Cronaca

L'Aquila: "Terre della Luna", Di Gennaro avverte sul rischio "cattedrale nel deserto"

21 marzo 2026, 15:22 7 min di lettura
L'Aquila: "Terre della Luna", Di Gennaro avverte sul rischio "cattedrale nel deserto" Immagine da Wikimedia Commons L'Aquila
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Il progetto "Terre della Luna" a L'Aquila, pur ambizioso, rischia di diventare una "cattedrale nel deserto" se la gestione non coinvolge attivamente la comunità locale. Giovannino Di Gennaro, figura storica dell'Asbuc di Forcella, solleva preoccupazioni sulla sostenibilità a lungo termine.

Progetto "Terre della Luna": un investimento per l'Ovest Aquilano

Un'iniziativa di notevole portata è stata presentata recentemente presso il Comune dell'Aquila. Il progetto, denominato "Terre della Luna", mira a riqualificare e valorizzare un'area strategica. Questa zona comprende le frazioni di Preturo, Forcella e Menzano. Si estende anche a comprendere la parte occidentale della città. L'obiettivo è creare un polo multifunzionale.

La struttura prevista ospiterà la sede dell'Asbuc di Forcella. Saranno inoltre disponibili spazi dedicati a convegni e incontri. Un elemento chiave del progetto è la realizzazione di una rete di sentieri naturalistici. Questi percorsi saranno attrezzati per offrire un'esperienza immersiva nella natura circostante. L'investimento totale stimato per la realizzazione di questo ambizioso piano supera i 2 milioni di euro.

Il progetto rappresenta un passo avanti significativo per l'area ovest dell'Aquila. L'obiettivo è stimolare lo sviluppo locale. Si punta a migliorare l'offerta turistica e ricreativa per residenti e visitatori. La visione è quella di creare un centro nevralgico per attività culturali e naturalistiche.

Di Gennaro: "Ambizioso, ma la gestione è la vera sfida"

A intervenire sul progetto "Terre della Luna" è Giovannino Di Gennaro. Egli è una figura di spicco nel territorio, essendo stato il primo presidente dell'Asbuc di Forcella. Di Gennaro riconosce il valore intrinseco dell'iniziativa. La definisce un progetto ambizioso. Lo considera un passaggio importante per l'Asbuc di Forcella. Questa associazione è attiva da circa trent'anni. Di Gennaro stesso fu tra i fondatori.

Pur apprezzando l'impianto generale dell'intervento, Di Gennaro esprime una riflessione profonda. Questa riguarda la fase successiva alla realizzazione delle infrastrutture. La sua preoccupazione principale verte sulla gestione futura delle strutture e degli spazi creati. La sua esperienza sul campo gli permette di anticipare potenziali criticità.

La sua valutazione positiva sull'idea di base è chiara. Tuttavia, emerge una forte enfasi sulla necessità di pianificare attentamente la gestione post-costruzione. Questo aspetto è cruciale per il successo a lungo termine del progetto.

Il rischio "Cattedrale nel Deserto": la lezione dalle esperienze passate

Secondo Giovannino Di Gennaro, il successo finale del progetto "Terre della Luna" dipenderà in larga misura da un fattore determinante. Questo fattore è la capacità di coinvolgere attivamente la comunità locale. I residenti sono i titolari degli usi civici. Il loro coinvolgimento nella gestione delle strutture è considerato fondamentale. Senza una partecipazione attiva, il rischio è concreto.

Di Gennaro mette in guardia contro il pericolo di creare infrastrutture imponenti. Queste, se prive di una gestione radicata nel territorio, potrebbero trasformarsi in vere e proprie "cattedrali nel deserto". Questo termine evoca strutture grandiose ma inutilizzate. Esse diventano simbolo di spreco di risorse pubbliche. L'efficacia dell'investimento verrebbe così compromessa.

Questa è una lezione appresa da altre esperienze simili. In passato, progetti con grandi potenzialità hanno fallito per mancanza di una gestione partecipata. La dispersione di fondi pubblici è una conseguenza diretta di tali fallimenti. È quindi essenziale evitare questo scenario per "Terre della Luna".

La proposta di Di Gennaro: ruolo centrale per l'Asbuc e i residenti

Per scongiurare il rischio di una gestione inefficace, Giovannino Di Gennaro propone una soluzione chiara. Viene sottolineata l'importanza di affidare un ruolo centrale all'Asbuc di Forcella. Questa associazione rappresenta un punto di riferimento consolidato per la comunità. La sua profonda conoscenza del territorio e delle sue esigenze è un valore aggiunto inestimabile.

Parallelamente, è fondamentale coinvolgere attivamente i residenti. La loro partecipazione diretta garantisce una gestione coerente con le reali necessità del territorio. Questo approccio partecipativo è la chiave per evitare utilizzi impropri delle strutture. Si vuole anche prevenire una possibile privatizzazione dei beni comuni. L'obiettivo è valorizzare realmente il patrimonio ambientale e sociale.

La gestione deve essere un processo inclusivo. Deve mirare a massimizzare i benefici per la collettività. Solo così "Terre della Luna" potrà realizzarsi pienamente. Diventerà un motore di sviluppo sostenibile per l'area ovest dell'Aquila.

Contesto territoriale: l'area ovest dell'Aquila e le sue potenzialità

L'area interessata dal progetto "Terre della Luna" riveste un'importanza strategica per L'Aquila. Le frazioni di Preturo, Forcella e Menzano, insieme alla zona ovest in generale, rappresentano un territorio ricco di potenzialità inespresse. Storicamente, questa parte della città ha visto uno sviluppo meno marcato rispetto ad altre zone. Tuttavia, possiede un patrimonio naturalistico e paesaggistico di grande pregio.

La vicinanza al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e ad altre aree protette rende questa zona ideale per lo sviluppo del turismo naturalistico ed escursionistico. La creazione di una rete di sentieri attrezzati, come previsto dal progetto, risponde perfettamente a questa vocazione. Potrebbe attrarre un flusso turistico interessato alla montagna, alla biodiversità e alle attività all'aria aperta.

La presenza dell'Asbuc di Forcella, un'associazione di promozione sociale e di gestione dei beni comuni, è un elemento di forza. Le associazioni di questo tipo svolgono un ruolo cruciale nel tessuto sociale delle aree interne e periferiche. Possono fungere da catalizzatori per iniziative di sviluppo locale. La loro conoscenza diretta del territorio e dei bisogni della popolazione è insostituibile.

L'investimento di oltre 2 milioni di euro rappresenta un'opportunità concreta per invertire la tendenza allo spopolamento o al declino economico di queste aree. Tuttavia, come evidenziato da Di Gennaro, la mera realizzazione delle infrastrutture non è sufficiente. È necessaria una visione strategica che metta al centro le persone e le loro esigenze.

Usi Civici e Gestione Comunitaria: un quadro normativo e sociale

Il concetto di usi civici, menzionato da Di Gennaro, è centrale nella discussione sulla gestione del progetto. Gli usi civici sono diritti collettivi di godimento su beni di proprietà pubblica o gravati da tali diritti. Nel caso specifico, si tratta di beni che appartengono alla collettività e che devono essere gestiti nell'interesse della stessa. La loro natura è legata alla storia e alle tradizioni locali.

La gestione di beni gravati da usi civici richiede un approccio particolare. Deve garantire la fruizione da parte di tutti i membri della collettività. Al contempo, deve assicurarne la conservazione e la valorizzazione nel tempo. L'affidamento della gestione a enti o associazioni locali, come l'Asbuc di Forcella, è spesso la soluzione più efficace. Questo permette di coniugare le esigenze di tutela con quelle di sviluppo.

Il rischio di creare "cattedrali nel deserto" è particolarmente elevato quando la gestione viene affidata a soggetti esterni. Questi soggetti potrebbero non avere un legame profondo con il territorio. Potrebbero perseguire interessi diversi da quelli della comunità locale. La privatizzazione o la gestione puramente commerciale, senza un adeguato contrappeso sociale, può portare alla marginalizzazione dei benefici per i cittadini.

Pertanto, la proposta di Di Gennaro di dare un ruolo centrale all'Asbuc e ai residenti non è solo una questione di opportunità. È anche una necessità dettata dalla natura stessa dei beni e dei diritti in gioco. Garantire una gestione comunitaria e partecipata è la chiave per la sostenibilità e il successo a lungo termine di "Terre della Luna".

Precedenti e prospettive future per "Terre della Luna"

L'articolo originale menziona che i lavori per "Terre della Luna" sono stati aggiudicati. Questo indica che la fase di realizzazione è effettivamente in corso. L'investimento di oltre 2 milioni di euro è quindi destinato a concretizzarsi in strutture fisiche. La preoccupazione di Giovannino Di Gennaro si concentra sulla fase successiva, quella gestionale. Le sue parole servono come un monito prezioso per le autorità competenti.

La storia di progetti simili in Italia è costellata di successi ma anche di fallimenti. Molti parchi naturalistici, centri polifunzionali o strutture ricreative hanno faticato a trovare un modello di gestione sostenibile. La mancanza di fondi operativi, la scarsa affluenza di pubblico o la difficoltà nel coinvolgere le comunità locali sono state spesso le cause principali.

Il caso di "Terre della Luna" potrebbe diventare un esempio virtuoso se si riuscirà ad implementare una gestione realmente partecipata. L'Asbuc di Forcella, con la sua esperienza e il suo radicamento, ha le potenzialità per guidare questo processo. Il coinvolgimento dei residenti, attraverso assemblee, consultazioni e forme di volontariato, può rafforzare ulteriormente il senso di appartenenza e la cura per il bene comune.

Le autorità locali, nell'aggiudicare i lavori, dovrebbero ora concentrarsi sulla definizione di un piano di gestione dettagliato. Questo piano dovrebbe prevedere meccanismi chiari di partecipazione e collaborazione con le realtà territoriali. Solo così si potrà trasformare l'ambizioso progetto "Terre della Luna" in una risorsa duratura e benefica per l'intera comunità aquilana, evitando il rischio di vederlo trasformarsi in una costosa "cattedrale nel deserto".

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