La storia di un'amicizia profonda tra il cantautore Gino Paoli e l'imprenditore Pietro D’Ippolito, fondatore del celebre locale "Blu 70". Un legame nato da passioni comuni e dalla volontà di cambiare il mondo, tra musica, sogni e battaglie ambientali.
Un incontro inaspettato al "Blu 70"
L'incontro tra Gino Paoli e Pietro D’Ippolito, mente dietro il locale "Blu 70", non fu quello che il cantautore genovese si aspettava. Inizialmente, Paoli pensava di trovarsi di fronte al classico gestore di discoteche, interessato solo agli incassi. Invece, scoprì una personalità complessa e affascinante.
D’Ippolito possedeva una visione che andava oltre il mero guadagno. Condivideva con Paoli uno sguardo disincantato sulla vita, ma anche una grande capacità di sognare e di pensare fuori dagli schemi. Entrambi amavano le Porsche e gestivano il denaro con un approccio istintivo, mostrando una notevole generosità.
Affinità e differenze tra due spiriti liberi
L'amicizia tra i due si consolidò rapidamente, basata su stima e rispetto reciproco. Nonostante le apparenti differenze, come l'età (Paoli era sei anni più grande), entrambi dimostravano una forte inclinazione a non conformarsi. Paoli, già una leggenda della musica italiana con brani iconici, proveniva dal nord Italia. D’Ippolito, invece, era un aristocratico calabrese, figlio di un imprenditore di Nicastro.
Pietro D’Ippolito, a soli trent'anni, aveva creato un locale innovativo sul mare, un vero e proprio "tempio" che offriva molto più di un semplice intrattenimento. La sorella di Pietro, Ida D’Ippolito, docente e ex parlamentare, ricorda con orgoglio la sua lungimiranza. Sottolinea come Pietro fosse sempre stato un passo avanti, interessato a temi come la trasformazione dei rifiuti in energia pulita e fermamente contrario all'abusivismo edilizio sulle coste.
Il "Blu 70": un rifugio per artisti e sognatori
Il locale "Blu 70", situato in un luogo di grande fascino storico vicino alla tomba di Cassiodoro, divenne un punto di riferimento non solo per la musica, ma anche per la cultura e l'impegno sociale. L'intesa tra Paoli e D’Ippolito era profonda, fatta di silenzi complici e condivisione di ideali. Paoli trovò in quel tratto di costa calabrese un rifugio sicuro, sentendosi parte di una famiglia.
Il "Blu 70" attirò l'attenzione di artisti internazionali. La presenza di Grace Jones e di Bob Geldof, noto per il suo impegno umanitario, testimoniava la risonanza degli ideali promossi da Pietro. La lista degli ospiti illustri includeva nomi come Ornella Vanoni, Pippo Baudo, Beppe Grillo e Jovanotti.
Battaglie ambientali e un concerto memorabile
La passione di Pietro D’Ippolito per la natura lo portò a combattere strenuamente contro un ecomostro abusivo che minacciava un'area di grande valore storico e paesaggistico. Questa battaglia, che coinvolse associazioni culturali e ambientaliste, culminò con l'abbattimento della struttura nel 2007. L'associazione "Calabria Natura" e il Premio Ulisse furono altre sue creazioni per la tutela dell'ambiente.
In occasione di una premiazione, Gino Paoli tenne un concerto memorabile il 21 settembre 1986. Durante l'evento, sottolineò l'importanza di restituire la natura all'uomo nella sua forma originaria. La sorella Ida D’Ippolito ricorda come per Pietro il "Blu 70" fosse un luogo di sogni, non un semplice business, e la sua vera ricchezza fossero i rapporti umani.
Un'eredità di sogni e ideali
Ora, i due amici che sognavano di cambiare il mondo si ritrovano idealmente uniti. L'immagine che ne deriva è quella di due spiriti ironici e sornioni, seduti su una nuvoletta, intenti a conversare di musica, automobili, donne e della bellezza della natura che trionfa sul cemento. La loro amicizia ha lasciato un segno indelebile, ispirando generazioni.
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