La difesa di Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, nel processo per il crollo del Ponte Morandi, sostiene la sua innocenza. L'avvocato Accini critica il metodo dell'accusa, definendolo il vero imputato, e chiede l'assoluzione del suo assistito.
La difesa contesta il metodo accusatorio
L'avvocato Giovanni Paolo Accini, legale di Giovanni Castellucci, ha aperto la sua arringa difensiva nel processo relativo al tragico crollo del Ponte Morandi. L'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, principale imputato, è accusato di essere corresponsabile della tragedia avvenuta il 14 agosto 2018. I pubblici ministeri hanno richiesto per lui una pena di 18 anni e sei mesi.
Accini, affiancato dai colleghi Guido Carlo Alleva e Sarah Bignazzi, ha dichiarato con fermezza: «Giovanni Castellucci è innocente, e che lo sia ce lo ha spiegato l’accusa». Il difensore ha puntato il dito contro la strategia processuale dei magistrati, affermando che «il vero imputato è il metodo d’accusa che andrà condannato, mentre Castellucci andrà assolto».
Il legale ha richiamato le argomentazioni emerse durante l'udienza preliminare, evidenziando come l'accusa avesse indicato la necessità di interrompere il traffico e rinforzare gli stralli. «Datemi uno straccio di documento che dice una cosa del genere e sono disponibile a chiedere il non luogo a procedere», ha sfidato Accini, sottolineando come tali indicazioni, se esistenti, sarebbero provenute proprio da Castellucci.
Castellucci: promotore di interventi di retrofitting
Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, Castellucci avrebbe agito concretamente per la messa in sicurezza del viadotto. L'ex Ad avrebbe promosso il progetto di retrofitting già nel 2010. Successivamente, nel 2015, avrebbe verificato l'avvio del progetto. Infine, nel 2017, avrebbe sollecitato l'approvazione definitiva dell'intervento.
Di fronte a queste azioni, la richiesta di condanna da parte dell'accusa appare incomprensibile agli occhi della difesa. «Allora perché l’accusa, di fronte alle prove poste, non ha chiesto il non luogo a procedere e oggi chiede una pena?» ha domandato Accini.
Il difensore ha definito la richiesta di condanna un «errore non giustificato neppure se si volesse cavalcare l’opinione pubblica». Ha sostenuto che Castellucci «deve essere condannato per quello che rappresenta e non per quello che ha fatto e non ha fatto». La difesa accusa l'accusa di aver adottato «la presunzione di colpevolezza» invece della presunzione di innocenza, arrivando a «fabbricare un capro espiatorio».
Verso la sentenza estiva: le dichiarazioni spontanee
L'arringa difensiva proseguirà per l'intera giornata e nelle prossime quattro udienze. La difesa di Castellucci rappresenta l'ultima fase prima delle repliche dell'accusa e delle controrepliche finali. La sentenza è attesa per la prossima estate, con la speranza di fare chiarezza su una vicenda che ha scosso profondamente Genova e l'intera nazione.
Già il 26 marzo 2025, Castellucci aveva reso dichiarazioni spontanee in tribunale a Genova. In quell'occasione, aveva espresso il suo senso di responsabilità per la custodia del bene, distinguendolo dalla colpa. «Io ho dato il mio contributo nella ricostruzione degli eventi», aveva affermato, sottolineando come la colpa fosse una decisione demandata al tribunale.
Uscendo dall'aula, aveva evitato ulteriori commenti, ma in precedenza aveva dichiarato: «Il peso per il crollo del ponte Morandi lo sentivo allora e lo sento ancora adesso». Ha definito la tragedia una «sconfitta per tutti: la collettività, l’azienda».
Manutenzioni, dividendi e responsabilità
Durante le sue dichiarazioni spontanee, Castellucci aveva affrontato anche il tema delle manutenzioni. Ha affermato che i costi non sono mai diminuiti, tranne nel 2018, un anno definito «particolare». Ha respinto con forza l'accusa di aver privilegiato i dividendi a scapito della sicurezza: «Essere accusato di avere tagliato le manutenzioni per i dividendi non potevo accettarlo».
Ha ribadito di non ricordare strategie volte ad aumentare i dividendi diminuendo le manutenzioni. Ha espresso difficoltà nell'accettare il crollo del ponte: «Questa tragedia in un’azienda ricca non è spiegabile, non è capibile il perché».
Castellucci aveva anche ricordato il comunicato diffuso il 16 agosto 2018, due giorni dopo la tragedia, in cui la società minacciava azioni legali per turbativa sul prezzo del titolo, una decisione poi richiesta da Consob. «Qualche giorno dopo ho dichiarato che ci sentivamo responsabili e lo feci per tagliare sul nascere ogni discussione sulle nostre responsabilità», aveva spiegato.
Ha menzionato il suo arrivo a Genova subito dopo il crollo, il suo impegno nei comitati di crisi e la sua disponibilità verso il commissario Giovanni Toti. Ha sottolineato di aver chiesto l'indennizzo per le vittime e di non avere più rapporti con la società, auspicando che «la verità dovesse venire fuori in maniera chiara».