La Corte d'appello di Trieste ha diminuito le condanne per quattro cittadini tunisini coinvolti in disordini nel Centro di Permanenza per Rimpatri di Gradisca d'Isonzo. I legali ritengono le accuse iniziali eccessive e valutano ricorso.
Appello riduce condanne per disordini al CPR
Le pene inflitte a quattro cittadini tunisini sono state ridotte dalla Corte d'appello di Trieste. Inizialmente condannati a 6 anni e 4 mesi con rito abbreviato, ora dovranno scontare 4 anni e un mese. I fatti risalgono al gennaio 2025.
I reati contestati includevano devastazione, danneggiamenti, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Questi episodi si verificarono all'interno del Centro di Permanenza per Rimpatri (CPR) di Gradisca d'Isonzo, dove i quattro erano trattenuti.
La Procura di Gorizia aveva identificato e denunciato i soggetti come responsabili di una serie di violenze e rivolte. L'età degli imputati variava dai 21 ai 33 anni.
Avvocati critici verso le accuse iniziali
L'avvocata Marzia Como, legale di uno dei condannati, ha espresso critiche sulla gestione dei CPR. Ha definito la situazione dei trattenuti come una «negazione dei diritti fondamentali».
La stessa legale ha citato una pronuncia della Consulta, che avrebbe certificato la distanza delle condizioni nei CPR dai principi costituzionali. La parziale riforma della sentenza è vista positivamente, ritenendo che la Corte d'appello abbia accolto le argomentazioni difensive.
«Attendiamo di leggere le motivazioni per poi valutare l'eventuale ricorso per Cassazione», ha dichiarato l'avvocata Como.
Valutazione di ricorso in Cassazione
Anche l'avvocato Luca Sebastiani, che difende un uomo di 29 anni, si è detto soddisfatto della rideterminazione della pena. Tuttavia, ritiene che l'accusa di devastazione fosse «sbagliata ed eccessiva» rispetto agli eventi.
Insieme al collega Giovanni Casara, sta valutando un ricorso in Cassazione. Sono convinti della validità delle loro argomentazioni legali.
Gli altri due condannati hanno 21 e 33 anni. Sono difesi rispettivamente dall'avvocato Leonardo Arnau e dall'avvocata Elisabetta Costa.
Contesto dei fatti e pene
I disordini nel CPR di Gradisca d'Isonzo hanno portato all'identificazione di quattro uomini. La loro condanna iniziale prevedeva pene severe.
La Corte d'appello di Trieste ha ora rivisto queste condanne, accogliendo in parte le istanze della difesa. La pena è stata significativamente ridotta per tutti e quattro.
Le motivazioni precise della sentenza d'appello saranno decisive per le future azioni legali. I legali attendono di analizzarle per decidere se procedere con un ulteriore ricorso.
Situazione nei Centri di Permanenza
La vicenda solleva interrogativi sulla gestione dei Centri di Permanenza per Rimpatri. Le condizioni dei trattenuti sono spesso oggetto di dibattito.
Le dichiarazioni degli avvocati sottolineano la necessità di garantire i diritti fondamentali anche in queste strutture. La giustizia sta valutando l'adeguatezza delle accuse e delle pene.
La riduzione della pena potrebbe riflettere una diversa valutazione dei fatti da parte della Corte d'appello. Si attende chiarezza dalle motivazioni della sentenza.