Ambiente

Diga San Giuliano: spreco d'acqua e degrado tra Matera e Miglionico

21 marzo 2026, 00:10 5 min di lettura
Diga San Giuliano: spreco d'acqua e degrado tra Matera e Miglionico Immagine generata con AI Grottole
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L'associazione EHPA Basilicata lancia un allarme sulla Diga di San Giuliano, situata tra Matera, Grottole e Miglionico. Si denuncia la perdita di ingenti quantità d'acqua a causa di una gestione inadeguata e dell'accumulo di sedimenti.

Gestione inadeguata della Diga di San Giuliano

L'associazione EHPA Basilicata ha sollevato serie preoccupazioni. Riguardano la gestione della Diga di San Giuliano. Questo bacino idrico serve le aree di Matera, Grottole e Miglionico. L'organizzazione critica la mancanza di una programmazione efficace. Sottolinea come la crisi idrica degli ultimi anni avrebbe richiesto un piano strutturato. Tale piano avrebbe dovuto includere la pulizia dei sedimenti accumulati. Avrebbe anche dovuto prevedere una gestione complessiva delle criticità legate alla diga.

La situazione attuale è fonte di numerosi disagi. Alberi cadono pericolosamente lungo le strade. Si verificano frequenti impantanamenti di veicoli. La viabilità rurale mostra segni diffusi di dissesto. L'ambiente circostante appare degradato. Questi problemi sono strettamente collegati a una gestione inadeguata del bacino. Gli immissari necessitano di interventi costanti. La manutenzione e la messa in sicurezza sono fondamentali. Garantire fruibilità e sicurezza del territorio è un obiettivo primario.

Le recenti piogge non devono illudere. Non segnano la fine della crisi idrica. Rappresentano piuttosto un monito. È necessario intervenire con urgenza sulla manutenzione degli invasi regionali. Questo sarebbe stato il momento ideale per agire. Migliorare la gestione delle risorse idriche avrebbe aumentato la resilienza del territorio. Invece, ci troviamo di fronte a uno scenario paradossale e inaccettabile.

Spreco di risorse idriche e critiche dell'EHPA Basilicata

Mentre l'acqua diventa un bene sempre più prezioso, la Diga di San Giuliano è costretta a rilasciare acqua in mare. Questa situazione, già denunciata da CIA due mari Taranto-Brindisi, evidenzia una gestione inefficiente. Manca una visione strategica per la conservazione delle risorse idriche. L'associazione EHPA Basilicata pone domande precise alle istituzioni competenti. Si chiede perché non sia mai stato attivato un piano di pulizia dei sedimenti. Si interroga sul motivo per cui, in un'epoca di scarsità idrica, l'acqua venga dispersa anziché valorizzata e conservata.

Il Presidente di EHPA Basilicata, Scarabaggio, rafforza la denuncia. Critica l'uso improprio del termine "superamento limite massimo". Afferma che è falso sostenere che la diga abbia raggiunto la sua capienza massima. Il limite non è determinato solo dall'acqua presente. I sedimenti riducono drasticamente la capacità effettiva del bacino. Per questo motivo, risulta più semplice rilasciare acqua aprendo i portelli. Ciò avviene piuttosto che intraprendere azioni per rimuovere i sedimenti accumulati.

Le amministrazioni che si sono succedute nella gestione degli invasi lucani sono state inefficienti. Questo avviene mentre si chiede ai cittadini di risparmiare acqua. Non vengono intraprese azioni concrete per aumentare la capacità di stoccaggio dei bacini idrici. Sia quelli naturali che quelli artificiali necessitano di interventi.

Contesto geografico e normativo della Diga di San Giuliano

La Diga di San Giuliano è un'infrastruttura idraulica di notevole importanza. Si trova nella regione Basilicata, a cavallo tra le province di Potenza e Matera. Il suo bacino imbrifero raccoglie le acque di diversi corsi d'acqua, alimentando un lago artificiale fondamentale per l'approvvigionamento idrico. L'area circostante è caratterizzata da un paesaggio collinare tipico della Murgia, con una vegetazione mediterranea che risente della siccità estiva. I comuni interessati, Matera, Grottole e Miglionico, dipendono in larga misura dalle risorse idriche gestite dalla diga.

La gestione delle dighe e dei bacini idrici in Italia è regolamentata da normative complesse. Queste normative mirano a garantire la sicurezza delle infrastrutture, la qualità dell'acqua e la sua corretta distribuzione per usi civili, agricoli e industriali. La presenza di sedimenti è un problema noto per molte dighe italiane. L'accumulo di limo e detriti riduce la capacità di invaso. Può anche compromettere il funzionamento degli organi di scarico e la vita utile dell'infrastruttura. La rimozione dei sedimenti è un'operazione costosa e complessa, che richiede pianificazione e investimenti significativi.

La crisi idrica, acuita dai cambiamenti climatici, rende ancora più urgente una gestione efficiente delle risorse idriche. La Basilicata, come altre regioni del Sud Italia, è particolarmente vulnerabile alla scarsità d'acqua. La denuncia dell'EHPA Basilicata si inserisce in questo contesto, evidenziando la necessità di politiche lungimiranti e interventi concreti per preservare un bene primario.

Precedenti e criticità simili nella gestione idrica

La problematica della gestione dei sedimenti nelle dighe non è un caso isolato in Italia. Numerosi bacini idrici, soprattutto nel Centro-Sud, soffrono dello stesso problema. La Diga di Occhito nel Molise, la Diga di Campotosto in Abruzzo, e diverse dighe in Sicilia e Sardegna hanno affrontato sfide simili. L'eccessivo accumulo di sedimenti riduce la capacità di stoccaggio, compromettendo la disponibilità d'acqua nei periodi di siccità. Questo fenomeno è aggravato dall'eccessivo sfruttamento del suolo e dalla deforestazione, che aumentano l'erosione e il trasporto di materiale nei corsi d'acqua.

In passato, sono state avanzate diverse proposte per affrontare il problema. Tra queste, la dragatura dei sedimenti, la realizzazione di opere di difesa del suolo a monte per ridurre l'erosione, e la ricerca di soluzioni innovative per il riutilizzo dei sedimenti estratti. Tuttavia, la lentezza burocratica e la mancanza di finanziamenti adeguati hanno spesso ostacolato l'attuazione di piani efficaci. La denuncia dell'EHPA Basilicata sottolinea come la mancata manutenzione e la scarsa pianificazione possano vanificare gli sforzi per la conservazione dell'acqua, soprattutto in momenti di crisi idrica.

La situazione della Diga di San Giuliano, con il suo rilascio di acqua in mare nonostante la carenza idrica, rappresenta un paradosso che richiede risposte immediate. La responsabilità delle istituzioni è quella di garantire la corretta gestione delle risorse idriche, preservandole per le generazioni future. È fondamentale passare dalla denuncia alla concretezza, con interventi mirati e una visione strategica a lungo termine.

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