Raggiro a Seregno: chieste condanne per estorsione a disabile
Processo a Monza: estorsione e rapina a Seregno
Tre persone di Seregno sono finite sotto processo presso il Tribunale di Monza con pesanti accuse. Si parla di minacce, estorsioni e rapine ai danni di un 30enne del luogo, il quale si trovava in una condizione di fragilità psichica e aveva sviluppato una forte infatuazione per una delle imputate.
La Procura ha richiesto pene severe: 4 anni e 3 mesi per la donna, D.P., e 3 anni e 6 mesi ciascuno per i suoi due complici, E.C. e R.O., entrambi uomini. Le accuse includono estorsione, rapina e lesioni personali, reati commessi tra il 2022 e il gennaio 2023.
La vittima racconta le minacce e le estorsioni
È stata la stessa presunta vittima a ripercorrere i fatti in aula, dopo aver sporto diverse denunce ai carabinieri. Il 30enne, che lavora e vive da solo, ha spiegato di essersi invaghito di D.P. nel 2022, credendo che i sentimenti fossero ricambiati. Inizialmente, ha riferito di averle donato spontaneamente del denaro.
Tuttavia, la situazione è rapidamente degenerata con l'insorgere di minacce. La donna, spesso accompagnata da complici, lo attendeva sotto casa. Veniva costretto a prelevare somme di denaro dai bancomat, anche solo 100 o 200 euro alla volta. Il timore per la propria incolumità lo spingeva a cedere alle richieste.
Estorsioni, rapine e aggressioni fisiche
Le richieste di denaro non si limitavano ai prelievi. La donna indicava il numero di IBAN per effettuare bonifici tramite il suo cellulare, con R.O. che monitorava le transazioni. A queste presunte estorsioni si aggiungono episodi di rapina e aggressione fisica.
Il 30enne ha raccontato di un episodio in cui, dopo aver aperto la porta a D.P. che citofonava insistentemente, è stato spogliato e toccato per rovistare nelle sue tasche, da cui sono stati sottratti circa dieci euro. Quando ha rifiutato ulteriori richieste di denaro, la donna lo avrebbe stretto al collo e morso a un braccio.
La difesa e il futuro del processo
Gli imputati hanno respinto le accuse mosse nei loro confronti. La vicenda, che ha visto la presunta vittima sborsare una somma stimata tra i 4.000 e i 5.000 euro, tornerà in aula a luglio per ulteriori sviluppi. Nonostante le gravi accuse, la vittima non si è costituita parte civile nel processo.