La storia evolutiva dello scorpione di Montecristo è stata svelata da uno studio genetico. La sua parentela con specie delle Baleari e la sua origine risalgono a milioni di anni fa, prima dell'emersione dell'isola.
Un'antica parentela svelata da analisi genetiche
La parentela tra lo scorpione di Montecristo, identificato come Euscorpius oglasae, e una specie delle Baleari, E. balearicus, è stata confermata da recenti analisi genetiche.
Questi studi hanno rivelato che la separazione dei loro lignaggi risale a circa 25,9 milioni di anni fa. Questo dato è particolarmente sorprendente.
L'isola di Montecristo, infatti, si è formata geologicamente solo tra 8,4 e 7,2 milioni di anni fa. La storia dello scorpione è quindi significativamente più antica dell'habitat attuale.
Trasformazioni geologiche e sopravvivenza evolutiva
La spiegazione di questa discrepanza temporale affonda le radici nelle profonde trasformazioni geologiche del Mediterraneo occidentale.
La frammentazione e lo spostamento di antiche microplacche terrestri hanno probabilmente separato popolazioni di scorpioni che un tempo erano più vicine.
Si ipotizza che il lignaggio dello scorpione di Montecristo sia sopravvissuto sulle terre emerse del Tirreno settentrionale.
L'isola come ultimo rifugio
Solo molti milioni di anni dopo, con l'emersione dell'isola, questo scorpione avrebbe raggiunto Montecristo. Ciò sarebbe avvenuto probabilmente durante periodi di maggiore connessione tra le terre del Tirreno.
Successive estinzioni nelle aree circostanti avrebbero poi reso Montecristo l'ultimo rifugio per questa antica linea evolutiva.
Questo scenario spiega come una specie possa esistere su un'isola emersa molto tempo dopo la sua origine evolutiva.
Collaborazione scientifica e valore della biodiversità
Lo studio, pubblicato sul Journal of Biogeography, è frutto di una collaborazione internazionale. Hanno partecipato l'Università di Lisbona, l'American Museum of Natural History di New York e l'Università di Torino.
Javier Blasco-Arastegui e Lorenzo Prendini hanno curato la componente evolutiva e molecolare. L'aracnologo Marco Isaia dell'Università di Torino ha coordinato le ricerche in Italia.
Le attività italiane sono state realizzate nell'ambito di una convenzione tra l'Università di Torino e il Parco dell'Arcipelago toscano.
Fondamentale è stato anche il supporto del raggruppamento Carabinieri biodiversità, reparto di Follonica, per le autorizzazioni e la logistica a Montecristo.
Il presidente del Parco dell'Arcipelago toscano, Matteo Arcenni, ha sottolineato: «Questi risultati scientifici straordinari dimostrano ancora una volta quanto le nostre isole siano scrigni inestimabili di biodiversità e veri e propri laboratori d'evoluzione a cielo aperto».