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L'Arcivescovo Antonio D'Angelo ha paragonato la Pasqua alla rinascita de L'Aquila dopo il terremoto del 2009. Le sue parole invitano a superare il dolore con la speranza e la forza interiore.

Le parole dell'arcivescovo per L'Aquila

Durante le celebrazioni pasquali, la comunità de L'Aquila ha riflettuto sul sisma del 2009. L'Arcivescovo metropolita, Antonio D'Angelo, ha pronunciato un'omelia significativa. Ha accostato il mistero della Risurrezione al percorso di rinascita della città. Il presule ha citato le parole di Gesù alle donne al sepolcro: «Non temete». Questo invito mira a superare la sofferenza e la morte.

La Pasqua come simbolo di rinascita

L'Arcivescovo ha sottolineato il valore universale della Pasqua. Questo evento ha segnato un nuovo inizio per l'umanità. Ha ricordato la discesa di Cristo agli inferi per recuperare Adamo. La sua umiliazione fino alla croce ha ridonato la vita nuova. Le parole «Non temete» infondono fiducia. Le donne al sepolcro erano sconvolte dalla tomba vuota. Gesù offre serenità, affermando di essere vivo. Non va cercato tra i morti, avendo sconfitto sofferenza e morte. Il Risorto permette di superare i limiti umani. La fragilità e la morte generano incredulità. Gesù apre nuove possibilità e spiragli. Invita ad annunciare ai fratelli che lo vedranno in Galilea. Anche i discepoli fuggiti ripartono con Lui. Dio valorizza i limiti, facendone rifiorire nuova realtà. La menzogna dei capi soldati contrasta con la verità divina. La via di Dio porta sempre alla meta. La vittoria del bene è una certezza pasquale.

La forza della risurrezione nella vita

San Pietro evidenzia la forza della vita nuova donata da Cristo. La sua risurrezione libera dai dolori della morte. La potenza dell'amore di Cristo è inarrestabile. Genera continuamente nuova vita per l'umanità. Siamo parte di questo rinnovamento. La grandezza dell'uomo si manifesta sempre più. Gesù ha attraversato la morte per sconfiggerla. Ogni forma di morte è vinta affinché la vita trionfi. Siamo beneficiari di questo dono di grazia. La bontà di Dio ci garantisce nei momenti di prova. Abbandonarsi a Lui porta alla vittoria. L'opera divina entra nella realtà umana. Dona luce e prospetta un futuro. La celebrazione del 17° anniversario del sisma ne è prova. La fede nella verità della vita ci sostiene. Ricordiamo chi ha perso la vita. La mano di Dio non è venuta meno. Le parole «Non temete» risuonano ancora. La ferita della perdita è profonda. Solo nel Risorto può guarire, pur portando i segni. Gesù risorge con le stigmate. Uno sguardo che va oltre aiuta a superare gli ostacoli. Non per giustificazioni, ma con la potenza dell'amore. Questa forza interiore è più forte del male. La voce dell'amore di Dio è più potente. Libera, rinnova e apre alla speranza. Questo è il centro dell'esistenza umana.

La rinascita della comunità aquilana

La vitalità della forza interiore si manifesta nella rinascita comunitaria. Tanti luoghi e forme esprimono questo desiderio di futuro. La città si riappropria dei suoi spazi. La linfa vitale umana deriva da Dio. Lui ha donato la vita all'uomo. La tenacia personale non basta. Serve la luce divina che apre vie sconfinate. Accogliere questa vitalità è un compito. Incanalarla con l'intelligenza del cuore è fondamentale. Questa intelligenza non si stanca né si arrende. Così si ricostruisce la comunità aquilana. Si promuove l'amicizia fraterna. I talenti di ciascuno sono necessari. Diamo spazio alla luce del Risorto. Coltiviamo uno sguardo più profondo sulla realtà. Il Salmo 15 accompagna questa riflessione. Benediciamo il Signore per i suoi consigli. L'animo viene istruito anche di notte. Porgiamo sempre il Signore davanti a noi. Egli ci sostiene e ci impedisce di vacillare. Il cuore gioisce e l'anima esulta. Il corpo riposa sicuro. La vita non sarà abbandonata negli inferi. Il fedele non vedrà la fossa. Ci sarà indicato il sentiero della vita. La gioia piena e la dolcezza senza fine ci attendono alla Sua destra.