La ASL Lecce apre ai ricoveri a pagamento con il sistema intramoenia, una decisione che suscita forti critiche da parte dei sindacati CGIL e FP CGIL. I sindacati temono una sanità a due velocità, accessibile solo ai più abbienti, e chiedono la sospensione della delibera.
Ricoveri intramoenia: cosa prevede il nuovo protocollo
La ASL Lecce ha ufficialmente autorizzato i ricoveri tramite attività libero-professionale intramuraria (Alpi). Questo modello, già in uso per visite ambulatoriali, viene ora esteso a interventi chirurgici e degenze ospedaliere. La decisione è stata formalizzata dal commissario straordinario Stefano Rossi.
Il nuovo protocollo permette ai pazienti di accedere più rapidamente a cure e interventi. Sarà sufficiente pagare direttamente le prestazioni mediche. Chi ha maggiori risorse economiche potrà così saltare le normali liste d'attesa. Il costo include l'onorario dei medici e del personale. Si aggiunge anche una quota pari al 50% del Drg, il rimborso previsto per le strutture sanitarie.
Queste prestazioni avverranno al di fuori del normale orario di servizio. Verranno utilizzate sale operatorie e reparti pubblici. La modalità è analoga a quella già in vigore per l'attività ambulatoriale intramoenia. L'obiettivo è offrire un'alternativa per chi cerca tempi di attesa ridotti.
CGIL e FP CGIL: "Sanità per pochi"
Le organizzazioni sindacali CGIL e FP CGIL hanno espresso una ferma opposizione alla delibera. Hanno richiesto l'immediata sospensione del provvedimento. Chiedono inoltre un confronto urgente con la direzione aziendale e la Regione Puglia. I segretari provinciali Tommaso Moscara e Floriano Polimeno hanno espresso preoccupazione.
Secondo i rappresentanti sindacali, il rischio concreto è quello di minare l'universalità del sistema sanitario pubblico. Si creerebbe una netta divisione. Da un lato i pazienti che possono pagare, dall'altro chi resta vincolato alle lunghe attese. I sindacati avvertono: «Va evitato in ogni modo di trasformare la sanità pubblica in sanità privata».
Il nuovo sistema, secondo le sigle, potrebbe favorire la creazione di corsie preferenziali. Queste sarebbero destinate esclusivamente ai pazienti con maggiori disponibilità economiche. Si teme quindi una sanità a due velocità.
Criticità organizzative e disparità
Oltre alle questioni di principio, i sindacati sollevano dubbi sull'organizzazione pratica. Il protocollo non definisce con chiarezza gli spazi dedicati all'attività intramoenia per i ricoveri. Questo potrebbe portare a una commistione tra pazienti in regime ordinario e quelli paganti. Una situazione che, secondo CGIL e FP CGIL, potrebbe generare disparità significative all'interno degli ospedali.
Si paventa il rischio di creare reparti con pazienti di «serie A» e «serie B». Questo andrebbe contro i principi di equità e uguaglianza. La distinzione basata sulla capacità di spesa è vista come inaccettabile. Le risorse pubbliche dovrebbero garantire pari opportunità a tutti i cittadini.
Liste d'attesa e impatto sui conti pubblici
Un altro punto critico riguarda le liste d'attesa. Queste sono già un problema serio in molte strutture sanitarie. L'estensione dell'intramoenia ai ricoveri potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione. Potrebbe infatti incentivare ulteriormente il ricorso a prestazioni a pagamento. Questo escluderebbe di fatto chi non può permetterselo.
Inoltre, una parte dei costi rimarrebbe a carico del sistema sanitario regionale. Si profila quindi un aumento della spesa pubblica. C'è anche il rischio di favorire la mobilità passiva. I pazienti potrebbero essere spinti a cercare cure in altre regioni, con costi maggiori per il sistema.
Il diritto alla salute sotto attacco
Al centro del dibattito vi è il principio fondamentale dell'universalità del Servizio sanitario nazionale. Questa è considerata una delle conquiste più importanti del sistema sanitario italiano. Per CGIL e FP CGIL, senza regole chiare e limiti precisi, l'estensione dell'Alpi ai ricoveri cambierebbe radicalmente la sanità pubblica.
Il sistema rischierebbe di diventare sempre più dipendente dalle capacità economiche dei cittadini. Questo andrebbe a discapito del diritto alla salute per tutti. Le organizzazioni sindacali ribadiscono la necessità di un servizio sanitario equo e accessibile.