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Il dramma verdiano "Il Trovatore" è stato rappresentato con successo allo Sferisterio di Macerata, ottenendo calorosi applausi dal pubblico. La messa in scena minimalista ha esaltato la tragedia dei sentimenti, con performance vocali di rilievo, in particolare quella di Marta Torbidoni.

Un allestimento essenziale per il Trovatore

La rappresentazione de "Il Trovatore" ha illuminato il palcoscenico dello Sferisterio di Macerata. L'allestimento, curato da Francisco Negrin e ripreso da Angela Saroglou, ha puntato sull'essenzialità. Due grandi tavoli di 60 metri hanno dominato la scena. Questi elementi servivano a narrare la storia come pagine di un libro. La regia ha voluto sottolineare le conseguenze degli eventi passati sul presente e sul futuro.

Il colore rosso del fuoco simboleggiava la passione e la vendetta. Il nero, invece, rappresentava la morte e la predestinazione. La trama trae origine dalla condanna ingiusta della madre di Azucena. Quest'ultima fu bruciata sul rogo dal conte di Luna. La zingara giurò vendetta. Il suo obiettivo era uccidere il figlio del conte.

Tuttavia, commise un tragico errore. Sacrificò il proprio figlio neonato. Allevò poi l'altro bambino, destinato a diventare il trovatore. Un filo rosso, metaforico, partiva da una torre sul muro dello Sferisterio. Questo filo avvolgeva i protagonisti. Li spingeva verso un destino già segnato. Bracieri ardenti e figure oscure ricordavano il passato cruento.

La tragedia dei sentimenti in scena

L'ambientazione era volutamente minimale. Scene e costumi scuri, ispirati all'epoca di Louis Désiré, vestivano anche i cantanti. Il Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini ha riempito lo spazio scenico. La loro presenza, insieme ai mimi, ha conferito dinamismo alla vicenda. I movimenti dei protagonisti, che salivano e scendevano dai tavoli, erano enfatizzati dalle luci di Bruno Poet. La ripresa delle luci è stata curata da Marc Heimendinger.

Questo allestimento ha accentuato la dimensione tragica dei sentimenti. La storia vede il trovatore Manrico opposto al conte di Luna. Manrico è l'amante di Leonora. Politicamente, i due sono anche avversari. Il conte, ignaro di essere fratello di Manrico, è invaghito di Leonora. Desidera possederla a ogni costo.

Per salvare il suo amato, Leonora promette di cedere al conte. Tuttavia, sceglie l'avvelenamento. Il conte, accecato dal dolore, uccide Manrico. La vendetta di Azucena si compie. Solo alla fine, grida la verità al conte. La sua missione è compiuta, ma a un prezzo altissimo.

Successo musicale e vocale allo Sferisterio

Sul fronte musicale, l'assenza del tenore Piero Pretti è stata notata. Pretti era impegnato alla Scala di Milano. La sua defezione, annunciata all'ultimo minuto, non ha impedito il successo. Le migliori performance vocali sono state quelle femminili. In particolare, Marta Torbidoni ha brillato nel ruolo di Leonora. I suoi acuti erano svettanti. Il fraseggio e le agilità vocali erano perfetti.

La sua interpretazione è stata toccante. Ha emozionato profondamente il pubblico. Ha strappato applausi a scena aperta. È stata definita una vera prima donna. Anche la cantante serba Sofija Petrovich ha offerto una buona prova nel ruolo di Azucena. La sua giovane bellezza ha aggiunto valore alla performance.

A sostituire Pretti come Manrico è stato il tenore cinese Haiyang Guo. Si è formato alla Scala. Possiede un buon timbro vocale. Tuttavia, questo non si è rivelato ideale per i ruoli verdiani. Le difficoltà sono emerse soprattutto nei duetti con Torbidoni. Il cast è stato completato da Vito Priante (Conte di Luna), Dongho Kim (Ferrando), Alessia Camarin (Ines) e Simone Fenotti (Ruiz). Tutti hanno offerto interpretazioni appropriate.

La direzione di Dmitri Jurowski sul podio dell'Orchestra Filarmonica Marchigiana è stata puntuale. Nonostante l'assenza di guizzi particolari, ha guidato l'orchestra con precisione. Il Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini, preparato da Christian Starinieri, ha dimostrato una buona esecuzione. Le prossime repliche sono previste per il 25 e 31 luglio.