La Direzione Distrettuale Antimafia ha richiesto pene detentive fino a 11 anni per presunti affiliati alla 'ndrangheta operanti in Brianza. Le accuse includono estorsione aggravata dal metodo mafioso, spaccio di droga e usura, con presunti legami con la movida e il settore della sicurezza privata.
Richieste di condanna per presunti legami mafiosi
La Procura della Direzione Distrettuale Antimafia ha formulato quattro richieste di condanna. Le pene proposte oscillano fino a un massimo di 11 anni di reclusione. L'accusa principale riguarda l'aggravante del metodo mafioso. Sono state inoltre avanzate quattro richieste di assoluzione. Queste ultime motivazioni si basano sulla prescrizione dei reati contestati.
La requisitoria è stata presentata dal pubblico ministero Sara Ombra. Il processo si sta svolgendo presso il Tribunale di Monza. Le indagini hanno riguardato presunti legami della 'ndrangheta con attività in Brianza. Tra queste figurano la gestione della movida, il settore dei buttafuori, il traffico di stupefacenti e il recupero crediti.
La pena più severa, 11 anni, è stata chiesta per Claudio D’Ambrosio e Gianluigi Familiari. La loro imputazione è di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Altre due condanne richieste ammontano a 6 anni. Queste sono relative a reati di spaccio di droga. Le accuse di droga e intestazione fittizia di beni per altri quattro imputati sono invece considerate estinte per prescrizione.
L'operazione 'Freccia' e le radici della criminalità organizzata
Il procedimento in corso a Monza rappresenta un ulteriore stralcio della vasta operazione denominata 'Freccia', avviata nel 2020. Tale operazione è considerata un significativo colpo inferto alla criminalità organizzata nella provincia brianzola. Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Monza.
Le attività investigative hanno riacceso i riflettori su alcune famiglie originarie di Vibo Valentia. Queste famiglie sono sospettate di gestire le cosche radicate a Seregno. Ciò è avvenuto dopo le ripercussioni dell'inchiesta 'Infinito'. Secondo l'accusa, la 'ndrangheta avrebbe mantenuto una solida presenza nella provincia di Monza e Brianza.
Le aree di presunta attività includono Seregno, Desio, Giussano, Verano, Meda e Carate. Le attività contestate comprendono lo spaccio di stupefacenti, l'usura e il recupero crediti. Si ipotizza anche la risoluzione di controversie interne alle organizzazioni criminali. Inoltre, si sospetta l'ingerenza nella scelta delle postazioni per i venditori ambulanti vicino ai locali notturni. Viene contestata anche l'imposizione di ditte di sicurezza privata ai gestori di bar e discoteche.
Il ruolo della sicurezza nei locali notturni
Tra le società di sicurezza private finite sotto la lente d'ingrandimento vi sarebbe il Polaris di Carate. Un investigatore ha ricostruito le dinamiche durante il processo. «Le discoteche erano un ottimo interesse per le organizzazioni criminali», ha spiegato il tenente dei carabinieri. «Si poteva spacciare droga in tranquillità», ha aggiunto. L'accesso a tali attività avveniva acquisendo il servizio di vigilanza.
Al Polaris, secondo le indagini, l'organizzazione sarebbe arrivata dopo un attentato dinamitardo. Questo evento aveva colpito il direttore del locale. Anche diverse auto parcheggiate erano state incendiate. L'allora proprietario avrebbe assunto membri della famiglia Cristello come dipendenti. Claudio D’Ambrosio, residente a Desio e noto come Claudione, sarebbe diventato il responsabile della sicurezza.
Quando D’Ambrosio fu licenziato per comportamenti violenti, la gestione della sicurezza passò a un'altra società. Questa scelta sarebbe stata fatta per prevenire ritorsioni. Gli imputati hanno sempre negato le accuse mosse nei loro confronti. La prossima udienza è fissata per il mese di maggio. In quella sede si svolgeranno le arringhe difensive degli avvocati degli imputati, che mirano a smontare le prove presentate dall'accusa.
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