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A 35 anni dall'omicidio dei netturbini Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano a Lamezia Terme, la figlia di uno di loro, Stefania Tramonte, ha espresso un forte appello per ottenere giustizia, criticando l'attesa dei pentiti. Le autorità locali hanno ribadito l'importanza della memoria e dell'impegno contro la criminalità organizzata.

Commemorazione per i netturbini uccisi a Lamezia

Si è svolta una commemorazione per ricordare Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano. I due uomini furono assassinati dalla 'ndrangheta nel 1991. L'evento si è tenuto nel trentacinquesimo anniversario della loro morte. La giustizia per questi omicidi non è ancora stata pienamente raggiunta. I responsabili non sono mai stati identificati con certezza. Questo genera profonda amarezza nei familiari delle vittime.

La figlia di Francesco Tramonte, Stefania, ha preso la parola durante la cerimonia. Ha espresso un grido di dolore e richiesta di giustizia. Le sue parole hanno toccato i presenti. Ha sottolineato la lunga attesa per una verità completa. La sua voce ha rappresentato il sentimento di molti familiari.

L'appello di Stefania Tramonte per la giustizia

Stefania Tramonte ha dichiarato che la giustizia non è ancora arrivata per la sua famiglia. Ha espresso frustrazione per l'attesa legata alle dichiarazioni dei pentiti. «Ci dicono che dobbiamo aspettare i pentiti», ha affermato. «Ma noi vogliamo di più, non vogliamo i pentiti, vogliamo credere ancora nella giustizia».

Queste parole evidenziano una sfiducia crescente. La speranza è che la giustizia possa arrivare attraverso altri canali. La sua testimonianza è stata un momento toccante. Ha dedicato l'iniziativa alla madre, Angela Vallone. La madre è scomparsa di recente. Angela Vallone rimase vedova molto giovane. Dovette crescere tre figlie da sola. Le figlie erano troppo piccole per comprendere la tragedia.

Stefania ha descritto la madre come una donna forte. «È stata capace nella sua semplicità di portare avanti noi tre figlie», ha detto. Ha ricordato l'educazione ricevuta. Ha sottolineato il rispetto delle regole impartito dalla madre. Ha riconosciuto la difficoltà della situazione familiare. La sua famiglia fu coinvolta in dinamiche criminali contro la sua volontà.

Il ricordo della città e l'impegno delle istituzioni

Il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone, ha portato i saluti della città. Ha ribadito che il ricordo di quella tragica mattina del 24 maggio 1991 è ancora vivo. I due netturbini furono trucidati dalla 'ndrangheta. Il sindaco ha sottolineato l'importanza di questi momenti. «Ci devono fare riflettere», ha dichiarato. «E che ci devono riportare a ricordare quello che è accaduto affinché ciò non avvenga più».

L'evento deve essere anche propositivo. Deve offrire spunti su come evitare che simili tragedie si ripetano. Il sindaco ha concluso affermando: «Dobbiamo comportarci in maniera tale da dare quotidianamente segno di appartenenza allo Stato». Ha aggiunto che è necessario mostrare «segno di lontananza rispetto a fenomeni deprecabili come quelli che sono verificati».

L'assessora Annalisa Spinelli ha fatto eco alle parole del sindaco. Ha sollecitato tutti a lavorare per una rinascita. Questo deve avvenire «dietro a queste scomparse tristi, tragiche». Il suo intervento ha rafforzato il messaggio di speranza e impegno collettivo. La memoria delle vittime deve tradursi in azioni concrete.

La 'ndrangheta e il contesto degli omicidi

L'omicidio di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano rientra in un periodo di forte attività della 'ndrangheta a Lamezia Terme. I due netturbini furono uccisi in circostanze ancora non del tutto chiarite. Si ipotizza un legame con attività di contrasto alla criminalità organizzata. La loro morte rappresentò un duro colpo per la comunità. Fu un atto intimidatorio nei confronti di chi cercava di opporsi al potere mafioso.

La mancata individuazione dei responsabili ha alimentato un senso di impunità. Questo ha reso la richiesta di giustizia ancora più pressante per i familiari. La lotta contro la 'ndrangheta richiede un impegno costante. Le istituzioni devono garantire che i crimini non cadano nell'oblio. La memoria delle vittime è uno strumento fondamentale. Serve a rafforzare la consapevolezza civile e la resistenza alla criminalità organizzata.

La commemorazione di quest'anno assume un significato particolare. La scomparsa della madre di Stefania aggiunge un ulteriore strato di dolore. Tuttavia, rafforza anche la determinazione a non dimenticare. La richiesta di giustizia da parte di Stefania Tramonte è un monito. Ricorda che la verità e la giustizia sono diritti inalienabili. Sono essenziali per la guarigione della comunità e per il futuro della legalità.

Le parole pronunciate dal sindaco e dall'assessora sottolineano la volontà politica. C'è l'impegno a contrastare i fenomeni criminali. La commemorazione serve a rinsaldare il legame tra cittadini e Stato. È un invito a vivere secondo i principi di legalità. La lotta alla 'ndrangheta è una battaglia quotidiana. Richiede la partecipazione attiva di tutti i cittadini. Solo così si potrà costruire una società più giusta e sicura.

Le domande che rimangono aperte sono molte. La speranza è che le indagini possano riaprirsi. Che nuovi elementi possano emergere. La giustizia, anche se tardiva, è un obiettivo a cui non si deve mai rinunciare. La memoria di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano vive nel ricordo di chi lotta per un futuro libero dalla criminalità.