Il previsto spostamento dell'associazione islamica 'Al Wifaq' da via Fermi a Porto a Legnago genera un acceso dibattito politico. Mentre il centrosinistra vede nell'operazione un'opportunità per maggiore ordine e controllo, la maggioranza esprime riserve, alimentando una spaccatura interna.
Nuova sede islamica a Porto: le reazioni
Il progetto di trasferimento dell'associazione islamica Al Wifaq, attiva da 16 anni nel centro storico di Legnago, sta provocando un acceso dibattito politico. L'associazione intende spostare la propria sede dall'attuale locale in via Fermi all'ex palestra Orange, situata in via Piccinato, nella zona di Porto. Questa mossa ha diviso gli schieramenti politici cittadini, sia all'interno della maggioranza che tra le opposizioni.
La coalizione che sostiene il sindaco Paolo Longhi ha manifestato pareri contrari all'insediamento di un'associazione a scopo religioso nella nuova area. Il sindaco stesso, insieme a Maurizio De Lorenzi (segretario cittadino della Lega) e Luciano Giarola (segretario cittadino di Forza Italia), ha chiarito che il municipio non ha ancora ricevuto comunicazioni ufficiali in merito. La posizione della maggioranza sembra quindi orientata verso una certa cautela e scetticismo.
«Non sarà una moschea», ma la politica è divisa
I responsabili dell'associazione Al Wifaq hanno sottolineato che il nuovo spazio non sarà una moschea e non darà vita a un nuovo sodalizio. Si tratterebbe semplicemente di un cambio di sede, un trasloco da una zona all'altra della città. Nonostante queste precisazioni, le dichiarazioni dei rappresentanti della maggioranza hanno acceso le critiche del centrosinistra.
Sinistra Italiana, pur non avendo un consigliere comunale, ha criticato quelle che definisce «dichiarazioni e timori che rischiano di alimentare tensioni sociali e narrazioni distorte». Roberto Boggiani, rappresentante locale del movimento, ha evidenziato come l'ex palestra Orange sia da tempo inutilizzata. La sua trasformazione in centro religioso e culturale, secondo Boggiani, favorirebbe la partecipazione ordinata dei fedeli e la prevenzione di marginalità.
«Una moschea ufficiale è uno spazio aperto, regolamentato e verificabile», ha affermato Boggiani. La trasparenza, a suo dire, è preferibile all'improvvisazione e all'occultamento.
Il centrosinistra: «Lotta per l'egemonia su un diritto»
Luigina Zappon, consigliera di Centrosinistra per Legnago e segretaria cittadina del Partito Democratico, ha interpretato la situazione come una «lotta per l’egemonia interna sulla pelle di un diritto garantito dalla Costituzione». Ha ricordato che l'Islam è la seconda religione in Italia e la libertà di culto è un diritto fondamentale.
La consigliera ha posto l'accento sulla questione del potere: «Se l’associazione Al Wifaq è attiva da anni e deve solo cambiare sede, qual è il vero riposizionamento di potere che la maggioranza sta cercando di nascondere dietro questi slogan?». Zappon ha inoltre osservato che una gestione ordinata di una sede è solitamente nell'interesse della sicurezza e del decoro urbano, aspetti che la destra dichiara di voler tutelare.
Anche Legnago Futura, altra forza di opposizione, considera la vicenda una questione interna al centrodestra. Stella Bonini, capogruppo, ha commentato sui social la divisione interna alla maggioranza, evidenziando le diverse posizioni di Forza Italia e Lega. Quest'ultima, a suo dire, avrebbe espresso un tono più acceso per farsi notare.
La Lista civica Tebon: «Controlli e rispetto delle normative»
Simone Tebon, esponente della Lista civica Tebon (centrodestra), ha espresso l'auspicio che l'amministrazione comunale effettui tutti i controlli necessari. L'obiettivo è garantire che il trasferimento e le attività nel nuovo edificio rispettino le normative vigenti. Tebon ha definito l'intervento della Lega come «l'ennesimo goffo tentativo leghista di farsi un po’ di pubblicità a danno del sindaco Longhi». La sua posizione suggerisce una volontà di mantenere un approccio pragmatico e attento alla legalità, criticando le manovre politiche.