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Oltre cinquemila paia di sandali femminili sono stati bloccati alla Spezia perché contenenti metalli pesanti oltre i limiti consentiti. Le analisi hanno rivelato la presenza di cadmio e nichel, sostanze nocive per la salute. Le società importatrici sono state denunciate.

Sandali pericolosi intercettati alla Spezia

Un ingente quantitativo di calzature femminili è stato fermato nel porto della Spezia. L'operazione congiunta ha visto impegnati il personale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) e i militari della Guardia di Finanza. Sono state sequestrate più di 5.300 paia di sandali. Queste calzature erano destinate alla vendita sul mercato italiano.

Le analisi di laboratorio hanno evidenziato un problema serio. Le scarpe contenevano cadmio e nichel. Questi metalli erano presenti in concentrazioni che superavano i limiti stabiliti dalla legge. La loro presenza rappresenta un rischio concreto per la salute dei consumatori.

Origine e destinazione delle calzature

Le calzature sotto sequestro provenivano da due distinte spedizioni. Entrambe le spedizioni erano partite dalla Cina. La loro destinazione finale era rappresentata da diverse società. Queste aziende hanno sede legale nelle province di Verona e Firenze. L'indagine mira a ricostruire l'intera filiera.

I controlli sono iniziati durante le normali operazioni di verifica doganale. Il carico è stato sottoposto a un primo esame. È stato utilizzato uno scanner a raggi X portatile, uno strumento in dotazione all'Adm. Questo dispositivo ha permesso di individuare subito la potenziale presenza di metalli pesanti.

Analisi confermano la pericolosità

A seguito dei primi sospetti, sono stati prelevati dei campioni. Questi campioni rappresentavano le diverse tipologie di sandali presenti nelle spedizioni. Sono stati inviati al laboratorio chimico dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La sede del laboratorio è a Venezia. Le analisi approfondite hanno confermato le preoccupazioni iniziali.

È stata accertata la presenza di cadmio e nichel. Le concentrazioni di questi metalli superavano ampiamente i limiti consentiti dalla normativa vigente. I risultati delle analisi non sono stati contestati dalle società importatrici. Di conseguenza, la merce è stata ufficialmente sottoposta a sequestro.

Denunce e sanzioni per le società

I rappresentanti legali delle società coinvolte nell'importazione sono stati denunciati. Le accuse riguardano la violazione degli obblighi normativi. Nello specifico, si contesta la violazione delle restrizioni alla fabbricazione, immissione sul mercato e utilizzo di sostanze pericolose. Le pene previste per tali reati sono severe.

Le sanzioni possono includere l'arresto. La durata dell'arresto può arrivare fino a tre mesi. In alternativa, è prevista una multa. L'ammenda può variare da un minimo di 40.000 euro a un massimo di 150.000 euro. L'operazione sottolinea l'importanza dei controlli doganali per la sicurezza dei consumatori.

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