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La difesa di Michele Donferri, ex dirigente Aspi, respinge le accuse di aver influenzato la sorveglianza dei viadotti per ridurre i costi di manutenzione. L'avvocato Santi ha presentato la versione dei fatti, contestando l'interpretazione delle intercettazioni da parte dell'accusa.

Difesa Donferri: "Nessun condizionamento sulla sorveglianza Aspi"

L'avvocato Nicola Santi, legale di Michele Donferri Mitelli, ex numero tre di Aspi, ha presentato una linea difensiva netta. La difesa contesta fermamente l'accusa secondo cui Donferri avrebbe cercato di condizionare la sorveglianza di Spea. L'obiettivo non era risparmiare, ma ottimizzare le spese. L'accusa aveva richiesto una pena di 15 anni e sei mesi per il dirigente. La difesa sostiene che le sue azioni miravano a garantire un lavoro efficiente da parte di Spea. Non si trattava di abbassare i voti per tagliare i costi. Al contrario, si voleva assicurare che le valutazioni fossero accurate e che gli interventi fossero giustificati.

Le affermazioni di Donferri, registrate segretamente da alcuni coimputati, sono state analizzate. Una frase chiave pronunciata il 24 ottobre 2017, «I voti ve li dovete rimangiare tutti, li dobbiamo riportare tutti a 40», è stata interpretata dall'accusa come un tentativo di abbassare i punteggi per risparmiare. La difesa, tuttavia, ha fornito un contesto diverso. Questa frase si riferiva a un viadotto specifico. I problemi riscontrati erano considerati «distacchi superficiali» e di natura «estetica e di immagine». Erano stati, secondo la difesa, sovrastimati. In altre circostanze, Donferri aveva invece evidenziato criticità maggiori. Aveva chiesto a Spea di aumentare i voti, segnalando uno stato di salute delle opere peggiore del previsto. La sua intenzione era sempre quella di far lavorare bene Spea.

Contesto delle intercettazioni e nuovi soci

Le intercettazioni ambientali, secondo la difesa, vanno lette alla luce di un cambiamento societario. Donferri ricordava ai suoi interlocutori l'ingresso di «cinesi» e «tedeschi» nella compagine societaria di Aspi. Questo non indicava un desiderio di risparmio, ma la necessità di adeguarsi a una nuova gestione. Il nuovo statuto societario richiedeva trasparenza e giustificazione delle spese. La difesa sottolinea che l'approccio di Donferri non era volto a tagliare i costi indiscriminatamente. Era invece un invito a chiarire come e dove venivano impiegati i fondi. In questo nuovo scenario, non si potevano concedere sconti a fornitori di servizi come Spea. Ogni spesa doveva essere giustificata e proporzionata alla reale necessità.

L'avvocato Santi ha evidenziato come Donferri avesse un interesse a garantire l'efficienza e la correttezza dei processi. La sua figura era quella di un dirigente che chiedeva conto del lavoro svolto. Non si trattava di un mero esecutore di tagli. La sua preoccupazione era la corretta gestione delle risorse. L'obiettivo era assicurare la sicurezza delle infrastrutture. Questo avveniva attraverso un controllo rigoroso dei fornitori e delle loro valutazioni. La frase sui «voti da rimangiare» era un esempio di questa volontà. Si voleva evitare valutazioni superficiali o eccessive. Si cercava una valutazione obiettiva e basata sulla reale condizione delle opere.

Il processo e le prossime tappe

Michele Donferri Mitelli era presente in aula durante l'arringa difensiva. La sua è stata una delle ultime. La difesa di Donferri è considerata una delle più significative nel complesso iter processuale. Da lunedì prossimo, il tribunale ascolterà gli avvocati di Giovanni Castellucci. L'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia è già detenuto per la condanna definitiva relativa alla strage di Avellino. La sua difesa occuperà quattro udienze. Successivamente, si passerà alle repliche. La durata di queste ultime fasi del processo sarà determinante. Consentirà di fare una previsione più accurata sulla data in cui verrà emessa la sentenza. Il processo per il crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, prosegue con grande attenzione mediatica. Le arringhe finali mirano a chiarire le responsabilità individuali e collettive. La difesa di Donferri cerca di smontare l'impianto accusatorio. Si concentra sull'interpretazione delle prove e sul contesto in cui sono maturate le decisioni.

La strategia difensiva si basa sulla dimostrazione che le azioni di Donferri non erano finalizzate a nascondere problemi o a risparmiare a scapito della sicurezza. Al contrario, si intende provare che egli agiva per garantire un controllo efficace e una gestione oculata. La figura di Donferri viene presentata come quella di un manager responsabile. Un uomo che operava in un contesto complesso. Un contesto caratterizzato da pressioni economiche e da una crescente attenzione normativa. Le registrazioni segrete e le frasi estrapolate dal contesto sono il fulcro dell'accusa. La difesa punta a ricollocarle nel loro significato originario. Dimostrare che non vi era alcuna intenzione di compromettere la sicurezza dei viadotti. L'obiettivo è assolvere il proprio assistito dalle gravi accuse.

La vicenda del Ponte Morandi continua a rappresentare un capitolo doloroso per Genova e per l'Italia. Il processo mira a fare piena luce sulle cause del crollo. Le responsabilità devono essere accertate. La difesa di Donferri è un tassello importante in questo complesso mosaico giudiziario. L'esito delle arringhe finali e delle repliche sarà cruciale. Potrebbe influenzare significativamente la decisione dei giudici. La speranza è che la verità emerga chiaramente. Che vengano riconosciute le responsabilità, ma anche che vengano considerate le sfumature e le intenzioni reali degli imputati. La giustizia deve fare il suo corso, basandosi su prove solide e interpretazioni corrette.

La difesa ha sottolineato come la sicurezza delle infrastrutture fosse una priorità. Nonostante le difficoltà e le pressioni, Donferri avrebbe sempre agito nel rispetto delle normative. Le sue richieste a Spea non erano volte a minimizzare i rischi. Erano piuttosto un modo per assicurare che le ispezioni fossero accurate. Che i problemi venissero identificati e risolti tempestivamente. L'introduzione di nuovi partner internazionali avrebbe inoltre imposto standard più elevati. La trasparenza e l'efficienza erano diventate ancora più cruciali. La difesa intende dimostrare che Donferri era un attore in questo processo di miglioramento. Non un ostacolo alla sicurezza. La sua figura va inquadrata nel contesto delle sue responsabilità. Un ruolo complesso, all'interno di una grande azienda.

Il processo, che vede coinvolti numerosi imputati, è uno dei più complessi in Italia. La gestione delle manutenzioni autostradali è sotto la lente d'ingrandimento da anni. Le indagini hanno cercato di ricostruire la catena di decisioni che hanno portato al tragico evento. La difesa di Donferri si inserisce in questo quadro. Cerca di offrire una prospettiva alternativa. Una prospettiva che esclude la malafede e il dolo. Si punta a dimostrare che le azioni contestate erano dettate da logiche di gestione e controllo. Non da un intento criminale. Le prossime udienze saranno decisive per definire il futuro giudiziario di Donferri e degli altri imputati.

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