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La famiglia del tennista Flavio Cobolli ha radici profonde nel Nord-Est italiano, segnate da migrazioni e cambiamenti storici. La sua recente finale al Roland Garros riaccende i riflettori su questa storia.

Le origini venete a Capodistria

La storia della famiglia Cobolli affonda le radici nel Nord Est. Un'importante pagina dedicata a questa stirpe appare oggi sul quotidiano Il Piccolo. Le vicende familiari intrecciano la storia di Trieste e Capodistria.

Il campione di tennis Flavio Cobolli, ora decimo nel ranking mondiale, ha raggiunto la finale del Roland Garros. Il giornale locale ripercorre il percorso della sua famiglia. Una lettera del nonno Giulio svela un passato condiviso da molti. Le loro vite sono state segnate da confini mutevoli e trasformazioni territoriali.

Un passato tra profughi e navigatori

Giulio Cobolli nacque a Trieste nel 1950. Era figlio di Giorgio, nato nel 1913. Il capostipite della famiglia fu Biagio, nato nel 1853 e scomparso nel 1925. Biagio fu un capitano di lungo corso per il Lloyd Triestino.

Fu un navigatore, poeta e scrittore. Soprattutto, era un irredentista convinto. Biagio proveniva da una famiglia di origine veneta. Le loro radici risalirebbero al lontano 1370. All'epoca, risiedevano a Capodistria, oggi Koper in Slovenia.

Il cognome era inizialmente Kobol. Successivamente divenne Cobol, per poi essere italianizzato in Cobolli. La famiglia attraversò periodi difficili. Ci furono campi di concentramento e guerre coloniali in Africa. Valori militari forti caratterizzarono la stirpe.

La famiglia si divise in vari rami. Una parte di essi si trasferì infine a Roma. Questa migrazione segnò un nuovo capitolo per i Cobolli.

La passione per il tennis tramandata

Giulio, seguendo la tradizione familiare, divenne ufficiale della Marina Militare. Viaggiò in tutto il mondo. Nel 1977, a La Spezia, nacque suo figlio Stefano. Stefano è il padre di Flavio, il giovane tennista nato nel 2002.

«Verso i cinque anni gli mettemmo la racchetta da tennis in mano», racconta nonno Giulio. «Da lì, guardando bene al dopo, si può dire che sia iniziata una nuova vita per la famiglia Cobolli». La passione per il tennis divenne centrale.

«Flavio nasce tra una rete da tennis e le corde di una racchetta», aggiunge il nonno. «A tre anni palleggiava sulla terra rossa con Andre Agassi». Il talento era evidente fin da piccolo. Il futuro campione mostrava già grandi doti.

«Verso i dieci anni sembra tradire il tennis per il calcio», ricorda Giulio. «Era tifoso della sua Roma». Ma la passione per la racchetta era più forte. «A tredici anni ci ripensa, torna sulla terra rossa e da lì non si muove più».

Questa decisione ha portato Flavio Cobolli ai vertici del tennis mondiale. La sua storia è un esempio di dedizione. Unisce le radici storiche a un futuro di successi sportivi. La famiglia Cobolli continua a scrivere la sua storia.

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