Condividi

Antonietta Gargiulo, sopravvissuta a un femminicidio a Cisterna di Latina, ha parlato agli studenti di Isernia. Ha sottolineato l'importanza di combattere insieme la violenza di genere e di non perdere la speranza.

Appello contro la violenza di genere

La lotta contro il femminicidio non è uno scontro tra generi. Dobbiamo unire le forze e procedere fianco a fianco. I dati sulla violenza rimangono allarmanti, ma gli sforzi sono in corso. È fondamentale che ognuno si senta partecipe di questo cambiamento. Non dobbiamo mai abbandonare la speranza di ottenere risultati concreti. Spero che la mia esperienza possa lasciare un segno duraturo in ciascuno di voi. Questo sarebbe un punto di partenza significativo.

Queste parole provengono da Antonietta Gargiulo. Sono passati quasi nove anni da quel tragico 28 febbraio 2018. La donna è sopravvissuta al femminicidio perpetrato dal marito. L'uomo, prima di togliersi la vita, uccise le loro due figlie a Cisterna di Latina. Gargiulo ha rivolto un appello commovente agli studenti durante un convegno tenutosi a Isernia.

La storia di una separazione violenta

La donna ha condiviso la sua storia con i giovani presenti. Ha raccontato di un fidanzamento iniziale normale. Questo si è trasformato in un matrimonio segnato da violenza psicologica. Successivamente, la violenza è degenerata in quella fisica. La decisione di separarsi è stata presa per un motivo preciso. Non voleva dare alle figlie l'esempio di una donna sottomessa.

La separazione è stata un periodo estremamente difficile. Gargiulo ricorda di aver cercato aiuto innumerevoli volte. Le sue parole sono cariche di amarezza. «Tutti sapevano e sono rimasti a guardare», ha affermato. Questa passività le provoca profonda rabbia. Bambini innocenti pagano le conseguenze di un sistema inadeguato. Un sistema che non offre protezione né tutela.

La donna aveva presentato diversi esposti. Aveva richiesto supporto a sei diverse istituzioni locali. Nonostante le sue richieste, l'aiuto sperato non è arrivato. Questo sottolinea una falla nel sistema di protezione. Le vittime di violenza spesso si sentono abbandonate. La loro disperazione non trova ascolto adeguato.

Il paradosso della perizia medica

Durante la fase della separazione, l'uomo era stato sottoposto a una perizia medica. La commissione sanitaria gli concesse otto giorni di riposo. Successivamente, lo dichiarò idoneo al servizio. Inoltre, lo ritenne idoneo a detenere la sua pistola d'ordinanza. I medici coinvolti nella perizia furono rinviati a giudizio. Tuttavia, il processo di primo grado si concluse con la loro assoluzione.

Antonietta ha commentato con incredulità questa decisione. «Lo ritenevano idoneo e sano», ha spiegato. «Ed è stato lasciato armato, ma io non lo sapevo». Questa circostanza evidenzia un aspetto critico. La valutazione della pericolosità di un individuo può avere conseguenze devastanti. La mancata percezione del rischio ha permesso la tragedia.

La storia di Antonietta Gargiulo è un monito potente. La violenza di genere richiede un impegno collettivo. La prevenzione e la protezione delle vittime devono essere prioritarie. La speranza di un futuro senza violenza risiede nell'azione congiunta. Ogni individuo ha un ruolo da svolgere. La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento.

Questa notizia riguarda anche: