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Una necropoli di 2500 anni fa è emersa durante lavori di ampliamento a Gragnano, portando alla luce 85 sepolture e preziosi reperti. La scoperta solleva interrogativi sulla conservazione e l'esposizione del patrimonio.

Scoperta eccezionale sotto un pastificio a Gragnano

Lavori di ampliamento in un noto pastificio di Gragnano hanno portato alla luce una straordinaria necropoli. L'area, risalente al VI secolo a.C., ha rivelato un numero significativo di sepolture. Gli archeologi hanno identificato finora 16 adulti, 4 bambini e 15 infanti tra le 85 sepolture rinvenute.

I reperti recuperati, tra cui oggetti e materiali organici, offrono una finestra unica sulla vita degli antichi abitanti. La soprintendente Paola Ricciardi, dell'Area Metropolitana di Napoli, ha espresso grande entusiasmo per il potenziale informativo del sito. L'area di scavo è stata ricoperta dopo la rimozione del materiale di studio, iniziato nel febbraio 2025.

Indagini archeologiche rivelano strati più antichi

Sotto la necropoli arcaica, le indagini hanno portato alla luce strutture ancora più antiche. Queste ultime risalgono all'età del rame e del bronzo. Questa stratificazione storica suggerisce una continuità abitativa nel territorio. La delegata del Ministero della Cultura, Teresa Elena Cinquantaquattro, ha sottolineato il legame con le popolazioni di Longola e successivamente con Pompei.

La scoperta potrebbe inoltre contribuire a risolvere l'annoso quesito sulla precisa ubicazione dell'antica città di Stabia. La presenza di questi strati più antichi arricchisce la comprensione dello sviluppo insediativo della regione.

Analisi dei reperti e condizioni di vita antiche

La responsabile scientifica delle indagini, Francesca Mermati, ha illustrato i risultati preliminari degli studi sui materiali biologici. Le analisi hanno permesso di identificare malattie diffuse all'epoca. Hanno inoltre gettato luce sul ruolo sociale dei defunti, sulla loro dieta e sulle condizioni di vita.

Sono state riscontrate patologie come il rachitismo nei bambini. Sono state individuate anche deformazioni scheletriche legate all'attività professionale svolta. Questi elementi forniscono un quadro dettagliato delle condizioni di vita delle comunità del VI secolo a.C.

Il futuro dei reperti: un patrimonio da esporre

La conservazione dei reperti è eccezionale. Tra questi figurano preziosi vasellami, gioielli e corredi funebri. Le eleganti decorazioni e i graffiti alfabetici, che riportano i nomi dei possessori, sono particolarmente significativi. Questi ultimi rivelano le estese reti commerciali dell'epoca arcaica.

I graffiti suggeriscono scambi tra la Grecia, l'Egitto e il Mediterraneo orientale. Ora sorge il problema di dove poter esporre questo patrimonio di inestimabile valore. La domanda su dove ammirare questi reperti rimane al momento senza risposta.

Proposte per la valorizzazione del ritrovamento

Il sindaco di Gragnano, Aniello D'Auria, ha avanzato una proposta concreta. Suggerisce di integrare i reperti nel nascente Museo della Pasta di Gragnano. Questo museo sorgerà a breve distanza dal sito del ritrovamento.

Tuttavia, anche il Parco Archeologico di Pompei rivendica la proprietà dei reperti. La scoperta è avvenuta infatti nell'Ager Stabianus. Il proprietario del pastificio Garofalo, l'ingegner Massimo Menna, ha espresso il desiderio di proseguire la collaborazione con la Soprintendenza. Luigi La Rocca, capo dipartimento, ha confermato l'importanza della scoperta per lo studio degli insediamenti arcaici nella Penisola Sorrentina e nella Valle del Sarno.