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Confagricoltura Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria criticano la Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro, definendola uno strumento inefficace per garantire prezzi remunerativi agli agricoltori. Le associazioni chiedono politiche di filiera e aggregazione per salvare il settore.

Crisi grano duro: prezzi sotto i costi

La campagna del grano duro 2026 si presenta con scenari critici per le imprese agricole italiane. I prezzi di mercato si attestano costantemente al di sotto dei costi di produzione.

Questa situazione rende insostenibile l'attività delle aziende cerealicole. La redditività è compromessa, mettendo a rischio la sopravvivenza di un settore fondamentale per l'economia agricola regionale.

La CUN: aspettative deluse

La recente istituzione della Commissione Unica Nazionale (CUN) per il grano duro aveva generato aspettative di miglioramento. Tali speranze si sono rivelate infondate.

La CUN, secondo le associazioni, non è uno strumento in grado di fissare prezzi equi o di garantire il reddito dei produttori. La sua funzione è limitata alla rilevazione trasparente dei dati di mercato.

La composizione della Commissione è inoltre criticata per non aver incluso attori chiave come gli stoccatori. Questo squilibrio ne limita l'efficacia.

La Commissione non ha potere di intervento sulle dinamiche di domanda e offerta. Non può correggere gli squilibri che determinano la formazione del prezzo finale.

Critiche alla comunicazione e alle politiche

Chi ha presentato la CUN come soluzione alla crisi ha alimentato false speranze. Questo è avvenuto per scarsa conoscenza dello strumento o per volontà fuorviante.

La delusione attuale deriva dalla comunicazione errata, non dal fallimento della CUN in sé. La Commissione sta semplicemente svolgendo il suo compito istituzionale.

Il vero problema risiede nelle dinamiche del mercato, non nello strumento di rilevazione. Mancano strategie politiche di lungo periodo per la cerealicoltura.

Gli interventi degli ultimi anni sono stati episodici e focalizzati solo sulla semina. Non hanno rafforzato strutturalmente la competitività delle imprese agricole.

La proposta di Confagricoltura: aggregazione e filiera

Confagricoltura Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria chiedono un cambio di rotta. Le quattro regioni sono fortemente dipendenti dalla cerealicoltura.

È indispensabile rafforzare le relazioni tra produzione, stoccaggio, trasformazione e grande distribuzione. Serve favorire l'aggregazione dell'offerta.

Strumenti come le Organizzazioni di Produttori e le cooperative agricole sono fondamentali. Permettono di creare massa critica e programmare la produzione.

Solo imprese organizzate possono recuperare forza contrattuale e creare valore lungo la filiera. Devono poter gestire meglio gli equilibri tra domanda e offerta.

Contratti di filiera e sostegno alla competitività

Le associazioni sollecitano l'incentivazione dei contratti di filiera. Fondamentali anche gli investimenti in qualità e innovazione.

È necessario un sistema che affronti la volatilità dei mercati. Bisogna dare attuazione al decreto-legge 63/2024 sui costi di produzione, senza gravare interamente sulle aziende.

Il comparto cerealicolo necessita di una visione chiara, non di slogan vuoti. Serve una politica che supporti le imprese nella costruzione di una filiera moderna.

Una filiera competitiva deve redistribuire il valore in modo più equilibrato. Il divario tra prezzo del grano e costo della pasta ne è un esempio lampante.

Solo con queste premesse sarà possibile garantire un futuro alla coltivazione dei cereali in Italia.

Domande e Risposte

Cos'è la CUN del grano duro e perché è criticata?

La Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro è un organismo istituito per rilevare e fotografare l'andamento del mercato. Le associazioni agricole la criticano perché, secondo loro, non ha il potere di intervenire sulle dinamiche di prezzo e non garantisce remuneratività agli agricoltori, alimentando false speranze.

Quali sono le proposte di Confagricoltura per salvare il settore cerealicolo?

Confagricoltura Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria propongono di rafforzare le relazioni interprofessionali, incentivare l'aggregazione dell'offerta tramite cooperative e Organizzazioni di Produttori, promuovere i contratti di filiera, investire in qualità e innovazione, e garantire un'applicazione equa del decreto sui costi di produzione. L'obiettivo è creare una filiera più forte, competitiva e con una più equilibrata distribuzione del valore.

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