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Circa 600 membri di Futuro Nazionale in Calabria hanno deciso di abbandonare il partito. Le dimissioni sono motivate dalla percezione di nomine imposte dall'alto, in contrasto con i principi di meritocrazia promossi dal movimento.

Dimissioni di massa in Futuro Nazionale

Un numero considerevole di aderenti a Futuro Nazionale, precisamente 600 tesserati, ha deciso di interrompere la propria militanza nel partito. L'abbandono proviene dai Comitati 144 e 1067, entrambi situati a Lamezia Terme. La decisione è stata presa a seguito di recenti sviluppi interni.

I membri dimissionari hanno espresso un profondo sentimento di amarezza. Questo stato d'animo è emerso dopo una serie di nomine che sono state percepite come imposte dai vertici del partito. Tali decisioni non avrebbero tenuto conto delle scelte democratiche espresse dai comitati locali. Questa situazione è stata interpretata come un tradimento dei principi fondamentali.

I principi in questione sarebbero quelli promossi dal generale Vannacci. Egli aveva sottolineato l'importanza della meritocrazia durante un evento a Roma. La discrepanza tra i discorsi e le azioni concrete ha generato malcontento.

Mancanza di meritocrazia e decisioni dall'alto

La nota diffusa dai tesserati solleva un interrogativo sulla reale applicazione della meritocrazia. Viene evidenziato come la base popolare del partito non sia stata adeguatamente considerata. Questo aspetto assume particolare rilevanza in una regione come la Calabria.

La politica in questa terra è descritta come un percorso sempre più complicato. L'esclusione della base dalle decisioni chiave appare quindi ancora più penalizzante. La sensazione è che le scelte vengano calate dall'alto senza un reale confronto.

Tutti i tesserati hanno manifestato la volontà di ritirare la propria tessera associativa. Si dichiarano delusi e stanchi di essere stati presi in giro. L'espressione utilizzata è quella di essere stati illusi da «falsi profeti».

Critiche ai vertici del movimento

Questi leader sono descritti come abili nel parlare ma poco efficaci nell'azione concreta. Secondo i dimissionari, il loro unico interesse sarebbe la tutela di una ristretta cerchia. Questa cerchia, definita «la sporca dozzina», sembrerebbe mirare a garantirsi posizioni di rilievo.

L'obiettivo sarebbe quello di ottenere un «buon posizionamento alle parlamentari». In questo modo, potrebbero continuare a beneficiare di privilegi e stipendi elevati. Tutto ciò avverrebbe senza la necessità di produrre risultati concreti per il movimento o per il territorio.

La decisione di lasciare il partito è quindi il risultato di un'insoddisfazione profonda. Le ragioni risiedono nella gestione interna e nella percezione di una leadership distante dalle esigenze della base. La Calabria si conferma terreno fertile per malcontento politico.