Un'udienza a Teramo il 7 maggio 2026 deciderà se archiviare o meno il caso della morte di due alpinisti sul Gran Sasso. I familiari contestano la gestione dei soccorsi e chiedono ulteriori indagini.
Udienza fissata per la tragedia del Gran Sasso
Il 7 maggio 2026 si terrà un'importante udienza. Si discuterà l'opposizione alla richiesta di archiviazione. Riguarda la tragica scomparsa di Luca Perazzini e Cristian Gualdi. I due alpinisti, residenti a Santarcangelo, persero la vita nel dicembre 2024. Avevano 42 e 48 anni. La tragedia avvenne sul versante aquilano del Gran Sasso. La quota era di 2.700 metri. La decisione è stata presa dal gip del Tribunale di Teramo, Lorenzo Prudenzano.
La Procura aveva chiesto la chiusura del fascicolo. Non aveva ravvisato responsabilità penali nei soccorritori. Questa posizione è stata contestata dai familiari delle vittime. Hanno presentato ricorso tramite i loro legali. Hanno richiesto accertamenti tecnici aggiuntivi. Il giudice ha ritenuto ammissibile questa istanza.
Contestata la gestione dei soccorsi
All'udienza parteciperà l'indagato. Si tratta di un delegato del soccorso alpino abruzzese. Sarà presente anche il suo difensore. L'avvocato Luca Greco, legale dei familiari, si è detto soddisfatto. Ha dichiarato: «Siamo soddisfatti della fissazione dell’udienza». Ha aggiunto che è un momento utile per esporre le ragioni dell'opposizione. La fissazione dell'udienza non era scontata. Il fatto che il gip abbia ammesso la discussione è un passo avanti importante.
Il fulcro della disputa legale riguarda la gestione dell'emergenza. I familiari sostengono che il responsabile del soccorso alpino avrebbe dovuto richiedere l'intervento dell'Aeronautica Militare. Si ipotizza un intervento con elicotteri specializzati. Questo non sarebbe avvenuto. La Procura ritiene che le condizioni meteo proibitive, con venti superiori ai 130 km/h, avrebbero reso inutile ogni tentativo di volo. I legali delle vittime puntano su una consulenza tecnica per smentire questa tesi.
Dubbi sulle coordinate e le chiamate
Sotto esame anche un presunto errore nell'interpretazione delle coordinate geografiche. Queste informazioni provenivano dalle 17 chiamate disperate effettuate dal cellulare di Gualdi. In una di queste chiamate, l'ultima alle 15:24, si sente un'operatrice domandarsi il motivo del mancato impiego dei mezzi dell'Esercito. I piloti delle basi di Cervia e Pratica di Mare furono ascoltati. Parlarono di speranze di salvataggio quasi nulle, basandosi sulle immagini delle webcam. Per le famiglie, però, rimane il dubbio. Un intervento tempestivo avrebbe potuto cambiare l'esito della tragedia.
La dinamica della tragedia
Perazzini e Gualdi erano alpinisti esperti. Erano ben equipaggiati. Furono sorpresi da una tempesta il 22 dicembre. L'evento accadde nel Vallone dell'Inferno. Perazzini scivolò per centinaia di metri. Gualdi tentò fino all'ultimo di chiedere aiuto. I soccorsi via terra e i sorvoli riuscirono a raggiungere i corpi solo il 27 dicembre. Erano trascorsi cinque giorni dalla scomparsa. L'udienza di maggio stabilirà se archiviare definitivamente il caso. Oppure se disporre nuove indagini per accertare eventuali omissioni nel coordinamento dei soccorsi.
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