L'Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, presiederà domani i funerali di don Massimo Donghi a Limbiate. Il sacerdote, scomparso a 55 anni, era alla guida della comunità pastorale di San Giorgio.
Arcivescovo Delpini ai funerali a Limbiate
Domani, 25 marzo 2026, la comunità di Limbiate si stringerà per l'ultimo saluto a don Massimo Donghi. La cerimonia funebre sarà presieduta da una figura di spicco della Chiesa ambrosiana: l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. L'evento è fissato per le ore 16:00 presso la chiesa parrocchiale.
La presenza dell'arcivescovo sottolinea l'importanza di don Massimo e il legame che aveva saputo creare con i fedeli. La notizia della sua scomparsa, avvenuta domenica scorsa all'età di 55 anni, ha destato profonda commozione in tutta la diocesi.
Don Massimo era il parroco responsabile della comunità pastorale di San Giorgio. La sua dedizione e il suo ministero hanno lasciato un segno indelebile nel cuore di molti. La camera ardente è stata allestita proprio nella chiesa parrocchiale, diventando un luogo di pellegrinaggio per numerosi fedeli.
La malattia e la testimonianza di don Massimo
La battaglia contro una grave malattia aveva segnato gli ultimi mesi di vita di don Massimo. Ad agosto 2025, il sacerdote aveva scelto di condividere pubblicamente la sua condizione, annunciando la necessità di sottoporsi a un lungo percorso di cure mediche. La sua comunicazione fu coraggiosa e toccante.
Attraverso un videomessaggio, don Massimo aveva rivelato: «Ho un tumore, affidiamo a Maria la nostra strada». Questa frase racchiudeva la sua profonda fede e la sua capacità di affrontare le avversità con speranza. Le giornate trascorse al Policlinico per la chemioterapia erano descritte con una sincerità disarmante.
Nonostante la sofferenza, il sacerdote aveva trovato il modo di creare legami anche in ospedale. Definiva i suoi compagni di reparto «quasi amici», dimostrando una straordinaria umanità. La sua capacità di vedere il bene anche nelle situazioni più difficili era un esempio per tutti.
Poco più di un mese fa, don Massimo aveva rilasciato un'altra testimonianza significativa. Aveva affermato: «Essere fragili mi dà l’energia per vivere il ministero in modo nuovo». Questa riflessione evidenziava come la vulnerabilità potesse diventare fonte di forza e rinnovamento spirituale.
Il percorso pastorale di don Massimo Donghi
Originario di Seveso, don Massimo aveva intrapreso il cammino verso il sacerdozio in giovane età. La sua vocazione si era manifestata presto, solida e profonda, portandolo a essere ordinato sacerdote nel 1996. Fu il cardinale Martini a conferirgli gli ordini sacri, un momento cruciale nella sua vita spirituale.
Il suo ministero lo aveva visto impegnato in diverse parrocchie della diocesi. Per otto anni, aveva svolto il ruolo di coadiutore a Macherio, acquisendo esperienza e affinando le sue doti pastorali. Successivamente, il suo servizio lo aveva portato a Besana, dove aveva continuato a dedicarsi alla cura delle anime.
Dal 2015 al 2024, don Massimo aveva guidato la comunità pastorale “Maria Madre della Chiesa” a Cassina. Per nove anni, aveva ricoperto il ruolo di responsabile, lavorando con impegno per rafforzare il tessuto spirituale e sociale della parrocchia. La sua guida era stata apprezzata per la sua vicinanza e la sua capacità di ascolto.
Nel settembre 2024, aveva assunto un nuovo incarico a Limbiate. Qui era diventato responsabile della nuova comunità “Maria Regina del Rosario”. Un nuovo capitolo pastorale che, purtroppo, è stato interrotto prematuramente dalla malattia.
La comunità si stringe attorno a don Massimo
La notizia della morte di don Massimo ha lasciato un vuoto incolmabile. La sua figura era sinonimo di dedizione, fede e profonda umanità. I fedeli di Limbiate e delle comunità che lo hanno conosciuto si preparano a dargli l'ultimo commosso addio.
La camera ardente, allestita nella chiesa parrocchiale, è diventata un luogo di preghiera e ricordo. Numerosi fedeli si sono recati a porgere l'ultimo saluto, portando con sé ricordi e testimonianze del suo ministero. La partecipazione di monsignor Delpini ai funerali è un ulteriore segno di affetto e stima nei confronti del sacerdote scomparso.
L'eredità spirituale di don Massimo Donghi vivrà nelle parole che ha pronunciato, negli esempi che ha dato e nell'amore che ha saputo seminare tra i suoi fedeli. La sua battaglia contro il tumore, vissuta con coraggio e fede, rimarrà un monito a vivere ogni istante con pienezza e significato.
La comunità di Limbiate, guidata ora da nuove figure pastorali, si unisce nel cordoglio, ricordando con affetto e gratitudine il loro parroco. Le parole di don Massimo sulla fragilità come fonte di energia risuonano ancora oggi, invitando tutti a trovare forza nella propria umanità.
La cerimonia di domani sarà un momento di preghiera collettiva, un'occasione per affidare l'anima di don Massimo alla misericordia divina e per ringraziare per il dono del suo ministero. La presenza dell'arcivescovo Delpini conferisce solennità all'evento, elevando il ricordo del sacerdote a un livello diocesano.
La notizia della sua scomparsa, riportata dal quotidiano Il Giorno, ha raggiunto anche chi non conosceva direttamente don Massimo, ma che ne ha apprezzato la testimonianza di fede e resilienza. La sua storia è un esempio di come affrontare le sfide della vita con dignità e speranza.
I funerali di don Massimo Donghi rappresentano un momento di unione per la comunità di Limbiate, un'opportunità per rafforzare i legami di fede e solidarietà. La sua figura continuerà a ispirare molti, anche dopo la sua scomparsa.