Una docente supplente in provincia di Livorno denuncia una retribuzione oraria di soli 4 euro lordi. L'esperienza, durata due mesi, è terminata a causa delle condizioni economiche insostenibili e della precarietà contrattuale.
Condizioni economiche insostenibili per docenti
Una professionista di 38 anni, con un passato nel settore della fotografia, ha deciso di intraprendere la carriera di insegnante supplente. Ha accettato un incarico in una scuola della provincia di Livorno, trasferendosi dalla Campania. L'entusiasmo iniziale si è però scontrato con una realtà lavorativa molto dura.
Le era stato prospettato un compenso mensile di circa 700 euro per nove ore settimanali di lezione. Una volta effettuati i calcoli, la docente ha scoperto che la sua retribuzione effettiva si attestava sui 4 euro lordi per ogni ora di insegnamento. Questa cifra, ha spiegato, è del tutto inadeguata per un adulto con responsabilità economiche.
La situazione è stata ulteriormente complicata dalla natura dell'incarico. La professoressa era stata chiamata a sostituire un'insegnante titolare. Quest'ultima, pur rientrando dal congedo, continuava a usufruire di permessi frequenti. Sebbene legittima, questa prassi ha comportato per la supplente un trattamento economico meno vantaggioso.
Invece di un incarico stabile con un monte ore settimanale definito, il suo lavoro veniva conteggiato su base giornaliera. Questo ha portato a una retribuzione finale molto inferiore rispetto a quanto inizialmente preventivato. La docente ha quindi deciso di interrompere la collaborazione dopo soli due mesi.
Precarietà e mancanza di tutele nel reclutamento
La professoressa ha raccontato la sua esperienza a LivornoToday, evidenziando la mancanza di chiarezza fin dall'inizio. Le era stato promesso un incarico fino a giugno, ma senza alcuna formalizzazione scritta. La cifra approssimativa di 700 euro mensili non è mai stata confermata ufficialmente.
Nonostante ciò, si è trasferita in Toscana, affrontando i costi di due affitti contemporaneamente. Ha confidato nella serietà dell'istituzione scolastica e nella possibilità di svolgere un lavoro dignitoso. La realtà trovata, tuttavia, è stata ben diversa.
I contratti venivano inseriti quotidianamente, con pagamenti basati su un orario estremamente ridotto. Ad esempio, due ore di lezione il lunedì fruttavano 8 euro lordi, tre ore il mercoledì 14 euro, e quattro ore il venerdì 17 euro. Queste cifre, rapportate all'ora, confermavano la retribuzione di 4 euro lordi.
La docente ha sottolineato come queste cifre non tengano conto delle responsabilità di un insegnante. Queste includono la preparazione delle lezioni, la programmazione didattica, la gestione della classe e il rapporto con gli studenti. Il primo pagamento tramite il sistema NoiPA è arrivato solo dopo più di un mese dall'inizio del servizio.
Le ragioni dell'abbandono della cattedra
Oltre alla retribuzione, la professoressa ha lamentato una generale assenza di indicazioni e riferimenti chiari. La frammentazione e l'incertezza dei contratti rendevano impossibile pianificare il lavoro. Mancavano inoltre tutele concrete, inclusa quella per la malattia.
Le è stato persino richiesto di strutturare lezioni di fotografia per studenti che, pur frequentando un istituto di grafica, non avevano mai affrontato la materia. Questo evidenziava una possibile disorganizzazione interna.
Nonostante queste criticità, la docente è rimasta in cattedra per due mesi. Ha agito per senso di responsabilità verso gli studenti, con cui aveva stabilito un legame, e per rispettare gli impegni economici già presi. Tuttavia, la conferma della retribuzione oraria di 4 euro lordi ha reso insostenibile la sua permanenza.
Ha ribadito che tale condizione potrebbe essere accettabile per giovani molto giovani, magari al loro primo impiego. Per una professionista adulta con costi di vita reali, invece, è impraticabile. Ha menzionato un altro caso, quello di un 19enne a Cecina, a cui ha augurato il meglio, ma ha chiarito che per lei la situazione era diversa.
Critiche al sistema scolastico e impatto sulla formazione
La professoressa non attribuisce colpe dirette alla scuola, che sembra aver operato nel rispetto delle normative vigenti. Tuttavia, esprime forti critiche verso il sistema che permette tali condizioni. Lo stress accumulato ha avuto ripercussioni anche sulla sua salute, portandola ad ammalarsi.
Ha evidenziato problemi legati all'inserimento tardivo dei contratti, con alcuni ancora in fase di registrazione. Le date comunicatele erano spesso discordanti, e ottenere informazioni chiare si rivelava un'impresa. Queste difficoltà hanno inciso anche sull'aggiornamento delle graduatorie, basate su informazioni errate fornite dalla segreteria.
Questo scenario, secondo la docente, rende il lavoro docente economicamente insostenibile per chi non è giovanissimo. Esclude professionisti con esperienza e rischia di abbassare la qualità complessiva della formazione offerta. Un giovane potrebbe accettare tali condizioni per entusiasmo o mancanza di alternative, ma un adulto con responsabilità non può.
La professionista ha concluso sottolineando le conseguenze negative per gli studenti. Essi hanno diritto a una formazione solida e basata sull'esperienza pratica. Un sistema che non garantisce continuità né qualità compromette il loro percorso educativo.
La sua denuncia solleva interrogativi importanti sul valore del lavoro docente e sulle condizioni offerte ai supplenti, figure cruciali per il funzionamento del sistema scolastico italiano. La situazione nella provincia di Livorno sembra riflettere un problema più ampio, che necessita di attenzione e soluzioni concrete per garantire dignità e sostenibilità economica a chi sceglie di dedicarsi all'insegnamento.