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Un ambizioso progetto del 1954 prevedeva la costruzione di un nuovo stadio per il Lecce a pochi passi da Piazza Mazzini. L'idea, mai realizzata, avrebbe potuto cambiare il volto urbano e sportivo della città.

Progetto stadio Lecce: un'idea del 1954

Nei primi anni Cinquanta, la città di Lecce accarezzò l'idea di un nuovo impianto sportivo. Un progetto dettagliato immaginava uno stadio a una distanza minima da Piazza Mazzini. Questa proposta, rimasta solo sulla carta, avrebbe potuto alterare significativamente le abitudini dei tifosi giallorossi. La memoria collettiva dei sostenitori del Lecce evoca il vecchio Carlo Pranzo. Questo stadio, caratterizzato da un terreno polveroso e un pubblico vicino al campo, rappresenta il passato calcistico. L'attuale Via del Mare, invece, simboleggia la modernità. Proprio in questi mesi, lo stadio di Via del Mare sta vivendo una fase di profonda riqualificazione. I lavori includono la copertura di tutti i settori, proiettando l'impianto verso il futuro. La ricorrenza dei 60 anni dall'inaugurazione del Via del Mare offre uno spunto per esplorare aspetti meno noti della storia del club. Questi dettagli affascinanti sono rimasti a lungo nell'ombra. L'idea di un nuovo stadio emerse in un periodo di grande trasformazione per Lecce. La città stava vivendo un'espansione demografica e urbanistica significativa. L'interesse per le sorti della squadra locale cresceva costantemente. Il vecchio Carlo Pranzo, ormai obsoleto, piccolo e inadeguato, si trovava sempre più inglobato nel tessuto urbano in rapida evoluzione. La necessità di un nuovo impianto divenne pressante. La ricerca storica di Diego Frigino, presidente dell'associazione “Passione Lecce”, ha portato alla luce questi dettagli. Frigino dedica oltre 15 anni allo studio delle origini del calcio leccese. Le sue ricerche sono fondamentali per comprendere il contesto dell'epoca. La sua introduzione al progetto è chiara: «Tutto ha avuto inizio nel Secondo Dopoguerra».

Lecce: espansione urbana e necessità di un nuovo stadio

Il perimetro urbano di Lecce, nel periodo considerato, era sostanzialmente delimitato dalla linea ferroviaria, dalla circonvallazione e dai viali alberati. Tuttavia, la città si trovava all'alba di una fase di espansione edilizia. Questa crescita si sarebbe intensificata nei decenni successivi, modificando profondamente il paesaggio urbano. Nei giorni precedenti l'elezione di Oronzo Massari, un monarchico, a sindaco di Lecce, emerse un'altra notizia. Il presidente dell'Us Lecce, Marcello Chiatante, aveva preannunciato lavori di ampliamento e sistemazione del vecchio stadio Carlo Pranzo. Questa informazione, testimoniata da articoli di stampa dell'epoca, suggeriva un tentativo di adeguare l'impianto esistente. Tuttavia, un orientamento diverso stava prendendo piede. Si stava affermando la volontà di realizzare un nuovo impianto in un'area differente della città. Questa tendenza è confermata da un progetto specifico. Il progetto fu firmato, per conto della società giallorossa, un paio di anni dopo. L'architetto autore del progetto era Beniamino Barletti. La sua visione mirava a dotare Lecce di una struttura moderna e funzionale. L'obiettivo era rispondere alle esigenze di una città in crescita. La crescita non riguardava solo la popolazione, ma anche l'interesse sportivo. Il calcio stava diventando sempre più popolare. La necessità di strutture adeguate era quindi impellente. L'architetto Barletti studiò attentamente le possibilità offerte dal territorio. La sua proposta teneva conto della futura espansione urbana. La scelta di una nuova area era strategica. Doveva essere facilmente accessibile per i tifosi. Doveva anche permettere un'espansione futura. Il progetto rappresentava un passo importante per il futuro del calcio leccese. L'idea di un nuovo stadio era concreta. La documentazione disponibile ne attesta la serietà. Questi documenti sono una testimonianza preziosa. Offrono uno sguardo sul passato calcistico e urbano di Lecce. La ricerca storica continua a svelare aspetti inediti. Il calcio leccese ha una storia ricca di progetti e aspirazioni. Molti di questi sono rimasti incompiuti. Ma contribuiscono a definire l'identità del club e della città.

Dettagli del progetto del 1954: capienza e costi

La documentazione relativa a questo progetto è custodita con cura. Si trova presso l'Archivio Storico del Comune di Lecce. Il complesso che ospita l'archivio è quello degli Agostiniani. Qui, i dettagli del piano sono finalmente rivelati. Nel febbraio del 1954, il progetto venne formalmente comunicato. Le destinatari furono il prefetto e l'amministrazione comunale di Lecce. La comunicazione avvenne tramite una lettera ufficiale. Il firmatario della lettera era Gaetano Dorsa. All'epoca, Dorsa era subentrato a Marcello Chiatante nella presidenza del club. La sua lettera esplicitava la volontà della società di procedere con la realizzazione del nuovo stadio. L'ubicazione prevista era di notevole interesse strategico. «L’impianto – racconta Diego Frigino – si sarebbe dovuto realizzare ai margini orientali dell’allora recente area di espansione urbana del quartiere Mazzini». L'area scelta si trovava all'incrocio tra il tratto finale di via Trinchese (oggi identificata come via Salandra) e l'attuale circonvallazione. Questa posizione era considerata ideale. Permetteva di servire una zona in rapida crescita. Il lotto individuato per la costruzione era ben definito. Corrispondeva all'area compresa tra l'ex Tribunale dei minori e Piazza Partigiani. Queste coordinate geografiche collocano il progetto in una zona centrale e accessibile. La capienza prevista per il nuovo stadio era ambiziosa. «Avrebbe avuto una capienza di circa 15mila spettatori». Ma il progetto non si fermava qui. Prevedeva anche una «supercapienza» che poteva arrivare «fino a oltre 21mila». Questo dato dimostra la lungimiranza dei progettisti. Miravano a dotare Lecce di un impianto capace di accogliere un pubblico numeroso. Il costo totale stimato per la realizzazione dell'opera era di 310 milioni di lire. Una cifra considerevole per l'epoca. Questo importo rifletteva la grandezza e la modernità dell'impianto immaginato. La previsione della capienza, nel dettaglio, evidenziava la volontà di creare uno stadio all'avanguardia. Tuttavia, questo progetto rimase confinato nei cassetti della burocrazia. La ragione principale del suo mancato sviluppo fu la scelta di destinare quell'area specifica a uso residenziale. Questa decisione amministrativa ebbe conseguenze profonde. Incise, in modo silenzioso ma decisivo, sulla geografia urbana e sportiva di Lecce. La città avrebbe potuto avere il suo stadio a pochi passi da una delle sue piazze più importanti. Invece, la storia prese una direzione diversa. La storia del calcio leccese si sviluppò lungo la strada di Via del Mare. Nonostante questo, ci furono ulteriori tentativi di costruire un nuovo stadio. Questi tentativi verranno trattati in approfondimenti futuri.