La chiusura del confine tra Italia e Slovenia è costata circa 20 milioni di euro. La maggior parte delle spese è legata alle trasferte degli agenti impiegati nel controllo dei 232 chilometri di frontiera.
Costi ingenti per il controllo del confine
La sorveglianza dei 232 chilometri di confine con la Slovenia ha comportato una spesa di almeno 20 milioni di euro. Questa cifra è il risultato di un'indagine condotta dal quotidiano Il Piccolo. La chiusura dei valichi è avvenuta il 21 ottobre 2023. La stima considera un periodo di due anni e mezzo.
La maggior parte dei fondi, precisamente 18,7 milioni di euro, è stata destinata a coprire le trasferte degli agenti. Questi professionisti sono stati inviati in Friuli Venezia Giulia per rafforzare la Polizia di frontiera. I restanti 1,7 milioni di euro sono stati impiegati per coprire spese logistiche e l'acquisto di attrezzature necessarie.
A questa somma si aggiungeranno ulteriori costi. Questi derivano dalla proroga della sospensione del trattato di Schengen. La sospensione è stata estesa fino al 18 dicembre. L'indagine evidenzia un impatto economico significativo delle misure di controllo alle frontiere.
Misure di sicurezza e critiche sindacali
Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha definito la chiusura dei confini un «pilastro fondamentale». Questa misura ha portato a 658 arresti. Tra questi, 280 sono stati effettuati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Commissione europea aveva precedentemente rivolto un monito a nove Paesi, inclusa l'Italia, riguardo a tali misure.
Tuttavia, il quotidiano segnala un dato interessante. Il numero di passeur arrestati rimane in linea con i trend registrati prima della serrata dei confini. Questo solleva interrogativi sull'efficacia complessiva della misura in termini di contrasto al traffico di esseri umani.
L'inchiesta ha accertato la presenza quotidiana di numerosi agenti. Sono impegnati 231 agenti della Polizia di Stato, di cui 30 di Frontiera. A questi si aggiungono 35 carabinieri e 75 militari della Guardia di Finanza. Nonostante questo dispiegamento, l'ampia area da monitorare rende il controllo difficile.
I valichi principali, come Fernetti e Rabuiese, sono costantemente presidiati. Tuttavia, la presenza è meno incisiva sugli numerosi ingressi secondari. Il sindacato di polizia Siulp ha definito il monitoraggio un «colabrodo», evidenziando le lacune del sistema di controllo.
Spese logistiche e operative
Oltre ai costi di trasferta e alloggio per gli operatori, le spese logistiche sono considerevoli. Il noleggio dei container, utilizzati come uffici temporanei, ammonta a circa 200mila euro all'anno. A ciò si aggiungono i costi per gazebo, bagni chimici, torri faro, energia elettrica e allacciamenti idrici.
Questi costi operativi, sommati a quelli del personale, contribuiscono all'elevato esborso complessivo per il mantenimento dei controlli di frontiera. La gestione di un confine esteso richiede investimenti significativi in termini di risorse umane e materiali.
La situazione evidenzia la complessità della gestione dei confini nazionali. Le decisioni politiche in materia di sicurezza hanno un impatto diretto e tangibile sulle finanze pubbliche. L'indagine del Piccolo fornisce una visione dettagliata di questi costi.
La proroga delle misure di controllo richiederà ulteriori stanziamenti. La discussione sull'efficacia e sulla sostenibilità economica di tali misure è destinata a continuare. Le autorità dovranno bilanciare le esigenze di sicurezza con l'impatto finanziario.
La gestione dei flussi migratori e la sicurezza delle frontiere rimangono temi centrali nel dibattito politico e sociale. Le cifre emerse dall'inchiesta offrono spunti di riflessione importanti per il futuro.
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