Cronaca

Lombardia: Carceri al collasso, 2,44 detenuti per agente

20 marzo 2026, 01:46 5 min di lettura
Lombardia: Carceri al collasso, 2,44 detenuti per agente Immagine da Wikimedia Commons Lodi
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La Lombardia affronta una grave crisi nelle sue carceri, con un rapporto di 2,44 detenuti per agente. La carenza di personale, sia di polizia penitenziaria che di educatori, aggrava il sovraffollamento, superando il 150% in molti istituti.

Sovraffollamento carceri lombarde: dati allarmanti

La situazione delle carceri in Lombardia presenta criticità significative. Il rapporto tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria raggiunge una media di 2,44 persone per ogni agente. Questo dato, emerso dall'ultimo rapporto di Antigone, posiziona la regione tra quelle con le maggiori difficoltà a livello nazionale. I dati provengono dalle schede di trasparenza del Ministero, aggiornate a maggio 2025.

La carenza di personale è un problema diffuso. Si stima che manchi il 16% delle unità previste per la polizia penitenziaria. Sebbene il sotto-organico sia una realtà in tutta Italia, la Lombardia, insieme a Lazio e Umbria, registra il minor numero di agenti in rapporto al numero di detenuti presenti. Questo squilibrio mette a dura prova l'operatività quotidiana degli istituti penitenziari.

La media regionale di 2,44 detenuti per agente non riflette uniformemente la situazione di ogni singola struttura. Ad esempio, nel carcere Nerio Fischione di Brescia, a dicembre, il rapporto era di 1,85 detenuti per agente. Questo valore risulta migliore rispetto alla media lombarda e in linea con il dato nazionale. Al contrario, la casa circondariale di Bollate, nel Milanese, presenta un quadro più critico, con un rapporto che sale a 3,25 detenuti per agente.

La carenza di agenti è quantificabile. A dicembre, in Lombardia mancavano ben 487 agenti. Questo deficit è dovuto anche ai ritardi nell'immissione in servizio dei nuovi agenti, i cui concorsi sono stati banditi nel 2025. La situazione è in attesa di essere risolta con l'arrivo di nuovo personale, ma nel frattempo le criticità persistono, come dimostrano gli eventi accaduti a San Vittore, dove 250 detenuti sono stati evacuati a seguito di incendi e blackout.

Carenza di educatori: un freno al reinserimento

Oltre alla polizia penitenziaria, un altro settore fondamentale per il percorso di reinserimento dei detenuti è quello degli educatori. Queste figure professionali, previste dalla riforma del 1975, hanno il compito di supportare i ristretti nel loro percorso di risocializzazione e rieducazione. Anche in questo ambito, la Lombardia si trova in una posizione di difficoltà.

Il rapporto nazionale indica una media di 64,8 detenuti in carico a ciascun funzionario educatore. In Lombardia, questo dato nel 2025 era pari a 77,1, in aumento rispetto ai 69,6 registrati nel 2024. Questo incremento del carico di lavoro per gli educatori limita la loro capacità di seguire individualmente ogni detenuto, compromettendo l'efficacia dei percorsi rieducativi.

Il rapporto di Antigone evidenzia situazioni particolarmente critiche. Nella casa circondariale di Bergamo, al momento della pubblicazione del rapporto, erano presenti solo 4 educatori a fronte dei 6 previsti. Con un numero di detenuti pari a 576, il rapporto era di un educatore ogni 144 detenuti. Questo dato è significativamente più alto della media regionale e nazionale, rendendo estremamente complesso garantire un supporto adeguato a tutti.

La carenza di educatori non è solo un problema numerico, ma incide direttamente sulla qualità dei programmi di trattamento e sulla possibilità di ridurre la recidiva. Un personale insufficiente e sovraccarico fatica a implementare attività formative, lavorative e ricreative che sono essenziali per il recupero sociale dei detenuti.

Sovraffollamento record: oltre il 150% in molti istituti

Il quadro critico si completa con i dati sul sovraffollamento delle celle. A luglio 2025, il rapporto del Garante nazionale dei detenuti segnalava emergenze in 13 istituti su 19. In queste strutture, il tasso di sovraffollamento superava il 150%, con una media regionale attestata al 152%. Questo significa che le celle ospitavano un numero di persone significativamente superiore alla loro capienza regolamentare.

I dati più recenti del Ministero della Giustizia, aggiornati al 28 febbraio 2026, confermano e aggravano questa tendenza. La media di sovraffollamento in Lombardia ha raggiunto il 156%. Le punte più elevate si registrano in alcuni istituti specifici. La casa circondariale di San Vittore a Milano raggiunge il 222% di sovraffollamento. Anche il carcere Nerio Fischione di Brescia presenta un tasso del 208%. Altre strutture critiche includono Lodi, con il 211%, e Varese, che si avvicina al 200%.

Questo livello di sovraffollamento ha ripercussioni dirette sulla salute fisica e mentale dei detenuti, aumentando il rischio di tensioni, conflitti e problemi igienico-sanitari. Le condizioni di vita precarie possono inoltre alimentare un clima di disagio e instabilità all'interno degli istituti. La situazione è ulteriormente complicata dalla carenza di personale, che rende più difficile la gestione quotidiana di un numero così elevato di ristretti.

Le criticità evidenziate dall'articolo, come i disordini in carcere e i suicidi registrati nel 2025, sono spesso una conseguenza diretta di queste condizioni estreme. La necessità di interventi urgenti per aumentare l'organico e migliorare le strutture è ormai impellente, come sottolineato da diverse associazioni e garanti.

Il sovraffollamento cronico e la carenza di personale qualificato rappresentano una sfida complessa per il sistema penitenziario lombardo. Affrontare queste problematiche richiede un impegno congiunto delle istituzioni e l'implementazione di politiche mirate a garantire condizioni di detenzione dignitose e percorsi rieducativi efficaci, in linea con i principi costituzionali e internazionali.

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