La Corte di Cassazione ha confermato la chiusura dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto. La decisione avrà ripercussioni anche sullo stabilimento di Genova, con incertezze sulla cassa integrazione.
Stop all'area a caldo a Taranto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai Commissari dell'ex Ilva. La sentenza della Corte d'Appello di Milano, che imponeva lo stop all'area a caldo di Taranto, resta quindi valida. I tentativi di Acciaierie d'Italia e Ilva in amministrazione straordinaria di annullare o sospendere gli effetti del decreto d'inibitoria sono falliti.
Questa decisione mette fine a un lungo iter giudiziario. Le speranze di mantenere attiva l'area a caldo sono state definitivamente spente dalla massima corte. La motivazione esatta del rigetto non è ancora nota ma la conseguenza è chiara: l'attività produttiva in quella sezione dello stabilimento di Taranto dovrà cessare.
Implicazioni per lo stabilimento di Genova
Lo stabilimento di Genova Cornigliano attendeva con ansia l'esito di questa vertenza. La chiusura dell'area a caldo a Taranto potrebbe infatti influenzare le future strategie aziendali. L'attenzione si sposta ora verso l'8 novembre, data ultima per la presentazione delle offerte di acquisto dell'ex Ilva, ora denominata Acciaierie d'Italia.
Nel frattempo, i commissari hanno confermato l'arrivo a Genova di 35mila tonnellate di materiale. Si tratta di 25 tonnellate di zincato e 10 di banda stagnata. Questi materiali sono destinati alla lavorazione nello stabilimento di Cornigliano. La produzione, tuttavia, subirà un'interruzione.
Fermata produttiva e cassa integrazione a Genova
Lo stabilimento di Genova osserverà un periodo di fermata. Questa pausa è prevista dal primo dicembre fino all'inizio di gennaio. L'accordo è stato siglato due settimane fa tra i sindacati e i commissari. Il piano prevede il rientro del personale necessario a partire dall'11 gennaio 2027.
Rimane però aperta la questione relativa all'aumento della cassa integrazione. I commissari hanno annunciato un piano che prevede 870 cassintegrati a Genova. Questo dato è a fronte di 917 lavoratori impiegati nello stabilimento. La notizia ha suscitato preoccupazione tra i rappresentanti dei lavoratori.
Dubbi sulla continuità produttiva e occupazionale
Le decisioni della Cassazione e le future offerte di acquisto creano un quadro di incertezza. La conferma della continuità produttiva a Genova, espressa da Palazzo Chigi, contrasta con i numeri della cassa integrazione. I sindacati hanno espresso perplessità, affermando che «non si giustificano 870 cassintegrati».
Il governo ha ribadito gli impegni presi dai commissari straordinari. Questi impegni erano stati assunti durante un precedente confronto in Prefettura a Genova. La situazione rimane complessa e richiede ulteriori chiarimenti per garantire stabilità occupazionale e produttiva.