Dimissioni primario Lecco: il commosso addio al Manzoni
Addio del Primario Mancato al Manzoni
Il dottor Giuseppe Vertemati, figura di spicco dell'Ospedale Manzoni di Lecco, ha rassegnato le proprie dimissioni. La decisione giunge a quattro mesi dalla mancata nomina a primario della Chirurgia toracica, reparto di cui era stato tra i fondatori e di cui era direttore facente funzioni.
La sua uscita dall'ospedale non è un semplice congedo, ma si trasforma in un sentito messaggio di saluto e incoraggiamento rivolto a tutto il personale con cui ha collaborato fin dal 1987. La sua lettera è un appello a mantenere alto lo spirito di dedizione e umanità.
Un Messaggio di Umanità e Dedizione
Nella sua missiva, Vertemati si rivolge a infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti e tecnici, sottolineando l'importanza del contatto umano e della professionalità in corsia. «Il vostro esserci in carne e ossa, il vostro sorriso o una semplice stretta di mano fanno la differenza per coloro che, irrisi dalla malattia, non se la passano bene», scrive il medico.
L'esortazione è a coltivare la conoscenza e a valorizzare l'esperienza, mettendo in guardia dalle insidie dell'eccessiva dipendenza da tecnologie come l'informatica o l'intelligenza artificiale. Il medico lecchese, 60 anni, invita il personale a non dimenticare mai il valore insostituibile della presenza fisica e dell'empatia.
La Mancata Nomina e le Reazioni
La vicenda della mancata promozione di Vertemati a primario aveva generato un'ondata di proteste e solidarietà. Le sue figlie avevano espresso pubblicamente il loro dissenso con una lettera aperta, definendo il sistema sanitario «crudele con chi ha scelto di restare pulito, onesto e umano». Anche all'interno dell'ospedale le reazioni erano state forti, con manifestazioni di sostegno e proposte per riconoscimenti civici.
Nonostante le controversie e le reazioni suscitate dalla decisione dirigenziale, il dottor Vertemati conclude la sua lettera con un appello finale: «Per favore, vogliate bene al vostro ospedale poiché, al netto delle sue storture, resta pur sempre il luogo migliore dentro il quale invecchiare».