La sera del 9 ottobre 1963, una frana titanica dal Monte Toc causò un'onda che distrusse Longarone e altri paesi, provocando circa tremila vittime. Un'inchiesta giornalistica rivelò che il disastro era stato previsto e ignorato.
La frana che cancellò Longarone
La sera del 9 ottobre 1963 segnò un giorno nefasto. L'intero versante del Monte Toc, sovrastante il bacino artificiale del Vajont, cedette improvvisamente. La massa di roccia e terra precipitò nel lago creato dalla diga.
L'impatto generò un'onda colossale. Questa si riversò con violenza inaudita sui centri abitati di Erto e Casso. Successivamente, l'acqua superò la sommità dello sbarramento artificiale.
L'onda devastante si abbatté sulla valle del Piave. Distrusse completamente l'abitato di Longarone. Moltissime vite furono spezzate in pochi istanti.
Le prime ore dopo la tragedia
Il giorno seguente, i soccorritori giunti sul posto trovarono uno scenario apocalittico. Il paesaggio ricordava una terra desolata, quasi lunare. I pochi superstiti cercavano tra le macerie.
Il quotidiano Il Giorno inviò sul luogo della tragedia il suo inviato speciale, Giorgio Bocca. La sua missione era documentare l'entità della devastazione.
Parallelamente, il giornalista Guido Nozzoli iniziò un'indagine approfondita sulla storia della diga. La sua inchiesta mirava a comprendere le cause che avevano portato a tale disastro.
La previsione ignorata
Dagli archivi dell'Università di Padova, Nozzoli recuperò uno studio fondamentale. Si trattava di una ricerca condotta dal professor Augusto Ghetti. Questo studio conteneva calcoli precisi sullo scenario della catastrofe.
Nozzoli pubblicò i risultati sul quotidiano Il Giorno. L'articolo svelò una verità sconcertante: il disastro era stato previsto. Le proiezioni indicavano un rischio concreto, seppur sottostimato.
Le conclusioni dello studio erano state semplicemente ignorate. I vertici della società che gestiva l'impianto non avevano preso in considerazione gli avvertimenti. La sicurezza delle popolazioni fu sacrificata.
Le responsabilità emerse
L'inchiesta giornalistica mise in luce la responsabilità della Montecatini, la società concessionaria della diga. Le perizie tecniche avevano segnalato il pericolo di cedimento del versante.
Nonostante i segnali d'allarme, le misure di sicurezza non furono adeguate. La gestione dell'invaso continuò senza le dovute precauzioni. Questo portò alla tragedia.
La pubblicazione dello studio di Ghetti fu un punto di svolta. Permise di comprendere la prevedibilità dell'evento. Evidenziò la grave negligenza dei responsabili.
L'eredità del Vajont
La catastrofe del Vajont rimane una delle pagine più buie della storia italiana. Ha causato circa tremila morti. Ha distrutto intere comunità.
L'evento ha sollevato interrogativi cruciali sulla gestione delle risorse idriche e sulla sicurezza delle infrastrutture. Ha evidenziato l'importanza del giornalismo d'inchiesta.
La memoria di quella notte tragica continua a vivere. Serve da monito per il futuro. Ricorda l'imperativo di anteporre la sicurezza umana a ogni altro interesse.
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