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Il film "Le ragazzine stanno perdendo il controllo", adattamento della graphic novel di Ratigher, debutta a Lucca Comics & Games dopo l'anteprima ad Alice nella Città. La pellicola esplora le complessità dell'adolescenza femminile attraverso il legame tra due amiche.

Il viaggio nella vita di due adolescenti

La pellicola cinematografica intitolata "Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra" esplora il percorso formativo di due giovani amiche. Il film porta sul grande schermo l'omonima graphic novel creata da Ratigher. L'opera originale è stata pubblicata nel 2014 da Prima o Mai. Pierluca Di Pasquale firma la regia e la sceneggiatura, collaborando con lo stesso Ratigher. La storia si concentra sulle sfide e le scoperte dell'adolescenza. Le protagoniste sono interpretate da Anita Serafini nel ruolo di Castracani e Sara Ciocca nei panni di Motta. Entrambe sono amiche inseparabili nel racconto.

La frase chiave pronunciata da Castracani, interpretata da Anita Serafini, sottolinea l'importanza dell'errore nel processo di apprendimento. «La scienza inizia da un 'non lo so' e continua con un 'devo provare'», afferma. «Gli errori vanno accettati, studiati e superati», aggiunge. «Senza errori non vivi. Devi metterli bene in vista, senza vergogna». Questo concetto guida l'approccio delle giovani protagoniste alla vita e alle proprie aspirazioni. La loro amicizia diventa un pilastro fondamentale nel loro percorso di crescita.

Il film è una dramedy di formazione. Incorpora elementi di animazione, curati da Blu. Presenta anche un tocco di fantasy. Oltre alle giovani attrici, il cast include volti noti come Barbara Chichiarelli, Antonia Truppo, Valentina Cervi, Geppi Cucciari ed Ema Stockholma. Dopo la presentazione al festival Alice nella Città, dove ha ricevuto una Menzione Speciale nella sezione Panorama Italia, il film arriva a Lucca Comics & Games. La distribuzione nelle sale cinematografiche è prevista per il 4 marzo 2027, grazie a PostMov.

Un regista con radici in Kansas

Pierluca Di Pasquale, regista del film, ha confessato di aver rivisto la propria adolescenza nella storia narrata. Attualmente residente negli Stati Uniti, nel Kansas, Di Pasquale vanta un curriculum ricco di esperienze. Ha diretto cortometraggi, documentari, spot pubblicitari e webserie. In passato, ha anche lavorato come assistente alla regia per registi del calibro di Gabriele Salvatores e Pupi Avati. La sua prospettiva personale arricchisce il film di autenticità.

«I ragazzi a quell'età si stanno formando, hanno molte difficoltà», spiega Di Pasquale. «Nell'amicizia trovi un modo per iniziare a intraprendere la tua avventura della vita». Il regista ricorda la propria esperienza: «A 15-16 anni il mio migliore amico era quello che mi faceva scoprire nuove letture, con lui mi appassionavo alla letteratura, al cinema, alla musica». Questo legame profondo tra amici è centrale nella narrazione del film. Offre un rifugio e uno stimolo per affrontare le incertezze giovanili.

Il regista sottolinea come l'amicizia sia un motore fondamentale per la scoperta di sé e del mondo. Permette di condividere passioni e interessi. Aiuta a costruire la propria identità in un periodo di grandi cambiamenti. Il film cattura questa essenza, mostrando come i legami possano offrire supporto e ispirazione. La formazione personale passa anche attraverso le relazioni significative. Queste aiutano a navigare le complessità della crescita.

Medicina e auto-scoperta: un legame insolito

Un elemento distintivo della trama è il legame insolito che unisce le due protagoniste liceali. Entrambe, identificate sempre e solo con il loro cognome, dedicano il loro tempo alla programmazione e alla pianificazione. Si sottopongono a diversi esami medici, dai più semplici fino alla TAC. Il loro obiettivo è diventare dottoresse una volta adulte. Questa aspirazione è particolarmente sentita dall'anarchica Castracani. Lei è istintiva e poco incline alle regole.

Castracani ha una madre chirurga, interpretata da Valentina Cervi. La madre è descritta come rigida e spesso assente. Motta, la sua amica più insicura, la segue in questa passione. È spinta dall'ammirazione per Castracani. La madre di Motta, interpretata da Antonia Truppo, è affettuosa ma soffre di un'ansia di controllo sulla figlia. Questa dinamica viene esplorata anche durante le sedute di Motta con la psicologa della scuola. La psicologa, interpretata da Barbara Chichiarelli, è ribattezzata Dottoressa Klaus e appare imperscrutabile.

«Gli esami medici diventano per loro un modo di essere viste», spiega Di Pasquale. «Ma anche un modo per vedere meglio loro stesse». Questo doppio gioco è fondamentale per la loro crescita. «È un modo per distinguersi rispetto alla società, al mondo circostante, ma anche un modo per scavare nella loro interiorità». La ricerca di sé è un tema centrale del film, prodotto da Ibc Movie e Qoomoon con Rai Cinema, in partecipazione con Chromatica. La medicina diventa metafora del desiderio di comprensione e controllo.

Un universo femminile al centro della scena

Nel racconto, le figure femminili occupano un ruolo predominante. Mamme, compagne di classe, la psicologa e le docenti popolano la narrazione. Al contrario, il mondo maschile, e in particolare le figure paterne, risultano evanescenti. «È un altro aspetto che mi affascinava», ammette Di Pasquale. «Il poter vedere un mondo con alcune variazioni dell'essere femminile, facendo fare un passo indietro alle figure maschili». Questa scelta narrativa è deliberata.

«Comunque ne abbiamo visti tanti di film o di storie in cui gli uomini si mettono sempre al centro dell'attenzione», osserva il regista. La focalizzazione sulle dinamiche femminili offre una prospettiva diversa e meno esplorata. Permette di indagare le sfumature delle relazioni tra donne. Mostra le loro sfide, le loro aspirazioni e i loro modi di interagire con il mondo. La predominanza femminile nel cast tecnico e artistico rafforza questo intento.

Di Pasquale, come Paolo Strippoli, candidato all'Oscar con "L'estranea", predilige la fusione di linguaggi e generi cinematografici. «Si spera ciclicamente arrivi una nuova ondata di cineasti», commenta. «Io credo che il cinema italiano non si risolverà soltanto con uno o due autori, o con uno o due o tre film buoni, anche ottimi, l'anno». C'è bisogno di una maggiore diversità e sperimentazione.

Libertà creativa per un cinema innovativo

«C'è bisogno di una libertà creativa molto forte per creare storie innovative e che sviluppino un'eco intorno a sé», sottolinea Di Pasquale. «Io quella libertà l'ho sentita». Questa sensazione di libertà ha permesso al regista di esplorare temi complessi e di adottare uno stile visivo distintivo. L'integrazione di animazione e fantasy contribuisce a creare un universo unico. Un universo che riflette la complessità del mondo interiore degli adolescenti.

Il film si presenta come un'opera ambiziosa. Mira a catturare l'essenza dell'adolescenza femminile. Lo fa attraverso una lente originale e stimolante. La presentazione a Lucca Comics & Games, un evento dedicato alla cultura pop e al fumetto, è particolarmente significativa. Collega il film alle sue radici letterarie. L'attesa per la distribuzione nelle sale è alta. Il pubblico potrà immergersi in questa storia di formazione e auto-scoperta. Un viaggio nella vita che promette emozioni e riflessioni.

La scelta di ambientare parte della narrazione in contesti legati alla medicina aggiunge un livello di profondità. Suggerisce un desiderio di controllo e comprensione di fronte all'incertezza della vita. Le protagoniste cercano risposte nel corpo e nella scienza. Ma soprattutto, cercano risposte dentro di sé. L'amicizia diventa il catalizzatore di questo processo. Permette di affrontare le paure e di abbracciare il futuro con coraggio. La società, come suggerisce il titolo, teme questa perdita di controllo. Ma per le ragazze, è l'inizio di una nuova consapevolezza.