Il Tribunale di Gorizia ha riconosciuto il diritto di 7 dipendenti aeroportuali al risarcimento per il lavaggio delle tute da lavoro. La società è stata condannata a pagare oltre 16.000 euro.
Aeroporto Fvg condannato per mancato lavaggio tute
Un importante verdetto è giunto dal Tribunale di Gorizia. La giustizia ha dato ragione a sette lavoratori impiegati presso l'Aeroporto del Friuli Venezia Giulia. Questi dipendenti avevano intrapreso azioni legali per ottenere il giusto riconoscimento riguardo alla pulizia dei loro indumenti professionali.
Le tute da lavoro, infatti, non sono semplici divise. Svolgono un ruolo cruciale nella protezione della salute e della sicurezza degli addetti. Le mansioni aeroportuali espongono il personale a potenziali rischi di natura chimica e biologica. Pertanto, la responsabilità di mantenere questi indumenti in condizioni igieniche adeguate ricade sul datore di lavoro.
Risarcimento per 20 anni di lavaggio domestico
La vertenza legale, iniziata tra il 2025 e il 2026, ha visto i lavoratori, iscritti alla Filt-Cgil, agire individualmente contro la società aeroportuale. In un'unica sentenza di primo grado, il giudice del lavoro ha accolto le loro richieste. È stato sancito il diritto a un risarcimento economico per il lavaggio delle tute effettuato autonomamente dai dipendenti.
Questo servizio di pulizia domestica è stato svolto a proprie spese dai lavoratori a partire dal 2002. Il Tribunale ha stabilito che la società avrebbe dovuto occuparsi di questa incombenza. Di conseguenza, l'ente aeroportuale è stato condannato a corrispondere ai sette addetti una somma complessiva di 16.080 euro. A questo importo si aggiungono interessi, rivalutazione monetaria e le spese legali, quantificate in 4.035,64 euro.
Le mansioni e le difese respinte
I lavoratori coinvolti svolgono diverse mansioni essenziali per il funzionamento dello scalo. Tra queste figurano il facchinaggio, la manutenzione ordinaria dei velivoli, il mantenimento dei requisiti igienico-sanitari a bordo, e l'assistenza ai passeggeri e in rampa. Queste attività li espongono a un ambiente lavorativo con specifici rischi.
La difesa dell'Aeroporto aveva tentato di sostenere che i lavoratori avessero rinunciato tacitamente al loro diritto con l'inerzia nell'azionare il credito. Inoltre, si era argomentato che gli unici dispositivi di protezione individuale (DPI) forniti fossero quelli ad alta visibilità. La società riteneva che i ricorrenti non fossero esposti a rischi ulteriori rispetto a quello di investimento.
Tuttavia, il giudice del lavoro ha rigettato queste tesi. La sentenza ha chiaramente stabilito che le attività svolte dai ricorrenti non sono immuni da rischi chimici e biologici. Questi pericoli sono indotti dall'ambiente di lavoro e dalle specifiche attività svolte, nonché dai contatti implicati.
Implicazioni della sentenza
Questa decisione del Tribunale di Gorizia rappresenta un precedente importante. Sottolinea l'obbligo del datore di lavoro di garantire la salubrità degli indumenti da lavoro, specialmente in contesti professionali a rischio. La sentenza ribadisce che la protezione della salute dei dipendenti è una priorità assoluta.
La società aeroportuale dovrà ora adempiere al pagamento delle somme stabilite. Questo caso evidenzia l'importanza della corretta applicazione delle normative sulla sicurezza sul lavoro. La tutela dei diritti dei lavoratori, anche per quanto concerne la pulizia degli indumenti professionali, è stata confermata.