Nuove spedizioni subacquee sono in corso a Lipari per esplorare il noto relitto di Capistello. L'iniziativa mira a valorizzare ulteriormente questo sito archeologico di grande importanza storica.
Nuove immersioni nel sito archeologico
La Soprintendenza del Mare ha avviato una nuova campagna di scavi sottomarini. L'operazione si concentra sul sito archeologico della Secca di Capistello. Le attività dovrebbero concludersi nel corso del mese corrente. L'iniziativa vede la collaborazione dell'Università degli Studi di Malta. Saranno impiegate unità navali e personale specializzato della Capitanerie di porto. Il tenente di vascello Gianmaria Arangio ha emesso un'ordinanza. Questa vieta la navigazione nello specchio d'acqua interessato. L'obiettivo è garantire la sicurezza delle operazioni. Si vuole prevenire ogni possibile interferenza.
La storia del relitto maledetto
La nave affondò nel 300 a.C. circa. Si trovava sulla costa orientale dell'isola di Lipari. L'imbarcazione urtò la sommità della secca. Il suo prezioso carico di anfore si disperse su un'area vasta. L'area interessata supera i 1200 metri quadrati. Il relitto giace a circa 200 metri dalla secca. Il fondale raggiunge una profondità di circa 102 metri. Questo sito è noto come il “relitto maledetto”. Molti subacquei e “tombaroli” hanno perso la vita nelle sue acque. Il recupero e la valorizzazione del sito sono stati finanziati. I fondi provengono dal governo nazionale e regionale. L'intento è la futura musealizzazione del ritrovamento.
La scoperta e i primi tentativi di scavo
Il relitto fu scoperto nel 1966. I responsabili furono Giovanni e Beppe Michelini. Erano presenti anche Enzo Sole e Santo Vinciguerra. Stavano cercando corallo tra Lipari e Vulcano. Durante un'immersione profonda, Santo Vinciguerra toccò il collo di un'anfora. Era nascosta dalla posidonia. Il carico navale appariva intatto. Si trovava sul ripido pendio della secca. Sotto il carico si celava lo scafo della nave. Da quel momento iniziarono i tentativi di saccheggio. Le indagini scientifiche servirono anche a fermare i recuperi illegali. Un'indagine scientifica fu avviata. Era diretta dall'istituto archeologico germanico di Roma. Purtroppo, fu sospesa. Un tragico incidente causò la morte del direttore Helmut Schlaeger. Coinvolto anche il giovane assistente Udo Graf.
Le tecnologie moderne per l'esplorazione
Nel 1976, il lavoro riprese. L'Institute of Nautical Archaeology americano partecipò. Anche la Sub Sea Oil Services fu coinvolta. Furono utilizzati mezzi tecnici avanzati. Tra questi, una campana batiscopica. C'era anche una camera di decompressione. Furono impiegati telefono e televisione a circuito chiuso. Fu persino utilizzato un minisommergibile. Queste nuove tecnologie permisero un'esplorazione completa. Le ricerche si conclusero nel 1978. Si accertò la presenza di due ancore. Avevano ceppi in piombo. Un'ancora fu recuperata. Furono trovati anche pesi per reti da pesca. C'erano barre in piombo. E un lingotto di stagno da circa 10 chilogrammi. Le attuali ricerche sperano di portare alla luce nuovi reperti significativi.