Un secolo fa nasceva Monsignor Antonio Cantisani, figura chiave per Catanzaro. Il suo legame con la città, nato da un profondo affetto reciproco, continua a vivere nella memoria collettiva.
Un legame profondo con Catanzaro
Catanzaro ha celebrato un importante anniversario. Si ricordano i cento anni dalla nascita di Monsignor Antonio Cantisani. Nato a Lauria il 2 novembre 1926, il vescovo scelse il capoluogo calabrese come sua casa. Il suo ministero episcopale lo legò indissolubilmente alla comunità.
Per ventitré anni ha guidato la Chiesa catanzarese. Ma il suo rapporto con la città andò ben oltre il ruolo istituzionale. La sua scelta di rimanere a Catanzaro anche dopo la conclusione del mandato testimonia un affetto profondo. Questo legame, a cinque anni dalla sua scomparsa, è ancora vivo nel cuore della città.
Dalla Basilicata alla Calabria, una vita al servizio
Antonio Cantisani nacque in Basilicata, ma trovò in Catanzaro una seconda patria. La sua vocazione si manifestò presto. A quindici anni entrò nel seminario di Salerno. Fu ordinato sacerdote a ventidue anni, il 16 giugno 1949.
La sua formazione lo portò alla consacrazione episcopale il 29 dicembre 1971. La sua prima guida diocesana fu a Rossano, dal gennaio 1972. Qui maturò la sua visione della Chiesa come luogo di ascolto e accoglienza. Questa sensibilità caratterizzò tutta la sua opera pastorale.
L'arrivo a Catanzaro e l'impronta pastorale
Il 27 settembre 1980 segnò il suo ingresso a Catanzaro. Arrivò con una solida preparazione, ma soprattutto con una grande sensibilità pastorale. Cercava il contatto con la gente, condivideva le preoccupazioni delle famiglie. Si interrogava sul futuro dei giovani e sulle condizioni dei più deboli.
Non fu solo l'arcivescovo delle cerimonie solenni. Fu un uomo attento alle ferite sociali ed economiche. La sua autorevolezza derivava dalla capacità di unire fede e vita quotidiana. Guidò la Chiesa catanzarese fino al 2003, attraversando importanti trasformazioni.
Il rapporto con il territorio, il clero e i fedeli lasciò un segno indelebile. Catanzaro lo riconobbe come una presenza familiare, ben oltre il suo incarico. Conosceva il valore delle tradizioni religiose e la devozione popolare.
Un pastore attento agli ultimi e ai migranti
Monsignor Cantisani nutriva un affetto particolare per la chiesa di Santa Maria di Mezzogiorno. Tornava spesso a celebrare la Messa. Intenso era anche il legame con il santuario di Madonna di Porto a Gimigliano. La Madonna accompagnò la sua intera esistenza, simboleggiata nello stemma episcopale.
Il suo impegno per gli ultimi superò i confini della diocesi. Dal 1987 al 1995 fu presidente di Migrantes. Si fece interprete di una Chiesa aperta all'incontro e all'accoglienza. Difese la dignità delle persone costrette a lasciare la propria terra.
Nel 2002 criticò la legge Bossi-Fini. Affermò che «L’accoglienza del forestiero e del profugo non è un’opzione politica, ma un dovere evangelico». Queste parole dimostrano il suo coraggio e la sua profonda convinzione.
Un uomo umano e un riferimento per la città
Accanto alla figura autorevole, emergeva un Cantisani profondamente umano. Era legato ai piccoli gesti, alla preghiera quotidiana, alla disciplina personale. Il 1° luglio 2021, a novantaquattro anni, si spegneva.
Catanzaro perse una figura che aveva accompagnato la sua vita religiosa e civile per oltre quattro decenni. La sua tomba nel cimitero cittadino rende tangibile la sua appartenenza. Qui riposa il vescovo che pregò per i bisognosi, gli ammalati, chi cercava conforto.
A cento anni dalla sua nascita, ricordare Monsignor Cantisani significa riscoprire la sua testimonianza di fede e umanità. Significa valorizzare una Chiesa vicina alle persone e un pastore che non smise mai di amare i più fragili.
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