Medico si dimette: addio all'ospedale di Lecco
Dimissioni dopo mancata nomina a primario
Il dottor Giuseppe Vertemati, stimato medico lecchese, ha rassegnato le proprie dimissioni dall'ospedale Manzoni di Lecco. La decisione giunge a pochi mesi dalla mancata nomina a primario della Chirurgia toracica, ruolo per il quale era considerato uno dei candidati principali.
Vertemati, che aveva fondato il reparto e ne era direttore facente funzioni, aveva visto sfumare la promozione lo scorso novembre. Questo evento aveva scatenato reazioni emotive, sia da parte dei familiari che del personale ospedaliero.
Un messaggio di saluto e incoraggiamento
Prima di lasciare definitivamente la struttura, il dottor Vertemati ha indirizzato una lettera di commiato ai colleghi con cui ha collaborato dal 1987. Il messaggio non è solo un addio, ma anche un'esortazione a prendersi cura dell'ospedale e a valorizzare il rapporto umano con i pazienti.
«Il sorriso o una semplice stretta di mano fanno la differenza», ha scritto Vertemati, sottolineando l'importanza del contatto umano nell'assistenza sanitaria. Ha inoltre invitato a coltivare la conoscenza e a rispettare l'esperienza, mettendo in guardia dall'eccessiva dipendenza da tecnologie come l'informatica o l'intelligenza artificiale.
Proteste e riconoscimento per il medico
La mancata nomina a primario aveva generato un'ondata di proteste all'interno dell'ospedale. Volantini, cartelli, messaggi sui social media e persino la proposta di conferirgli un'alta onorificenza civica testimoniano il profondo affetto e stima che il dottor Vertemati gode tra i suoi pazienti e colleghi.
La lettera delle figlie, diventata virale, aveva evidenziato come i pazienti fossero stati gli unici a riconoscere appieno il valore del padre, descrivendo il sistema sanitario come «crudele con chi ha scelto di restare pulito, onesto e umano».
L'appello finale: «Vogliate bene al vostro ospedale»
Nella sua lettera, Giuseppe Vertemati ha concluso con un appello sentito ai suoi collaboratori: «Per favore, vogliate bene al vostro ospedale poiché, al netto delle sue storture, resta pur sempre il luogo migliore dentro il quale invecchiare».
Un invito a non dimenticare l'importanza del proprio lavoro e del luogo che li ospita, nonostante le difficoltà e le criticità del sistema sanitario.