La crisi di Hormuz potrebbe ridefinire il ruolo del Mediterraneo, rendendolo un hub marittimo strategico. L'Italia può agire da mediatore culturale, evitando approcci neo-coloniali e promuovendo collaborazioni sostenibili con i Paesi africani.
Nuova centralità marittima per il Mediterraneo
La situazione nello stretto di Hormuz potrebbe innescare trasformazioni significative. Queste potrebbero portare a una rinnovata importanza del bacino del Mediterraneo. L'attività marittima potrebbe beneficiarne in modo particolare. A sottolinearlo è stato Antonio Gozzi. Egli ricopre il ruolo di special advisor di Confindustria. La sua delega riguarda il Piano Mattei e l'autonomia strategica europea. Le sue dichiarazioni sono avvenute durante l'evento 'A Bridge to Africa'.
Questo appuntamento di tre giorni si svolge alla Spezia. L'evento analizza le relazioni tra l'Italia e le nazioni partner del Nord Africa. Gozzi ha fatto riferimento alla necessità di creare nuove infrastrutture. Queste dovrebbero ridurre la dipendenza da passaggi marittimi critici. Si parla dello stretto di Hormuz e delle rotte nel Mar Rosso. Sono inclusi anche Bab el Mandeb e il canale di Suez.
L'Italia come 'ambasciatore gentile'
L'imprenditore ha evidenziato un vantaggio competitivo per l'Italia. Si tratta di un patrimonio culturale unico. Questo potenziale deve essere riconosciuto e trasformato in azioni concrete. Gozzi ha lanciato un monito importante. Le iniziative italiane non devono essere percepite come tentativi neo-coloniali. Ha proposto un modello di formazione. Se si addestrano professionisti per l'industria italiana, una parte di loro dovrebbe rimanere nel proprio Paese. Questo favorirebbe lo sviluppo locale.
Gozzi ha posto l'accento sul ruolo crescente della Marina Militare. La sua importanza strategica è destinata ad aumentare. Ha inoltre lodato la capacità italiana di presentarsi come un "ambasciatore gentile". Questo approccio favorirebbe relazioni più equilibrate e rispettose.
Interscambi e sicurezza con l'Africa
Dalle discussioni emerse durante il convegno, i flussi commerciali tra Italia e Africa raggiungono i 60 miliardi di euro annui. L'export italiano verso il continente africano è dominato dai macchinari industriali. L'import, invece, si concentra prevalentemente sull'energia. Questi legami rappresentano un fattore di sicurezza fondamentale in questo periodo storico.
A introdurre questi dati era stato Bruno Pisano. È il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale. Ha sottolineato come non si tratti più solo di ricevere merci. Le aziende italiane stanno attuando investimenti diretti in Africa. Esempi di queste attività sono quelle di Contship, MDC e Tarros. La recente istituzione della zona logistica semplificata è vista come uno strumento potente. Il suo potenziale andrebbe supportato con un'ulteriore digitalizzazione dei processi.