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Giovani che hanno abbandonato gli studi formano baby gang a Legnago, creando problemi di sicurezza. Dirigenti scolastici esprimono preoccupazione per gli studenti che frequentano regolarmente le lezioni.

Giovani senza scuola creano bande a Legnago

Molti giovani, in gran parte usciti dal percorso scolastico o frequentanti in modo discontinuo, trascorrono le giornate per strada. Questi minorenni, privi di un titolo di studio, sembrano pianificare le loro azioni come un vero e proprio programma. Questa situazione è emersa grazie alle testimonianze di quattro dirigenti di istituti superiori di Legnago.

La maggior parte degli episodi si concentra nel quartiere di Porto. Qui, i giovani formano delle vere e proprie baby gang. Questi gruppi terrorizzano i coetanei, specialmente alle fermate dei pullman. Il fenomeno sociale è complesso e richiede interventi su più fronti.

Dirigenti scolastici lanciano l'allarme

La dirigente dell'Enaip, Alessandra Malvezzi, ha dichiarato che la scuola porta avanti progetti sulla legalità. Tuttavia, le informazioni raccolte dagli studenti suggeriscono un problema più ampio. «Il problema va inquadrato all’interno della comunità», ha affermato Malvezzi. «Purtroppo non c’è nulla che possa essere di aiuto a questi giovanissimi».

La dispersione scolastica e la mancanza di supporto familiare espongono questi ragazzi a comportamenti devianti. La dirigente ha anche sottolineato la necessità di proteggere gli studenti che frequentano regolarmente. Questi ultimi hanno paura quando escono dalle lezioni.

Coordinamento tra scuole e forze dell'ordine

Stefano Minozzi, dirigente dell’istituto professionale Medici, concorda con questa analisi. Tutte le situazioni segnalate dagli studenti del suo istituto sono collegate a giovani fuori dal sistema scolastico. «Anche se non si tratta di nostri ex allievi», ha precisato Minozzi, «è stato appurato che siano giovani gravitanti fuori dalla rete scolastica».

I dirigenti del Polo legnaghese si coordinano da tempo su questo fronte. Informano le forze dell’ordine, che hanno intensificato i pattugliamenti. I docenti offrono supporto immediato agli studenti.

Un fenomeno sociale complesso

Alessio Mario Annolfi, dirigente dell’Iis Silva-Ricci, elogia il lavoro delle forze dell’ordine. Tuttavia, riconosce la complessità del fenomeno. «Il fenomeno è complesso e investe tutta la società e tutte le scuole», ha spiegato Annolfi. «Ci sono ragazzi che hanno lasciato la scuola, altri che la frequentano ancora». Intercettare l’evoluzione di questi atteggiamenti è molto difficile.

La scuola si occupa degli aspetti educativi e civici. Ma la problematica richiede il coinvolgimento di tutta la società. Lauro Molinaroli, preside del liceo Cotta, evidenzia le difficili condizioni familiari. «Sono situazioni che nascono da contesti familiari spesso estremamente difficili», ha osservato Molinaroli. È necessario offrire supporti concreti, come la pratica sportiva.

Sport come strumento educativo

Lo sport può insegnare regole e rispetto reciproco. Questo approccio potrebbe essere più efficace di incontri o conferenze. Offrire ai giovani attività sportive potrebbe aiutarli a canalizzare la loro aggressività. La collaborazione tra scuole, famiglie e comunità è fondamentale per affrontare questo problema.

Le autorità locali e le istituzioni scolastiche stanno lavorando per trovare soluzioni. L'obiettivo è garantire la sicurezza degli studenti e offrire un futuro migliore ai giovani a rischio. La prevenzione e l'intervento precoce sono considerati cruciali.