A Lecco si è tenuta l'ultima commissione sul progetto Bione prima del voto in consiglio comunale. Presentati i dettagli finanziari e le criticità, con un dibattito acceso tra maggioranza e minoranze.
Bione: ultime chiarimenti prima del voto in consiglio
La sala del consiglio comunale di Palazzo Bovara a Lecco ha ospitato un'importante seduta. Si è trattato della seconda e conclusiva commissione congiunta. L'incontro era focalizzato sul progetto di partenariato pubblico-privato. Questo riguarda il futuro del centro sportivo Bione. La riunione si è svolta mercoledì sera. L'obiettivo era rispondere ai quesiti dei consiglieri. Le domande erano state presentate dopo il 17 marzo. La seduta è durata circa due ore e mezza. Molti spettatori erano presenti. Tra loro, rappresentanti di diverse società sportive locali. I consulenti Fabrizio Robbiano e Paola Roullet hanno cercato di chiarire i punti oscuri. Il consiglio comunale è chiamato a esprimersi lunedì 30 marzo. Nel frattempo, una petizione online ha raccolto adesioni significative. La petizione si intitola «Il Bione è dei ragazzi, non di chi lo compra». Ha raggiunto 1.312 firme verificate su Change.org.
Conti del progetto Bione: 26 o 35 milioni?
La questione dei costi è stata centrale. Questo nodo era rimasto irrisolto dall'ultimo confronto. Il consulente economico-finanziario, Fabrizio Robbiano, ha fornito una risposta dettagliata. La cifra di 26,3 milioni di euro rappresenta l'investimento necessario per la realizzazione. Include i costi di costruzione. Il Comune di Lecco non dispone immediatamente di tali fondi. Pertanto, è necessario un finanziamento. Qui entrano in gioco gli oneri finanziari. Sommando tutti i flussi di spesa previsti nell'arco di 20 anni, si ottiene una cifra considerevole. Questi flussi includono un contributo iniziale di circa 10,7 milioni. Ci sono poi i canoni periodici e un riscatto finale di circa 3,35 milioni. La somma totale ammonta a 34.985.731 euro. Robbiano ha confrontato questa opzione con un mutuo. Un mutuo con lo stesso contributo iniziale costerebbe circa 34,1 milioni. La differenza è quindi di circa 885mila euro. Questo dato è inferiore ai 1,47 milioni indicati in precedenza. La differenza si riduce perché il nuovo calcolo esclude il mutuo integrale dalla comparazione. Un mutuo integrale, invece, avrebbe un costo totale di circa 39,5 milioni. Il consulente ha usato un paragone automobilistico. Ha paragonato il partenariato pubblico-privato (PPP) al leasing di un'auto. Il leasing costa di più del mutuo. Tuttavia, include servizi come la manutenzione. Inoltre, trasferisce il rischio al privato. Il vantaggio principale non risiede nel costo finale. Si trova piuttosto in ciò che viene delegato al soggetto privato. La differenza di 885mila euro è giustificata dal fattore tempo. Il privato si impegna a completare i lavori entro 3 anni. La media nazionale per opere simili è di 8 anni e mezzo. Robbiano ha stimato che un ritardo di soli 9 mesi nella gestione diretta da parte del Comune comporterebbe una perdita di introiti. Tale perdita equivarrebbe al differenziale di costo, annullando il vantaggio del mutuo.
La maggioranza: un semaforo verde, non un contratto vincolante
Il capogruppo del Partito Democratico, Pietro Regazzoni, ha ribadito i punti chiave della posizione della maggioranza. I 10 milioni di euro già presenti a bilancio sono considerati una certezza. Inoltre, lo spazio finanziario in conto corrente si libererà a giugno 2026. Questo avverrà con la scadenza di un prestito obbligazionario contratto nel 2006. Non ci sono motivazioni elettorali dietro questa tempistica. Il consigliere del PD Casto Pattarini, inizialmente perplesso, si è detto ora più convinto. Ha invitato le minoranze a presentare emendamenti formali alla delibera. In alternativa, ha suggerito di non votare contro. Il capogruppo del Gruppo Misto, Andrea Frigerio, ha riassunto la visione della maggioranza. Lunedì non si voterà il progetto nel suo complesso. Si voterà una dichiarazione di interesse pubblico. Questo è un passaggio propedeutico. Se il proponente non rispetterà le condizioni stabilite, il Comune potrà interrompere il processo. Non assumerà alcun obbligo. La consulente legale, Paola Roullet, ha confermato questa interpretazione. Ha definito il voto come un «semaforo verde». Questo permette al proponente di sviluppare il progetto di fattibilità tecnico-economica definitivo. Successivamente, l'amministrazione potrà esaminarlo in dettaglio. Potrà anche interrompere l'iter se necessario. Il diritto di prelazione, che avrebbe favorito il proponente in una gara, è stato già eliminato. Questo in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea. Roullet ha aggiunto che, in una fase successiva, il Comune potrà richiedere un parere non vincolante al NARS (Nucleo di Consulenza per l'Attuazione delle linee guida per la Regolazione dei Servizi di pubblica utilità). Questo per confermare la natura del contratto come PPP. La consulente ha anche precisato che la natura del contratto come PPP sarà certificata da un ente terzo, il NARS.
Le minoranze: non è un vero PPP, la fretta è ingiustificata
Il consigliere Corrado Valsecchi (Orizzonte per Lecco) ha ribadito la sua posizione. Se l'esborso totale è di 34,985 milioni e l'investimento diretto del privato è solo di 1,4 milioni, con il resto coperto da un leasing che il Comune rimborserà, allora non si tratterebbe di un vero partenariato pubblico-privato. Ha sollecitato il Comune a richiedere un parere alla Corte dei Conti o all'ANAC. L'obiettivo è verificare la legittimità della procedura. Ha ricordato che la manifestazione di interesse fu pubblicata nel periodo tra Natale ed Epifania. Un momento poco favorevole alla partecipazione degli operatori economici. La capogruppo di Lecco Ideale, Lorella Cesana, ha sollevato questioni più specifiche sulla delibera. Ha evidenziato l'assenza di riferimenti espliciti agli articoli 174 e 177 del Codice dei contratti pubblici. Le prescrizioni inserite sono considerate troppo generiche. Ad esempio, gli spazi pre-partita non sono dimensionati e i magazzini non sono specificati. Il deliberato, così com'è scritto, potrebbe rendere difficile discostarsi dai flussi finanziari proposti. Ha chiesto ai consulenti se avessero visitato il Bione. Ha anche domandato se avessero esaminato l'analisi sullo stato dei luoghi. Questa analisi era stata redatta nel novembre 2024 dall'attuale gestore, uno dei proponenti. Cesana ha ricordato che il progetto di A5 fu ignorato. Quel progetto prevedeva costi interamente a carico del privato. Ha inoltre segnalato che il termine per la dichiarazione di pubblico interesse, indicato nella conferenza di servizi preliminare, è già scaduto. Il consigliere Simone Brigatti (Fratelli d'Italia) ha notato un refuso nella documentazione. Il valore del riscatto finale era indicato come 351.000 euro invece di 3.351.793 euro. Ha insistito su un punto che i consulenti hanno solo parzialmente affrontato. Il PPP si basa su un tasso variabile. Il mutuo, invece, avrebbe un tasso fisso. In un contesto di mercati finanziari volatili, il rischio di tasso per il Comune potrebbe essere significativo. Il differenziale di 885.000 euro potrebbe quindi aumentare. Il consigliere della Lega, Stefano Parolari, ha sollevato un aspetto tecnico di bilancio. Il leasing, inclusa l'IVA, grava sulla parte corrente del bilancio comunale. Questo è diverso da un mutuo tradizionale. Esiste il rischio di costringere future amministrazioni a tagliare servizi o aumentare l'IRPEF. La capogruppo della Lega, Cinzia Bettega, ha sottolineato che il soggetto finanziatore non è ancora stato nominato dai proponenti. Il consigliere Giuseppe Ciresa (Lecco Ideale) ha chiesto all'assessore Torri come verrà gestita la manutenzione del centro durante i prossimi tre anni di cantiere. Ha proposto un'alternativa: utilizzare i 10 milioni a bilancio per interventi mirati sul palazzetto, sulla pista di atletica e sui campi esistenti. Questo anziché impegnarsi in un'operazione ventennale. I consiglieri Giovanni Tagliaferri (Orizzonte per Lecco) e Alberto Anghileri (Alleanza Verdi e Sinistra) hanno concluso con domande rimaste senza risposta chiara. Tagliaferri ha chiesto perché votare ora, a 60 giorni dalle elezioni, su un progetto da 35 milioni. Ha evidenziato il clima di forte divisione. Anghileri ha domandato ai consulenti se avessero esperienze in casi simili. Ha anche chiesto perché, in 15 anni, nessuna amministrazione sia riuscita a risolvere la questione del Bione.
Il voto del 30 marzo: l'ultimo atto prima delle elezioni
La domanda diretta del capogruppo PD Regazzoni ai consulenti è rimasta senza risposta esplicita. «Le prescrizioni inserite superano le criticità attuali e ci permettono di essere più tranquilli?». La consulente Roullet ha spiegato che tutto dipenderà dalla convenzione definitiva. Questa convenzione non esiste ancora, dato che il PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica) è ancora da definire. Una risposta tecnicamente corretta, ma che non ha soddisfatto le minoranze. Se tutto dipende da una convenzione futura, perché votare ora? Nel frattempo, è arrivata la convocazione ufficiale. È stata firmata dal presidente del Consiglio Roberto Nigriello. Il consiglio comunale è fissato per lunedì 30 marzo alle 18:30. La sede è la sala consiliare di Palazzo Bovara. Il Bione è il punto 4 all'ordine del giorno. L'ordine del giorno include anche l'adozione del regolamento edilizio comunale e del regolamento del verde pubblico e privato. Il relatore sarà l'assessore Emanuele Torri. Sarà l'ultimo atto deliberativo rilevante. Precede i 45 giorni di ordinaria amministrazione che precedono le elezioni comunali. Le decisioni prese in questo periodo sono cruciali per il futuro della città.