I residenti di via Ardoino a Sampierdarena affrontano espropri, rumori e incertezze a causa dei lavori per il Terzo Valico. La riattivazione della linea del Campasso e il progetto di un nuovo parco generano preoccupazione per il futuro.
La vita incerta dei residenti di via Ardoino
La quotidianità in via Ardoino, a Sampierdarena, è segnata da un'attesa carica di ansia. Molti abitanti vivono con la prospettiva di un esproprio imminente, altri hanno visto svanire la possibilità di vendere immobili ereditati. Le crepe sui terrazzi sono un costante promemoria dell'impatto dei lavori in corso. La strada è divisa dal quartiere da un ponticello che sovrasta i binari della linea del Campasso.
Questa linea ferroviaria, dismessa nel corso del '900, è ora al centro di un potenziamento cruciale. Diventerà infatti un collegamento fondamentale per il porto di Genova, parte integrante del progetto del Terzo Valico. L'incertezza sul futuro è palpabile da circa cinque anni per chi vive in via Ardoino e via Cristofoli.
Da un lato, il ritorno dei treni a pochi metri dalle abitazioni. Dall'altro, la realizzazione di un nuovo parco destinato a coprire i binari. In mezzo, gli espropri, inizialmente previsti per i piani terra e primi dei palazzi più esposti. I rumori assordanti, talvolta notturni, e i lavori continui hanno stravolto la vita di chi risiede in queste zone.
I disagi dei cantieri del Terzo Valico
«Non abbiamo ancora capito quale sarà il nostro futuro», confida Bruna Manunta, residente da trent'anni in via Ardoino e tra le persone interessate dall'esproprio. «Mi hanno spiegato che avremo dai sei agli otto mesi per lasciare l'appartamento una volta ricevute le comunicazioni ufficiali», aggiunge. La difficoltà maggiore risiede nell'impossibilità di pianificare acquisti futuri senza certezze economiche.
«Senza una data certa, non posso fermare nulla. Non ho i fondi per comprare un'altra casa prima di aver ricevuto il compenso per quella attuale», spiega Bruna. Si sente «in balia del tempo e di Rfi», in attesa di risposte concrete. La sua situazione riflette quella di molti altri residenti.
«L'ultima notte di rumore terribile è stata tre giorni fa, a mezzanotte e mezza», racconta Beppe Stauder, un altro residente. «Hanno fatto una colata di calcestruzzo. Sembrava di averli in salotto». Il problema principale, per lui e per molti, rimane il rumore costante. A ciò si aggiungono polvere e la preoccupazione per le vibrazioni, specialmente per chi abita nei palazzi più vicini ai cantieri.
Daniela, a cui è già stato espropriato parte del giardino, esprime la sua frustrazione: «Qui dietro c'era il mio giardino. Ora, dove prima c'erano piante e posti auto, stanno creando una strada che arriverà alla ferrovia». La sua casa, ereditata dal nonno e destinata alla figlia, è ora al centro di un destino incerto. «Per ora continuiamo a vivere in questo inferno. Non è più vita, è sopravvivenza», afferma con amarezza.
«Ci hanno dato dei soldi, ma sono sempre pochi per quello che ci hanno tolto. E non ce li hanno ancora dati tutti», prosegue Daniela. L'incertezza sull'importo finale impedisce qualsiasi pianificazione, rendendo impossibile decidere dove trasferirsi o cosa acquistare in futuro.
Il progetto del nuovo parco e le preoccupazioni
Anche il progetto del nuovo parco, pur essendo stato oggetto di un percorso partecipato, non soddisfa appieno le aspettative. I residenti più vicini si troveranno con un'area verde a pochi metri dalle finestre, un cambiamento che avrà un impatto significativo. Il processo partecipativo, iniziato a dicembre e proseguito con incontri a gennaio, ha coinvolto cittadini e associazioni per raccogliere idee e suggerimenti.
«Ci sono stati tre incontri con un percorso partecipato fatto dal Politecnico di Milano», spiega Davide Poggi, consigliere municipale di Avs. «Sono stati incontrati tutti i cittadini e i portatori di interesse della zona, incluse scuole e aziende locali». Nonostante la possibilità di esporre le proprie preoccupazioni, «rimangono delle problematiche», ammette.
Il presidente del Municipio Centro Ovest, Michele Colnaghi, rivela che era stata proposta una soluzione alternativa: una linea sommergibile sul Polcevera. «Avevamo presentato un progetto molto concreto, ma non è stato preso assolutamente in considerazione», afferma. Si è quindi dovuto accettare il ripristino della linea esistente.
La copertura del parco è vista come la soluzione migliore per mitigare l'impatto visivo e sonoro quando la linea tornerà operativa. «Il parco dovrebbe essere una enorme mitigazione rispetto ad altre zone», sostiene Colnaghi. Si spera che questa copertura possa attutire i disagi attuali e futuri.
Un altro tema cruciale riguarda il transito di merci pericolose. La linea passerà vicino all'ospedale Villa Scassi, scuole e abitazioni. «È fondamentale che non passino le merci pericolose», insiste Colnaghi. La preoccupazione è nata sapendo che uno degli otto binari previsti sarebbe stato dedicato a questo scopo.
«Sappiamo delle dichiarazioni dell'allora sindaco di Genova, Marco Bucci, in cui giurava e spergiurava che avrebbe fatto un protocollo di intesa per evitare il passaggio», continua Colnaghi. «Ma ad oggi nulla è stato fatto. Non c'è stata nessuna firma». La mancanza di azioni concrete alimenta ulteriormente l'incertezza dei residenti.