Il prezioso rilievo delle Ninfe Nitrodi, risalente al II secolo d.C., torna a Ischia dopo 269 anni. L'opera, ritrovata nel 1757, sarà protagonista di una mostra temporanea al Museo Archeologico di Pithecusae.
Ritorno a Ischia di un tesoro antico
Un reperto di grande valore storico torna sull'isola d'Ischia. Si tratta del rilievo votivo delle Ninfe Nitrodi. La sua esposizione sull'isola avviene dopo ben 269 anni dal suo ritrovamento. Quest'opera è considerata fondamentale per la storia termale dell'isola. Appartiene al II secolo dopo Cristo. Attualmente è custodita presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Il rilievo sarà al centro di una mostra temporanea. L'evento si terrà al Museo Archeologico di Pithecusae. La sede è a Lacco Ameno. La mostra sarà visitabile dal 16 ottobre al 30 novembre. L'inaugurazione è prevista per venerdì prossimo. L'esposizione riporta sull'isola un pezzo della sua storia antica. Il reperto fu scoperto nel 1757. La località del ritrovamento fu la sorgente di Nitrodi. Questa si trova a Barano d'Ischia. L'opera testimonia l'antico culto delle acque curative. Questo era diffuso in epoca romana.
La cerimonia di apertura è fissata per le ore 11. All'evento interverranno figure di spicco. Ci sarà il direttore generale del MANN, Francesco Sirano. Sarà presente anche la direttrice del Museo di Pithecusae, Maria Luisa Tardugno. Non mancheranno le autorità locali. Il rilievo è in marmo. Raffigura Apollo con la sua lira. È accompagnato da tre Ninfe. Una iscrizione in latino completa l'opera. Essa ne attesta la natura di offerta votiva. L'opera è una delle prove del culto delle divinità legate alle sorgenti termali. Dimostra anche la pratica della cura per aquas. Questa era già diffusa nell'antica Ischia quasi duemila anni fa.
Collaborazione per la valorizzazione del patrimonio
L'iniziativa espositiva nasce da una stretta collaborazione. Hanno lavorato insieme il MANN e il Museo di Pithecusae. Anche la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli ha partecipato. Questa sinergia si è sviluppata dopo la partecipazione del museo ischitano a una mostra a Napoli. Si trattava dell'esposizione "Parthenope. La Sirena e la città". In quell'occasione, il museo di Pithecusae aveva prestato il Cratere del Naufragio e il Cratere di Ino.
Francesco Sirano sottolinea il significato di questo ritorno. Lo definisce «un ritorno simbolico di un'opera nell'isola dove fu scoperta». Secondo il direttore, il reperto permette di riscoprire le origini storiche e culturali. Si riferisce alle cure termali. Ischia è rinomata in tutto il mondo per queste pratiche. Il sindaco di Lacco Ameno, Domenico De Siano, vede nell'iniziativa un'opportunità. Essa mira a riavvicinare la comunità al proprio patrimonio archeologico. Questo è un obiettivo importante per l'amministrazione locale.
Un ponte tra passato e futuro
Il primo cittadino afferma che «ogni traccia della nostra storia acquista un valore ancora più grande». Questo accade quando il reperto «torna a parlare alla comunità». Diventa anche un'occasione di conoscenza. È un'opportunità per le nuove generazioni. Domenico De Siano ricorda l'importanza della conservazione. «Custodire il patrimonio significa preservare una parte della nostra identità». L'obiettivo è consegnarla al futuro. Deve avere un significato «vivo e nuovo». La mostra sarà aperta al pubblico. Si potrà visitare fino al 30 novembre. L'evento offre un'occasione unica per ammirare un pezzo di storia. La storia delle terme e del culto delle acque nell'antica Ischia.
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