denominata Oasi Santa Rita, si estenderà su una superficie di circa 1.200 metri quadrati. Sarà composta da otto appartamenti. Ci sarà anche una sala polivalente e una spiaggia attrezzata. Tutti gli spazi saranno progettati secondo i principi del design universale. Questo garantirà la massima accessibilità per ogni ospite. La struttura potrà accogliere oltre 500 persone all'anno. Offrirà un ambiente inclusivo. Sarà orientata al benessere globale degli ospiti.

Una visione di accoglienza e inclusione

La madre badessa Maria Grazia Cossu ha spiegato la scelta del nome. «Noi monache abbiamo pensato a un nome che abbracciasse i valori che Santa Rita ha vissuto e ciò che oggi rappresenta: ristoro, spiritualità, respiro, pace e amore», ha affermato. La sua speranza è offrire all'Oasi uno spazio dove ogni persona si senta accolta. Un luogo dove sentirsi custoditi e liberi. Libera nel corpo e nell'animo. «Un luogo pensato e costruito per essere all'altezza delle persone che lo faranno rivivere», ha aggiunto.

Dalla Fondazione spiegano che il progetto nasce in un contesto critico. La disabilità è ancora spesso legata a condizioni di esclusione. L'accessibilità nelle strutture turistiche è molto limitata. In Europa, solo il 9% delle strutture turistiche è realmente accessibile. In Italia, meno dell'1% dei comuni possiede la Bandiera Lilla. L'Oasi Santa Rita si propone come una risposta concreta a questa problematica. Punta a coniugare accessibilità architettonica ed economica.

La direttrice generale Monica Guarriello ha sottolineato l'importanza del progetto. «Vogliamo contribuire a generare benessere accessibile a tutti», ha dichiarato. «Lo stare bene è un bisogno fondamentale, fatto di ristoro fisico e mentale, bellezza, respiro e socialità». L'Oasi Santa Rita è pensata come un luogo di vita. Un luogo di relazione e libertà. «Dove la bellezza è parte integrante dell'accoglienza», ha concluso la Guarriello.

A sostenere la missione dell'Oasi Santa Rita ci sarà anche un evento nazionale. Si tratta di «Rose di Santa Rita», previsto per il 16 e 17 maggio. L'evento vedrà oltre 400 punti di distribuzione in tutta Italia. L'apertura della struttura è prevista per il 2029.

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